29 Mai – 1 Juni 2009: Karneval der Kulturen

E’ nell’aria lo sento arrivare…un soffritto di gumbo creolo o qualche nota di samba… olio di cocco o capoeira…come una bolla risalita dal fondo di una sugosa pignatta sta per esplodere a Berlino il Karneval der Kulturen: dal 29 maggio al 1 giugno la città (in particolare il quartiere di Kreuzberg) si trasforma in una scintillante appiccicosa interminabile festa di strada, dove tutte le etnie che si sono raccolte negli anni dopo la caduta del Muro in questa multiforme capitale hanno occasione di cantare, danzare, cucinare e celebrare le loro culture d’origine.

Se potessi trasformare il computer in una macchina odorifera, digitalizzare i profumi e spedirveli a casa, non ci sarebbe modo migliore per raccontarvi quello che accadrà a Berlino nel prossimo week-end: basterebbe uno spruzzino che, al posto della vostra webcam, vi insuffli su per il naso gli aromi, le essenze, i profumi e le puzze di questo carnevale cittadino di fine primavera.

E invece ci toccherà provare con un esperimento sinestesico (oh, di meglio non so fare). Quindi ora seguite attentamente le istruzioni.

Comprate dei gigli odorosi, tagliate a pezzi quattro ananas maturi, lanciate nell’aria generose manciate di cannella e curry, masticate due o tre chiodi di garofano. Friggette della pastella, friggette delle verdi grosse banane, friggette sottili fettine di maiale. Peperoncino a volontà. Zucchero caramellato. Gamberi e salsicce. Patate e Papaje. Potete, anzi, dovete assaggiare tutto.

Spogliatevi nudi e cospargetevi di olio di cocco, qualche goccia di rhum sul collo, birra sparsa sul pavimento. Falciate di fresco l’erba sul prato (sempre nudi mi raccomando ed esagerate col cocco, se vi viene sete potete bere solo mojito). Respirate. Bevete un altro mojito. Più menta, più menta. E mettete sul fuoco ragù o caciucco…da far sobbollire piano che riempia la casa di tutti i suoi aromi, Intanto…

Fate a pezzetti della carta argentata, accendete quattro stereo in quattro stanze diverse con samba, techno, musica klezmer e percussioni africane: ora mettetevi in corridoio (dove avrete precedentemente versato la birra) nella confluenza dei quattro ritmi e cominciate a dimenarvi lanciando nell’aria i pezzettini di carta argentata. Se vi sentite ridicoli bevete un altro mojito. Con più rhum. Oppure pensate alle bionde signore di Berlino che – dopo avere frequentato tutto l’inverno un corso di merengue – si riverseranno sabato e domenica per le strade, vestite di piume e lamè, agitando tutte le ciccette traballanti, sottobraccia e sottocosce pallide e molli come meduse, divertendosi come delle pazze. Le peggiori hanno anche il marito spilungone e truccato da sciamano appresso o i bambini a tracolla sballottati come piccoli canguri.

Spero che l’esperimento abbia funzionato. Sarebbe meglio farlo in due o tre. Se poi fra nove mesi nasce un bambino con una strana voglia di mojito non è colpa mia…

Comunque: sarà un gran caos colorato. Un carnevale che unisce alla doverosa sfrenatezza pagana la passione che i popoli nordici hanno da sempre per le terre calde del sud, i paesi rossi e arancioni, le musiche sensuali, i tamburi. E alla fine, per quanto buffi, molto meglio che ballino goffamente ma allegri per strada, piuttosto che vederli marciare in divisa col fucile a tracolla. Sempre e comunque.

E un pensiero certo va alle terre da cui arrivano tutti questi suoni e sapori. Tutti questi emigranti che oggi appaiono felici, ma che nascondono, sotto la porporina e i sorrisi sgargianti, storie amare e pesanti. A quei paesi esotici e ardenti a cui abbiamo rubato i sogni e le danze e regalato purtroppo divise, stivali, mitragliatori e granate, mine antiuomo che fanno saltare le gambe dei bambini che giocano, carri armati e – come le cronache ci raccontano oggi giorno – la Bomba. E qualcuno si lamenta perché non può più andare in vacanza tranquillo.

E’ nell’aria lo sento arrivare, lo strano spirito del Carnevale. Che, ribaltando il mondo per qualche giorno, possa poi farcelo vedere più chiaro. Spietato. Come la luce del mattino dopo la festa. Come la faccia lavata dal trucco. O quando cadono tutte le maschere.

http://www.karneval-berlin.de/de/

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