Berliner Weisse

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Berliner Weisse

“Che schifo”

“Oh ma che buona”

“Orrore!”

“Ma è come bere una gommosina (gli orsetti di gomma, n.d.r.) sciolta…”

“Ma che perversione, la voglio trovare anche in Italia!”

“Ma è alcolica? Che simpatica, chi se ne importa del gusto, io voglio quella rossa (verde). Mhh, sono un po’ brilla…”

Le reazioni alla Berliner Weisse sono le più disparate. E’ un’entità molto curiosa, questa birra dalla denominazione di origine protetta o qualcosa del genere, fatto sta che può essere prodotta solo nella zona di Berlino.

Nei posti migliori ve la porteranno bipartita: un bicchierone-piscina di una birra chiara, bianco-giallastra (Weisse=bianca) sempre e necessariamente munito di cannuccia, e un bicchierino (di quelli da grappa, per darci una coordinata enologico-culturale) pieno di uno sciroppo dall’aria molto chimica, rosso o verde a seconda dell’ordinazione.

La maggior parte dei locali tuttavia ci toglie tutto il piacere della scoperta consegnandoci un mix già bell’e pronto.

Lo sciroppo rosso è al lampone (Himbeer), quello verde all’asperula (Waldmeister), una pianta di cui personalmente non sospettavo nemmeno l’esistenza, prima di conoscere la Berliner Weisse.

La rossa è molto dolce, la verde un pochino più acidula.

La Berliner Weisse risolve un sacco di problemi. Dopo una lauta cena tedesca, per esempio, che notoriamente richiede un po’ d’impegno gastrico per essere digerita, potreste trovarvi ad avere la classica fame che vien mangiando, e la celeberrima voglia di qualcosa di buono. Lo strudel è sempre un’opzione, ma potete sentire chiaramente il vostro stomaco minacciarvi di andarsene per la sua strada solo soletto se ingurgiterete qualcosa d’altro. Di solido. E qui entra in gioco lei, la Berliner Weisse.

Ordinate una di quelle, e avrete moltissimi piccioni con una stessa fava.

Innanzitutto è dolce. Se avrete la fortuna di riceverla con lo sciroppo a parte provatela anche da sola: è amarissima. Ma con lo sciroppino diventa proprio come una caramella sciolta, che vi placa la voglia di zuccheri, vi aiuta anche un po’ a digerire grazie all’alcool (tuttavia in una gradazione molto ridotta), vi salva da tutti i sensi di colpa legati al consumo di dessert. E avete raggirato le lamentele dello stomaco. Insomma, una birra geniale.

La specialità berlinese, ironia della sorte, viene da Amburgo. Ma è passato oramai molto tempo: si era nel Cinquecento quando un mercante berlinese scoprì proprio ad Amburgo questa bevenda e la importò nella sua patria Berlino. La birra bianca conobbe subito un successo fenomenale e moltissimi locali della città la inclusero nella carta delle specialità regionali. Il fabbricante di birra Josty, probabilmente un golosone, aggiunse all’inizio del diciannovesimo secolo un po’ di asperula alla birra per renderla più dolciastra. Il lampone seguì a ruota: era nata una star.

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