BIO FEVER: mangiare a Berlino è sano e biodinamico!

Una notte un mio amico assalito da fame improvvisa lungo la Kastanienallee dichiarò: “entro in questo negozietto e mi prendo uno snicker, aspettatemi…”. Uscì dopo un minuto addentando una melina rugosa con aria rassegnata.

Poverino. Non poteva aspettarsi che la bio-fever, la febbre biologica, avesse colpito anche la tradizione vetusta e nobile dello spätkauf. E che il “New Berliner” mangia solo sano, ecologico, verde anche nel cuore della notte!

Addio sfizioso currywurst con patatine fritte mayo e birra! Benvenute rape del Brandeburgo con pane integrale cotto a legna e Bionade al sambuco!

Oramai la conversione del tedesco al mangiare sano è quasi completata. Una specie di Riforma Protestante del gusto che relega la densa cucina tradizionale (su cui noi Italiani abbiamo tante barzellette) al ruolo di Satana, e nobilita invece tutte le semenze, quelle verdurine sanissime ma crivellate dai bachi, i succhi biodinamici appena spremuti e le suole di soya…ooops… bistecchine vegetariane (per cui noi Italiani ci ritroviamo a contrabbandare ragù, stoccafisso, pandoro e prosciutto crudo dalla madrepatria – oltre al caffè e all’olio che purtroppo in Germania non sono ancora commestibili).

Il Bio-laden (negozio di alimentari biologici) è a Berlino praticamente ovunque, e non immaginatelo come un dimesso emporio gestito da gnomi ecologisti (quelli semmai li trovate ai mercati di quartiere): sono invece vere e proprie catene di supermercati scintillanti e accattivanti quanto o forse più degli altri (forse per tentare di camuffare al meglio quell’aspetto sbiadito che hanno tutti gli alimenti sani, privi di coloranti e conservanti artificiali, insomma mele vere anziché palle di Natale!). I più cool sono quelli che sorgono nei quartieri di grido (come quello vicino a Senefelderplatz) dove si va a fare la spesa come se si andasse a una sfilata di Etro o a un campo hobbit (insomma ci trovi dalla modella affilata tutta vintage e dior, alla signora rossa di hennè avvolta in caftani tessuti a mano, dall’efebico scandinavo grondante di mac, ipod e parafernalia cyber-creative, alla tipica famigliola new berliner: lui e lei rasta e pierciati – lui con ciocche rosa, lei tatuata di stelle – ovviamente a piedi nudi e con 4 bellissimi bambini aggrappati qua e là come angioletti barocchi o strani opossum dorati). Ma poi li trovi anche nei centri commerciali di periferia a fare sfacciata concorrenza ai colossi Lidl, Aldi, Real…o persino nelle stazioni dei treni. Perché chi si converte a questa fede, poi non torna più indietro. E la fede fa sempre business.

Bisogna però tenere a mente che la consapevolezza ecologica del popolo tedesco è sempre stata precoce ed esemplare e non si tratta quindi di una semplice strategia commerciale imbevuta di opportunismo new age.

In questo paese è nato il movimento, poi partito, dei Verdi (anche grazie a voci carismatiche come quella del grande artista Joseph Beuys – che per denunciare l’inquinamento delle acque si gettava in paludi contaminate dai rifiuti chimici nel corso delle sue performance di body art).

In questo paese tutti fanno la raccolta differenziata con la naturalezza con cui si respira (ed è sempre questo paese che ha provveduto a smaltire i rifiuti delle nostre città campane, deturpate dall’accumulo di immondizia – di ogni tipo, in ogni senso -).

In questo paese si vendono le bottiglie di birra con la cauzione (pfand) in modo che non vengano abbandonate a ogni angolo della strada, ma religiosamente riportate là dove saranno riciclate (e vi renderanno la cauzione, 5, 8 o 10 cent., che avete lasciato).

In questo paese era dunque naturale aspettarsi che la gente chiedesse di nutrirsi in modo sano e decontaminato. E riallacciasse un patto di fiducia con la sua Terra.

Chiaramente tutto ha un suo prezzo e il cibo bio costa un po’ di più di quello normale (o enormemente di più se uno fa la spesa solo da Lidl). Così pure sono un po’ più care le bancarelle dei mercati dove i contadini del Brandeburgo, molto spesso giovanissimi che hanno rilanciato l’economia di questa regione agricola dopo la catastrofe economica seguita alla caduta del muro, vendono i prodotti della loro piccola fattoria: verdure e frutta solo di stagione, spremute, sidro, formaggi o miele.

Ovviamente pagherete per quello che mangiate.

Cioè un frutto che sa di frutta e non di…boh…da piccolo mi hanno insegnato che solo l’acqua è insapore e inodore…ora ho scoperto che anche i pomodori possono esserlo. E mi chiedo…visto che li colorano e li gonfiano e li lucidano, non potrebbero iniettarci anche un po’ di aromi?

Chicca finale: per chi non rinuncia al fast food – hamburger e patatine -, ma lo esige Bio (insomma i soliti che vogliono la moglie ubriaca e la botte piena!), provi a incamminarsi lungo la Wiener Str. vicino a Görlitzer Park (Kreuzberg) e troverà pane, patatine, Bionade e finta carne per i suoi denti!!!

Io, scusatemi, sono un peccatore e quindi, visto che mi è venuta pure fame, andrò a mangiarmi un currywurst con patatine da Konnopke’s Imbiss sotto la stazione di Eberswalderstrasse: la leggenda metropolitana vuole che sia il migliore da questa parte del muro (östalgic!).

P.S. È lecito non sapere cosa sia un currywurst, visto che è una invenzione propriamente berlinese: trattasi di un wurstel (come diciamo noi italiani) bollito, tagliato a rondelle, annegato nel ketchup e condito con tanto curry. Si mangia con o senza pane. Con o senza patatine fritte. Anche in piedi ma facendo attenzione a non sbrodolarsi!

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