BERLINER SCHNAUZE / 1 Un’introduzione

Berliner Schnauze : Grugno berlinese.

Questo letteralmente. “Schnauze” vuole dire grugno, o muso di animale – Berliner si spiega da sé.

Nei fatti la Berliner Schnauze è un concetto molto più complesso. E’ un’attitudine, ma è anche una lingua. O meglio, è un’attitudine così radicata nella terra Berlinese da non essere concepibile se non in lingua berlinese e per le strade di Berlino.

“Il berlinese – molto diretto, sfacciato, mai diplomatico e a volte irrispettoso. Schietto e ha la battuta sempre pronta”. (da “Deutsche Welle”)

“Si. Cuore e grugno – veramente. Insomma abbiamo un umorismo pesante, e questo umorismo non viene capito da tutti, ma è genuino e viene dal cuore”. (una Berlinerin interviastata da Deutsche Welle)

Può dirlo forte, che non viene capito da tutti. E anche chi lo capisce ci mette un po’ a trovarlo divertente. Ma superata la soglia del risentimento rimangono solo grasse risate.

La Berliner Schnauze è un umorismo innato che i bambini della Sprea assorbono dalla placenta, o che cresce in chi soggiorna abbastanza a lungo a Berlino. Si prende gioco di tutto e di tutti, per prima cosa della città. Ad esempio: ogni personalità pubblica, monumento, luogo o evento ha un suo nomignolo in berlinese, spesso canzonatorio e raramente lusinghiero – a volte sorprendentemente romantico. Chi fa qualcosa di riprovevole, o è irritante o goffo va criticato in faccia, gliene si dicono di tutti i colori.

Ma col cuore: cioè, non c’è motivo di arrabbiarsi. Quello che il berlinese fa con le sue battute è semplicemente il guardare in faccia alle cose e chiamarle con quei nomi che sono sotto gli occhi di tutti, ma che pochi hanno il coraggio di pronunciare. Se un sovrano è spendaccione, godereccio e senza polso, sarà dunque legittimo chiamarlo “il ciccione scapestrato”. Una chiesa bombardata è un dente cariato, un’architettura contemporanea somiglia a un’ostrica incinta. E la città in berlinese si colora di asparagi della TV, comò in mezzo alle piazze, polpette di cemento e lavatrici.

E così via, fino agli appellativi anche poco gentili che il berlinese vi rivolgerà per la strada, se farete qualcosa di a suo avviso riprovevole.

Come quella volta che attraversavamo la strada in bicicletta, io e un mio amico, con il cane al seguito. Il cane, per inciso, è il più bravo del mondo e sa come comportarsi in strada.

Il berlinese di turno ci guarda, ci insulta (perché secondo lui il cane era in pericolo -falso, giuro) e ci apostrofa poi urlando in uno squisito dialetto: “ma che razza di esseri umani siete?”. Detto col cuore, ovviamente.

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