Späti life

Se New York è la città che non dorme mai, Berlino è la città che beve sempre.

Ma qui non si vanno a fare battutine qualunquiste sulla birra che i berlinesi si scolano ininterrottamente. Qui si vuole semplicemente esaltare, celebrare glorificare una usanza tutta nordica che mi fa sempre sentire in un paese oltremodo civile: lo spätkauf (detto confidenzialmente späti).

Potrei tradurlo con un „compra fino a tardi“, in sostanza si tratta di quei negozietti (di birra soprattutto, lo ammetto) che non chiudono mai. Non chiudono di notte. Non chiudono la domenica. Non chiudono i giorni di festa. Mai. Vuol dire che se alle quattro di mattina volete una birr… no diciamo…del vino, dei biscotti, il tabacco e 5 pile a stilo (cose che può capitare di volere nel cuore di qualunque notte dell’anno) non dovete bivaccare davanti alla Esselunga fino al mattino, o, se siete eroici come certi miei amici, andare al primo autogrill dell’autostrada. Vi basta scendere all’angolo ed entrare nel vostro späti preferito.

Ce ne sono talmente tanti (per lo meno nei quartieri di Prenzlauer Berg, Friedrichshain e Kreuzberg) che resta solamente l’imbarazzo della scelta. In questa sorta di concorrenza perfetta (sono dappertutto, vendono praticamente le medesime cose, e quasi tutte allo stesso prezzo – leggerissimamente più caro del supermercato, birra esclusa si intende, sennò qui scappa la rivoluzione popolare -) ci sono alcuni fattori che possono creare una sindrome di “affezione-dipendenza”.

Innanzitutto la simpatia del gestore. O la sua geniale, berlinese antipatia. Anche la Berliner Schnauze può creare dipendenza.

Poi la qualità dei prodotti che vende. Se cerchi solo una bottiglia di Berliner, posso dire che uno späti vale l´altro. Ma magari le tue voglie notturne sono più sfiziose e precise. E allora troverai lo späti che va meglio per te. Quello col vino migliore (al miglior prezzo…la qualità del vino in senso assoluto non è mai una misura di valutazione conveniente a nord delle Alpi). O quello che vende anche il salame. O la frutta. Bio, ovviamente, siamo pur sempre a Berlino.

Ma molte volte il fattore comodità la vince su tutti. Immaginatevi poi nella stagione glaciale!

Se poi uno späti è comodo, ben rifornito e ben gestito rischia di diventare continua meta di pellegrinaggio, notte dopo notte. Perché dopo che ti sei scolato una bottiglia di fresco bianco o buona birra mica ti puoi certo fermare. E allora se sei solo ti armi di coraggio e scendi -anche in pigiama -, se sei in compagnia cominci a fare gli occhioni fino a che uno dei tuoi amici non si arrende e proclama “ok, io scendo allo späti, qualcuno ha bisogno di qualcosa?“…chiaramente t-u-t -t- i!

In questo pellegrinaggio vizioso e nottambulo capita di incontrare le migliori facce della città: quei loschi figuri che condividono nel cuore della notte le tue stesse voglie di alcol, sigarette, cioccolata e che hanno fatto del negozietto sotto casa il proprio personale paese dei balocchi.

Ci incontri il punk con i capelli verdi e la giacca di pelle trafitta di borchie, il vecchio ossi carico di vuoti a rendere (la famosa Pfand – altro sacrosanto costume da importare nel belpaese-), le ragazze ubriache che si vestono come a Copacabana anche se fuori c’è la neve, l’italiano che non sa né il tedesco né l’inglese e cerca di farsi capire a gesti, il gothico di quartiere, i quattro cinque habitué paonazzi che ti fanno sempre pensare ai vichinghi che tracannano idromele intorno ai fuochi progettando nuove razzie, la lady che cerca mele biodinamiche alle tre di notte, il tipo in fame chimica che lo riconosci dai pacchi di pane a cassetta, wurstel e cioccolata, quello carico di pane a cassetta, wurstel e cioccolata che semplicemente ha dimenticato di fare la spesa o che appartiene a quella rara, ma conclamata, specie di berlinese che lavora tanto, sempre, fin troppo, fino a tardi. Perché sorpassate le noiose spiritosaggini sulla birra, va anche sfatato il mito che a Berlino non lavori nessuno. C’è gente anche qui che si ammazza di lavoro, che incontri la mattina alle 5 sulla metro mentre corre a timbrare il cartellino, o che vedi a mezzanotte ancora china sul computer attraverso la vetrina illuminata. Anche i gestori degli spätkauf lavorano tanto. E dio sia lodato!

Semplicemente a Berlino il “lavoro” non è un valore da collocare nella top ten della tua vita.

Sicuramente viene molto dopo la Libertà. Di cui, se vogliamo, l’usanza – inglese, americana, tedesca – del negozio aperto 24 ore su 24 è uno dei figliocci. Non il più nobile senza dubbio, ma fra i più simpatici!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *