EAST SIDE GALLERY: il Muro di Berlino si (ri-) fa bello

Venire a Berlino e chiedere: “Ma dove è il Muro?” significa mettersi in una posizione che – per essere gentili – definirei “anacronistica”. Il più delle volte ci si sentirà rispondere: “Sei in ritardo di 20 anni, bello mio, il Muro non c’ è più”. E in effetti così è. Il Muro a Berlino NON c’è. Cercare le sue tracce oggi significa allora intraprendere una vera e propria spedizione di archeologia contemporanea.

Di questo famigerato manufatto rimangono in città pochissimi frammenti: è bastato poco più di un anno, correva il 1990, per abbattere, smantellare, letteralmente sbriciolare quel colosso di cemento armato che tagliava in due la città di Berlino (lungo il confine tra Berlino Ovest e le campagne della Germania Orientale di fatti non c’era un vero e proprio muro, ma un doppio recinto di filo spinato, il Mauer, così come tutti ce lo immaginiamo, fu eretto solo all’interno della città).

28 anni di tirannia e demenza eliminati in un soffio.

Per fortuna.

Ma spazzare tutto il passato – per quanto orribile esso sia – non è mai la soluzione migliore, nemmeno per alleggerire le coscienze. Per svuotarle forse sì. Ma la memoria, in Germania lo sanno bene, va tutelata. E le coscienze vanno mantenute belle piene, e funzionanti.

Per questo sono state risparmiate dalla furia demolitrice della post-unificazione alcune parti del Muro a memento di quello che fu la storia di questa città dal 1961 al 1989.

La parte più lunga del Muro di Berlino a tutt’oggi ancora in piedi ha però avuto una evoluzione singolare e straordinaria, a mio parere una delle più belle metafore capaci di sintetizzare la storia di questa città e la sua anima impossibile da abbattere: di un chilometro e trecento metri di muro di cemento armato che correva lungo la riva orientale della Sprea i Berlinesi hanno fatto la più lunga galleria di arte contemporanea del mondo, la East Side Gallery (per dare i nomi i tedeschi sono sempre estremamente letterali, quindi, semplicemente “galleria del lato orientale”, e così non ci si sbaglia).

Che il Muro fosse dipinto, colorato, graffitato (anche da nomi importanti dell’arte contemporanea come Keith Haring) lo sapevano un po’ tutti. Ma a Ovest.

A Est certo non ci si poteva neanche avvicinare. Figuriamoci andarci a scrivere col pennarello “Otto ama Inga”.

Per cui nel 1989, quando il Muro cadde, da un lato si presentava come una gigantesca lavagna scarabocchiata, emblema di una sconfinata irriverente provocante libertà di espressione, dall’altro era una cupa, piatta, immacolata distesa di cemento armato. Insomma, una manna per i writer di tutto il mondo.

E mentre i graffiti della parte occidentale venivano piano piano strappati dai “Mauerspechter” (gli scalpellatori del Muro) che – con berlinese prontezza – ne fecero straordinari souvenir, qualcuno pensò di utilizzare il Muro grigio a Est come tela, trasformandolo così in una galleria tutelata, che non potesse essere saccheggiata dai turisti e che restasse a memoria di quello che il Muro era stato, ma soprattutto di quello che la sua caduta aveva significato. La East Side Gallery diciamo è così una specie di falso storico, che assomiglia in tutto e per tutto al Muro di Berlino così come appariva a Ovest (e che ora non c’è più) e che ci ricorda come quel manufatto di odio e repressione della libertà sia diventato dall’altro lato un manifesto di libertà, espressione, creatività.

106 giovani artisti vennero chiamati per dipingere liberamente il Muro e creare questa striscia di colore sulle rive del fiume, trasformando quella che un tempo era terra di nessuno in un luogo di incontro, memoria e gioia creativa.

Certamente in vent’ anni i graffiti della East Side Gallery ne hanno visti veramente di tutti i colori, molti di più di quelli previsti dai loro creatori. Anche perché, proprio in nome di quella inviolabile libertà di espressione, un tacito accordo ha permesso proprio a chiunque di usare la East Side Gallery come lavagna personale per lasciare una indelebile espressione di sé (purtroppo non sempre memorabile…visto che gli “Io sono stato qui” e i “Forza Roma” proliferavano). Il tempo e le intemperie hanno poi fatto la loro parte e la Galleria piano piano è diventato un pastrocchio sbreccato, spellato, di nuovo, tutto sommato, piatto e grigiastro.

E allora, come si fa?

Restaurare i Graffiti, sappiamo, non è una scienza molto evoluta. Il più delle volte il Graffito metropolitano è guardato come una cimice da schiacciare, una monnezza da eliminare, un abominio biblico per cui devono intervenire squadre speciali mascherate e igienizzanti. I Graffiti li sappiamo più o meno bene cancellare ma restaurare forse no, visto che sono entrati nell’ Olimpo delle arti da poco, e che gli artisti hanno avuto – per motivi storici ed economici – la sfortuna di utilizzare materiali – colori e supporti – del tutto inadatti a interventi conservativi.

L’animo prussiano in certi casi si manifesta in modo alquanto binario: non si può salvare? Bene si elimina.

Ma con un guizzo di brillantezza Berlinese si è pensato di richiamare gli stessi artisti che venti anni fa dipinsero il Muro per ridipingerlo a nuovo in questo 2009, anno in cui si celebrano i venti anni della Caduta.

Passeggiare oggi (e intendo proprio in questo mese di Luglio) lungo la East Side Gallery è una esperienza eccezionale: si vedranno frammenti della Galleria che fu, densi di tracce colorate, scritte, memorie di passaggi, ricordi, una stratificazione di segni e racconti. Accanto gli operai -vestiti come ghostbusters – che cancellano l’irreparabile con getti d’acqua devastante (attenti agli occhi, perché negli schizzi d’ acqua sono presenti briciole di cemento…e gli operai per l’appunto hanno cappuccio e occhialoni, mentre tu, povero passante curioso…no). Più in là parti bianche come tele nuove pronte per essere disegnate. Alcuni vecchi graffiti – i più famosi- sottoposti a impacciati interventi di recupero. E poi il nuovo. Una sfavillante galleria di colori freschi e forme innovatrici. Gli “affreschi” più famosi sono stati esattamente replicati (e quindi potrete rivedere sia la Trabant che sfonda il Muro, sia il celebre “Bacio Mortale” tra Honecker e Breznev), mentre per la maggior parte della sua lunghezza la East Side Gallery presenta una collezione completamente rinnovata. E non solo. Se siete fortunati vedrete anche gli artisti che proprio in questi giorni, approfittando del sole, stanno dipingendo le loro opere. Insomma, tutta la storia di questa parte di muro è in questi giorni raccolta in una strana, sintentica esperienza, mista di storia e arte contemporanea.

Guardate con attenzione le doppie firme alla base dei nuovi affreschi: venti anni fa i giovani writer erano ragazzini armati di stencil, pennelli e bombolette…per farsi goffa pubblicità lasciavano il loro numero di telefono berlinese. Ora, venti anni dopo, molti di loro sono diventati artisti affermati e non dimenticano mai di lasciare il loro indirizzo internet…www…chi avrebbe mai pensato che un giorno il Muro di Berlino e la rete potessero interfacciarsi???

La East Side Gallery si trova tra le stazioni di Ostbahnhof e Warschauer Strasse, è uno dei luoghi più amati dai turisti per le foto ricordo, e ora, con la bella stagione, offre anche l’acceso alle spiagge sulla Sprea, amate per gli aperitivi. Il mio consiglio è andarci verso sera, per godere poi, dall’ Oberbaumbrücke uno dei tramonti più belli che Berlino vi possa offrire.

Per sapere di più:

http://www.eastsidegallery.com

La "vecchia" East Side Gallery
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0 thoughts on “EAST SIDE GALLERY: il Muro di Berlino si (ri-) fa bello

  1. Una guida davvero completa e personale alla East Side Gallery! In effetti, un “falso storico”, ma una meta immancabile a chi visita Berlino.
    Il tuo articolo, così completo e piacevole, è stato segnalato come recensione esterna su trivago.it, una delle maggiori community di viaggiatori. A presto!

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