Childhood Heroes e la Strychnin Gallery – l’evento a sostegno di Berliner Herz e il punto di vista di Yasha Young sul mercato dell’arte.
Post di AnnAPosted on | marzo 10, 2010 | No Comments
CHILDHOOD HEROES è una mostra di beneficenza organizzata a sostegno dell’ospedale per bambini Berliner Herz dall’artista berlinese Sara Rosenbaum (Tatau Obscur) e dalla gallerista Yasha Young (Strychnin Gallery). Aprirà al pubblico venerdì 12 Marzo alle 19.00 con una performance della band berlinese BossHoss. I proventi della mostra saranno devoluti all’ospedale e alle famiglie dei bambini affetti da malattie gravi o terminali, allo scopo di sostenerli nella difficile quotidianità e di permettere all’ospedale di continuare al meglio la sua attività. Continua a leggere
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Martin Niemöller: l’atteggiamento dei contemporanei di fronte al potere nazista
Post di AnnAPosted on | marzo 6, 2010 | No Comments
Nell’anniversario della scomparsa di Niemöller, avvenuta nel 1984, la citazione delle sue parole più famose (segue il testo originale):
“Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio; non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio; non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce; non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, rimasi in silenzio; non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce”. Continua a leggere
Pausa: Rock and Roll nel Paese che non c’è
Post di AnnAPosted on | marzo 3, 2010 | No Comments
“Geh zu ihr” dei Puhdys, una delle rock band più famose nella Repubblica Democratica. Su un giradischi dell’epoca.
Sphere: Related ContentCabaret, il domani mi appartiene: ancora propaganda nazista – con occhi americani.
Post di AnnAPosted on | febbraio 25, 2010 | No Comments
Dopo aver parlato della propaganda nazista con Jud Süss mi sembra lecito postare un estratto dal film “Cabaret”, Classe 1972, che rende secondo me in maniera abbastanza incisiva quella propagazione, prima silenziosa e poi sempre più potente e tronfia, dell’ideologia nazionalsocialista nella Germania anni Trenta. Continua a leggere
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Il cinema, i nazi, i critici: “Jud Süss – Film Ohne Gewissen” alla Berlinale
Post di AnnAPosted on | febbraio 21, 2010 | No Comments
E’ affascinante come il fare un film sul nazismo sia sempre una questione spinosa. Da un lato registi, produttori e interpreti devono camminare sui bicchieri di cristallo per tutta la lavorazione, pesare ogni secondo di girato, indossare metaforici guanti di velluto per non ferire la sensibilità delle (molte) parti lese che si potrebbero sentire chiamate in causa.
Dall’altro il tema è così epico qualunque film lo affronti offre una sicurezza agli addetti ai lavori: che se ne parlerà. Bene o male, ma tanto si sa che anche la cattiva pubblicità è pur sempre pubblicità. Continua a leggere
Ritorno a Metropolis: Stummfilmkonzerte al Babylon Kino
Post di EmaPosted on | febbraio 18, 2010 | No Comments
Per tutti quelli che si sono persi la Premiere della versione restaurata di Metropolis (Fritz Lang, 1927) proiettata in occasione del sessantesimo anniversario del Festival del Cinema di Berlino c’è ancora una possibilità di vedere quel film epico in versione integrale con accompagnamento musicale dal vivo.
Il cinema Babylon (Berlin Mitte, fermata U2 Rosa Luxemburg Platz) prosegue infatti la sua consueta programmazione di film muti accompagnati da musicisti live, ma proprio in occasione della Berlinale sceglie di dedicare i suoi appuntamenti di febbraio al capolavoro del cinema tedesco e di presentare “Metropolis” nella versione speciale di 153 minuti con accompagnamento orchestrale. Chi è in viaggio a Berlino ed è appassionato di cinema, si segni dunque queste date:
Venerdì 26 Febbraio e Sabato 27 Febbraio alle ore 19.30
Domenica 28 Febbraio alle ore 16.30
Il prezzo del biglietto (proiezione+ concerto) è di 19,50 ed è possibile (anzi, consigliato) garantirsi il posto in sala con una prenotazione, anche online direttamente sul sito del cinema Babylon: Continua a leggere
Ur – Metropolis: la Berlinale celebra la madre primigenia del cinema sci-fi
Post di EmaPosted on | febbraio 15, 2010 | 1 Comment
“Ur” è un prefisso tedesco potente e raro che sta a indicare tutto ciò che è primigenio, vicino al fondamento e alla natura delle cose. Ur -wald è perciò la foresta primordiale, Ur -Faust è la prima stesura del celebre dramma di Goethe. Ur indica insieme qualcosa di antico e qualcosa da cui scaturiscono le origini. Per questo chiamo “Ur-Metropolis” la versione del film di Fritz Lang proiettata come evento speciale alla Berlinale 2010: si tratta infatti della versione più antica, l’originale probabilmente, di questa pellicola del 1927, da cui poi ha avuto origine tutta la cinematografia sci-fi, da Blade Runner fino ad Avatar. La madre primordiale di tutti i campioni del botteghino di oggi.
E pensare che agli inizi del secolo scorso questo film epico e futuristico fu un clamoroso insuccesso commerciale: costato 5 milioni di Reichsmark (il film più caro dei suoi tempi), con un cast di 36.000 attori e 17 mesi di riprese, Metropolis non fu accolto bene in Germania né dalla critica né da dal pubblico. Per questo la Paramount prima di distribuirlo in America pensò bene di rimaneggiarlo un po’ per renderlo più appetibile al grande pubblico made in USA: e tagliuzza qua e rimonta là, e togli quello e cambia questo, un bel po’ di metri di pellicola finirono sul pavimento. E fino a due anni fa si credeva che là fossero rimasti, raccolti poi da un solerte omino delle pulizie che, di quei metri di filmone tedesco, fece rapidamente pattumiera.
E invece no. Grazie alle ricerche di un appassionato studioso di cinema, Fernando Martin Pena – una specie di Indiana Jones della bobina – , quei frammenti di film tagliato e perduto sono stati rinvenuti nel Museo del Cine di Buenos Aires nel 2008. L’aneddoto racconta che il direttore del club del cinema locale si fosse sorpreso per la durata spropositata di una proiezione della copia custodita nel museo e questo mise in allarme gli esperti. Nel frattempo (2005) anche uno storico dell’Archivio Internazionale del cinema della Nuova Zelanda si era accorto che la copia di Metropolis custodita da loro conteneva scene diverse rispetto a quella che si poteva visionare ad esempio in Australia. E così pezzi di film scoperti in ogni angolo del mondo hanno fatto ritorno a casa, in Germania, dove la Fondazione Murnau, proprietaria dei diritti, ha provveduto a un lungo lavoro di restauro e pulizia.
In occasione delle sessantesima Berlinale Metropolis torna per la prima volta sullo schermo cinematografico nella gloria dei suoi 153 minuti originali, con il recupero di personaggi dimenticati o snobbati, intrecci narrativi che erano stati scorciati o appena accennati, un approfondimento della discesa di Freder nei bassifondi della città, la spiegazione dettagliata della rivalità fra Fredersen, l’architetto-tiranno, e Rotwang, il creatore del famoso Robot. Ovviamente 153 minuti muti, accompagnati dalla colonna sonora originale di Gottfried Huppertz eseguita per l’occasione dalla Berlin Radio Symphony Orchestra (e non dalle canzoni dei Queen come purtroppo qualcuno è giunto a credere dopo la versione anni ‘80 di Moroder: niente “ga-ga” in UrMetropolis!).
Certo, mette le mani avanti Martin Koerber direttore dei lavori di restauro, le nuove immagini son state ripulite, ma la pellicola ritrovata era talmente compromessa che nessun computer al mondo ha potuto rendere lustro e chiarezza. Aspettiamoci dunque sequenze nebulose e rigate, chiaramente interpolate in quella che fino a oggi era considerata la versione integrale del film. Poco male: non è forse una cattiva cosa guardare un restauro in modo “trasparente” e capire cosa fu tagliato , cosa fu scorciato, cosa riappiccicato. E magari farsene anche una ragione. Non è che negli anni ‘20 la gente andasse al cinema come penitenza e 153 minuti (quasi tre ore) erano lunghi anche 83 anni fa. Probabilmente, come qualche critico tedesco ha suggerito con un po’ di cinismo per ridimensionare i fasti retorici della premiere, se il film integrale fu considerato insopportabile un motivo c’era. Anche Fritz Lang non fu mai contento del suo risultato: all’inizio fu amareggiato dall’insuccesso al botteghino, poi arrabbiato con i tagli imposti dalla Paramount, infine un po’ sconcertato dall’ingresso nel partito nazista di Thea von Harbou, la sceneggiatrice del film nonché moglie sua, e questo gli fece cadere le fette di salame dagli occhi: per prima cosa la lasciò, poi emigrò in America e infine intese quanto le idee romantiche e fascistelle della consorte avessero influito sulla narrazione del film facendone una specie di feuilleton apologetico della “collaborazione tra le classi”, dove ognuno, in sostanza, è meglio che stia al suo posto.
Ma questo importa poco. Importa poco che Metropolis fosse uno dei film preferiti di Hitler. Importa poco che Metropolis rimanga un film un po’ fumoso, che può durare più o meno 80 minuti o 153! Importa poco che non sapremo mai quale fosse la versione che Fritz Lang avrebbe veramente voluto girare.
Perché Metropolis non è un film: è una UR-WALD. Una foresta primigenia di immagini e visioni, pullulante di inspirazioni, gravida di semenze, matrice lussureggiante di un secolo di cinema, fumetti, musica e letteratura distopica. Qui sono venuti a raccogliere a piene mani i creatori, i narratori, gli scenografi, i disegnatori: dalle piramidi di Blade Runner, alle torri di Matrix, fino ai grattacieli di Gotham City. Persino il robot dorato di Guerre Stellari è un discendente di Maria, il robot antropomorfo di Fritz Lang. Da cui poi tutte le sexy robottine, le cyborg intriganti più o meno innamorate, donne sintetiche o replicanti più o meno disperate. E quando usciamo dal Sony Center dove in questi giorni vengono proiettati i film della Berlinale e ci guardiamo intorno e alziamo le sguardo sulle torri svettanti, taglienti, di Potsdamer Platz ci viene il sospetto che la foresta di visioni si sia espansa dallo schermo alla realtà. I semi di Metropolis crescono oggi a Berlino. Nella Berlino immaginaria, nella Berlino vera. Che poi sono più o meno la stessa cosa.
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Intermezzo – San Valentino allo Zoo di Berlino –
Post di EmaPosted on | febbraio 14, 2010 | No Comments
L’amore non sa di baci perugina. L’amore non ha forma di cuore. Ma probabilmente è davvero rosso. L’amore forse assomiglia di più ai vetri rotti, a una fuga mano nella mano con i cagnacci alle calcagna. L’amore è riuscire ad arrivare sul tetto dell’Europa Center (Berlino Ovest) di notte, inaspettatamente, improvvisamente, contro ogni regolamento, contro ogni attesa.
É scoprire che c’è un Cielo sopra, dopo l’asfissia.
Berlino non è famosa per essere una città romantica. Non è una città tenera. Ma l’amore te lo fa trovare dove è più bello scoprirlo: in mezzo alle macerie, nell’anti-bagno oscuro di un locale con la musica forte, in una passeggiata ispirata nella neve… quando ci si aspettava di essere e restare soli. Continua a leggere
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