Berlin Fashion Week / 1: is Fashion the new Fascism?
Post di EmaPosted on | luglio 1, 2009 | 1 Comment
E ci siamo messi in a farla anche noi…anche Berlino, dico…dopo Milano, Londra, Parigi, New York e Vattelapesca… anche Berlino la fa…la settimana della moda, dico…. Che la moda fa girare i soldi e i soldi come cantano in “Cabaret”- quello sì veramente berlinese – fanno girare il mondo.
Berlino ha innanzitutto bisogno di soldi, di tanti soldi (per rilanciare la sua disastrata economia post-unificazione, per dare lavoro ai suoi troppi disoccupati) e questo lo sanno tutti, ma pochi sospettano che questa città sfregiata e bellissima, addobbata con i colori squillanti delle donnacce, altera e sfacciata come la Dietrich, ingorda di birra e salsicce e sigarette, libera di correre dove vuole con piedi nudi e neri, vorrebbe essere ammessa al circolo delle capitali anoressiche e griffate, tutte tono su tono come una collezione di Vuitton, moquettate ma fredde come la reception di un Hotel…e quindi anche la ragazzaccia d’Europa ha invocato la Fata Fashion perché le faccia una magia e le permetta di bere Diet Coke insieme alle Signore Bene del Mondo senza sfigurare.
Lungi da me criticare il potenziale creativo e la genialità dei designer berlinesi (certi giovani berlinesi si vestono semplicemente benissimo, sottolineo “certi”), penso però che chiunque si rivolga alla Moda per darsi un significato dovrebbe per prima cosa leggersi una di quelle “Operette morali” di Giacomo Leopardi, dove Madama Morte e Madama Moda chiacchierano come vecchie sorelle zitelluccie… oppure, se non ha tempo né voglia di leggersi il dialoghetto (cosa comprensibile, visto che sta cercando di darsi un significato esistenziale rivolgendosi alla Moda) si sforzi per lo meno di dare una scorsa a quel rigo che Oscar Wilde scrisse in proposito (e Oscar Wilde, avendo contribuito a creare il dandy sapeva tutto del fashion, credetemi conosceva benissimo il suo nemico per colpirlo dove faceva più male):
“Dopo tutto cos’è la Moda? Dal punto di vista artistico è in genere una forma di bruttezza così insopportabile da essere costretti a cambiarla ogni sei mesi”
In sostanza: ci si affida alla moda per non sfigurare e non ci rendiamo conto che la moda ci sfigura.
Prendiamo Berlino quindi e facciamo due esempi presi a caso tra gli eventi di questa Settimana della Moda entrante, vediamo come il Fashion System sia capace di sciupare, consumare e svuotare il senso dei luoghi…
Esempio 1: “Underground Catwalk”, la sera del 2 luglio nella stazione della U-Bahn di Alexander Platz avrà luogo un’insolita passerella, dove sfileranno le creazioni dei designer più estremi e irriverenti, ispirati agli stili rock, punk e goth. Ci saranno modelle vampire strette in corsetti di plastica, maschietti truccatissimi, pin-up tatuate come marinai, slaves e dominatrix, adoni traforati di piercing intimissimi. Ovviamente la sfilata sarà vietata ai minorenni e tutti così accorreranno vogliosi a comprare il biglietto (15 euro…per quest’anno purtroppo già tutto esaurito). Figo. Forse. La stazione di Alexander Platz è stata per molte generazioni luogo di incontro delle controculture più vistose: i punk – veri – e i goth – veri- si riunivano sotto quelle volte per stare al caldo d’inverno, all’ombra d’ estate, bevendo birra, ascoltando la musica dal mangianastri e il passeggero non poteva fingersi distratto ma doveva affrontarli, almeno strabuzzare gli occhi dinanzi alle loro creste coloratissime, ai trucchi aggressivi, le calze strappate, la pelle nuda e provocante, i tatuaggi urlanti, i piercing disperati. “NO FUTURE”, non potete essere distratti, svegliatevi!!!. Ora quello stesso luogo viene impacchettato astutamente dal Fashion System che lo trasforma in teatrino burlesque, e gli stili della contestazione, della libera espressione del sé, dell’esibizionismo apocalittico e decadente vengono plastificati e mercificati, venduti in boutique o su catalogo, per fare i provocatori del sabato sera. Chiaramente più smaglianti, probabilmente più sexy. Ma terribilmente prêt-à-porter. E ad Alexander Platz non si sente punk più nessuno.
Esempio 2: c’è una piazza nel cuore di Berlino che venne progettata (e probabilmente anche disegnata) dal monarca illuminato Federico il Grande perché fosse il centro di quella “Atene sulla Sprea” che si immaginava Berlino potesse diventare. La piazza ospitava l’Opera di Stato (Musica), la Biblioteca (Letteratura), la Cattedrale (Religione) e più tardi vi si affaccerà la Humboldt Universität (Scienza): insomma era il luogo d’incontro delle sublimi produzioni dello spirito umano. Non fu certo un caso quello che spinse il gran manipolatore Gobbels a scegliere proprio questa piazza-simbolo per il famigerato rogo dei libri proibiti nella notte del 10 Maggio 1933. Bebelplatz (questo oggi il suo nome) divenne così lugubremente famosa nella storia come sede di quella schifosa operazione di affumicamento delle coscienze e incenerimento della libera espressione dell’uomo, attraverso l’esercizio della censura più arrogante e l’intervento accecante del fuoco. Si volevano bruciare le opere malate, che impedivano al popolo tedesco di essere bello e forte come ai tempi di Federico, ma si stava celebrando in realtà il supposto diritto del tiranno di scegliere cosa la massa deve leggere, dire, pensare. Essere.
Per non dimenticare quell’evento e non permettere più che il popolo si senta passante casuale e si distragga, in Bebelplatz è stato realizzato uno dei monumenti-memoriali più intelligenti e belli di Berlino: “Bibliothek” di Micha Ullman. Una camera sepolta, bianca, pieni di scaffali vuoti, immacolati e asettici come tavoli da obitorio… una biblioteca-sepolcro…il vuoto lasciato nella nostra cultura da quel rogo del 1933, e insieme il monito a stare sempre all’erta, a sentirsi presenti e protagonisti della storia (non è un caso che il volto di chi osserva “Bibliothek” si rifletta nel suo vetro protettivo e quindi l’osservatore veda contemporaneamente se stesso e l’opera d’arte, come un invito, disse l’artista, a guardarsi dentro. E tenersi svegli fuori).
Chiaramente oggi Bebelplatz è coperta da un immenso padiglione prefabbricato dove si svolgeranno le sfilate della Fashion Week. La piazza, magnifica, è completamente oscurata dalla struttura, e quindi diventa un luogo come un altro, un anonimo spazio in mezzo alla città abbastanza grande per montarci le tende. Spiritualmente anestetizzato, esteticamente insulso. “Bibliothek” è difficilmente accessibile, commemorata da un pio cartellone informativo appeso all’esterno…perché, sapete, ora lì ci devono passare le modelle… nuovi rituali di affumicamento contemporaneo.
La Moda beninteso non è la Creatrice della Bellezza. Per quella ci sono – limitandosi ai frivoli vestiti- le centinaia di bottegucce di giovani stilisti che rallegrano le vie di Friedrichshain, Prenzlauer Berg e Kreuzberg.
La Moda è la trasformazione industrializzata del Futile in Desiderabile e quindi poi in Necessario. Una grande macchina che produce “Distrazione”. E si insinua tronfia tra le sublimi produzioni dello spirito umano. Per di più si divora anche gran parte dei nostri soldi. Mangiandosi il nostro senso critico ed estetico e imprigionando il nostro potere d’acquisto (oramai uno dei pochi poteri che ci è rimasto) non assomiglia forse a una strana, subdola, dittatura? Solo che a questo giro non possono certo bruciare in piazza Vogue, perché tanto i numeri vecchi non servono più a nessuno, sono già passati di Moda.
Probabilmente se sapessi scrivere buone cose della settimana della Moda a quest’ora sarei seduto su un divano bianco di Mitte, a bere Bionade ghiacciata, indossando scarpe da 400 euro sottratte da un set fotografico. Avrei un solo pensiero per la testa: cosa sarà di grido nei prossimi 5 minuti?
Grazie al cielo preferisco avere una manciata di pensieri in più e vecchie scarpe usate comprate al mercato per 20 euro. E mi chiedo se Berlino sarà capace di trasformare la fiera del futile in qualcosa di intelligente….e rinuncerà a diventare la nuova N.Y., la nuova Milano, la nuova Parigi…
Perché Berlino è sempre stata una città con le calze smagliate e i capelli pieni di calcinacci, ma bella e sexy proprio perché se ne frega: anche se veste male e probabilmente puzza di tabacco e cavolo, basta che accavalli le gambe in un certo qual modo e ti sorrida in un certo qual modo perché dalle macerie si levi un Angelo Azzurro. Che delle futili magie della Fata Fashion non sa proprio che farsene, Schlampe Diva!!!
Per chi vuole un assaggio di questa Berlino ruspante, sexy, intramontabile:
Cabaret (1972): http://www.imdb.com/title/tt0068327/
Der Blaue Engel (1930) :http://www.imdb.com/title/tt0020697/
Per chi invece non si è lasciato convincere ecco tutto il programma della Berlin Fashion Week 2009:
http://www.fashion-week-berlin.com/
E se ci andrete con le “Operette Morali” di Leopardi sotto braccio li stenderete tutti!!!
Tags: alexander platz > Arte a Berlino > Berlino > fashion week > rogo dei libri
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