Lieblingsort 3: Oberbaumbrücke, lanci di verdura e pennellate di colore nella bollente luce del sole

Ai cacciatori di tramonti, ai golosi di panorami, a chi piace possedere una città con un colpo d’occhio (o magari girando su stesso per averne un’ abbuffata a 360 gradi) consiglio senz’altro un luogo speciale: l’Oberbaumbrücke, tra i quartieri di Friedrichshain e Kreuzberg, e le stazioni di Warschauer Strasse e Schlesischer Tor (U1).

Il nome è – alla tedesca – tutto un programma: “Ober” di sopra, “Baum” albero, “Brücke” ponte.

“Ponte “è facile… sotto ci passa il fiume.

“Albero” un po’ meno…bisogna risalire indietro nella storia di Berlino, quando nel 1732 tutto intorno alla città venne costruito un muro, il cosiddetto “Muro delle Accise”, con funzione di sbarramento doganale. Sul fiume Sprea venne steso un ponte di legno che di notte veniva bloccato con un enorme palo, reso feroce da spuntoni di ferro, al fine di rendere difficile l’ingresso in città ai contrabbandieri. Ed ecco il nostro albero.

“Di sopra”, perché ovviamente di sbarramento sul fiume ce ne era un altro più a valle, quello “di sotto”, in prossimità dell’attuale Reichstag.

Il ponte venne completamente ricostruito nel 1896 da Otto Stahn che lo concepì innovativamente come un passaggio a più piani per uomini a piedi, veicoli e – con la sponsorizzazione della Siemens – per i treni della neonata U-Bahn, che sarebbe stata inaugurata nel 1902 (ricordiamoci che la Siemens non fa solo mini-pimer, ma a Berlino ha inventato i semafori e ha costruito le linee dei trasporti urbani). Il signor Stahn però non era un tipo proprio così all’avanguardia e per questo conferì al suo ponte multiuso un aspetto neogotico, con archi, stemmi di smalto, torrette merlate che si dice siano state ispirate dalle mura medioevali della città di Prenzlau (ricordiamoci anche che nel 1896 Walt Disney non era ancora nato).

Quello che possiamo ammirare oggi però non è esattamente il ponte fiabesco e turrito che Otto Stahn disegnò, perché nell’aprile del 1945 Adolf Hitler diede ordine di farlo saltare in aria per impedire l’accesso all’Armata Rossa. Sappiamo tutti che non ci è riuscito.

Dopo la seconda guerra mondiale il ponte si trovò tra due dei quattro settori in cui Berlino fu divisa, in particolare tra il settore americano (Kreuzberg 36) e quello sovietico (Friedrichshain), e con la costruzione del Muro (1961) divenne uno degli otto punti di passaggio attraverso i quali i cittadini di Berlino Ovest potevano andare (solo a piedi) a Berlino Est. Ovviamente giammai il contrario.

Una specie di ponte a senso unico che non univa solo due rive, ma due modelli di pensiero, due forme di autoritarismo, due mondi di vita quotidiana.

La riapertura di questo ponte e la ricostruzione della ferrovia che finalmente ricongiunse la stazione di Schlesischer Tor con quella di Warschauer Strasse (rimasta inutilizzata per tutti gli anni del Muro) fu uno dei tanti segni che indicarono che la città era finalmente tornata una. Per dare un po’ di lustro a questo segno, non solo il Senato berlinese commissionò la ricostruzione del ponte al famoso Calatrava, ma volle inserirci anche un particolare tocco artistico.

Attraversando il ponte di notte, dopo avere ammirato le luci di Berlino giocare nelle acque del fiume (in particolare la grande facciata della casa discografica Universal), noterete senz’altro due strane insegne luminose e colorate: due mani di neon che giocano incessantemente a “Forbici – Sasso – Carta”. Questo è il nome dell’istallazione di Thorsten Goldberg, che ha voluto raccontare in questo modo l’assurda arbitrarietà delle regole cui sottostavano i berlinesi durante gli anni della guerra fredda. Bella la motivazione con cui il Senato di Berlino scelse nel 1996 questo lavoro per accrescere il valore simbolico di questo luogo storico (ci sono altri 7 segni d’artista in tutti gli altri 7 ex-passaggi di confine, e , tutto sommato, sono tutti abbastanza giocosi, brillanti, ma non privi di ironico mordente):

Il lavoro costituisce un’installazione duratura in un luogo autentico. Affascina attraverso la qualità del suo rapporto con l’architettura rimasta (del ponte), in cui esso si inserisce con grande sensibilità – secondo il principio degli stemmi – provocando ciò nonostante grande irritazione.
È caratteristico per il progetto l’uso di mezzi formali astratti, a cui viene aggiunto un momento di gioco, sensuale. Si serve di un gioco in cui non ci sono vincitori o vinti, cioè non ci possono essere neanche decisioni, né pacifiche né violente, perché il momento del caso è l’unica regola del gioco.

Il ponte oggi non separa più nessuno, ma unisce due dei quartieri più vitali e colorati della città, Kreuzberg e Friedrichshain. Va anche detto che tra i due non corre proprio buon sangue. Anzi diciamo che, dalla caduta del muro, si contendono il primato di “quartiere più alternativo” di Berlino (guardando con un certo disprezzo misto a fastidio l’imbellettata Prenzlauer Berg, che, mentre loro litigavano, quatta quatta si accaparrava il primato di “quartiere più fichetto”). Fatto sta che per risolvere la contesa i due quartieri hanno addirittura costituito degli eserciti che ogni anno proprio su questo ponte combattono la Wasserschlacht, ovvero la Battaglia dell’Acqua. Chiaramente non si tirano le bombe ma i gavettoni. Negli anni però le due forze armate si sono evolute…e se vi dico che oggi la battaglia si chiama “Gemüseschlacht”, battaglia delle verdure, potete immaginarvi cosa si lancino i due contrapposti eserciti. Anzi no, forse non ve lo potete immaginare…non si tirano pomodori marci, ma cucinano dei bei minestroni di cavolo, riempiono i serbatoi di quei potenti “super liquidator” e si spruzzano di puzzolentissimo passato di verdura in un bel giorno bollente d’agosto. Vedeste come sono contenti! L’armata che riesce a costringere alla ritirata l’avversario ottiene la palma della vittoria per il suo quartiere. Se non temete di essere imbrattati e puzzare di cavolo per i prossimi quindici anni e volete un assaggio dello spirito carnevalesco berlinese vi consiglio di passare dal ponte fra qualche weekend. Ma non lamentatevi poi che non eravate stati avvertiti.

Il bello è che i due quartieri sono stati amministrativamente unificati e quindi non ci sarebbe proprio più motivo di litigare. In questo spirito di conciliazione il ponte diventa teatro perciò di altre iniziative, come quella odierna (2 agosto 2009) dell’Open Air Gallery. Oggi il ponte è stato chiuso al traffico e trasformato in un mercatino di artisti di ogni tipo (pittori, fotografi e scultori). In mezzo alla strada è stata stesa una lunga tela e tutti i passanti sono stati muniti di secchi di colore e pennelloni per lasciare il proprio segno artistico. I più contenti sono senz’altro i bambini che hanno finalmente qualcosa da fare mentre i genitori soppesano con lo sguardo (e il portafogli) le opere presentate dai loro concittadini. Si respira un clima speciale da piccola allegra comunità, come se fosse una grande festa di cortile dove gli artisti di famiglia espongono i lavori concepiti nei giorni scuri d’inverno e tutti si godono la luce e i colori. L’orchestrina e i ballerini di liscio in mezzo alla strada sono inclusi nello scenario idiallaco di questo afosissimo pomeriggio d’estate.

E se di giorno qui brillano accecanti i colori primari (l’azzurro solido del cielo, il rosso dei mattoni e il giallo saettante del trenino della U1), la sera si sciolgono e si rimescolano nelle sfumature di uno dei tramonti più belli della città. Guardando a ovest non solo vi mozzerà il fiato la vastità cangiante del cielo, ma soprattutto uno degli skyline più distintivi di Berlino con la Torre della Televisione che ovviamente fa da signora, luccicante come un razzo stellare pronto a spiccare il volo nella notte che avanza.

L’edizione 2008 dell’ Open Air Gallery sull’Oberbaumbrücke:

http://gigapan.org/viewGigapan.php?id=7494

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