C’era una volta un castello…

…non comincia così una fiaba di principesse addormentate e currywurst stregati, ma semplicemente la motivazione per cui oggi nel cuore di Mitte, il centro di Berlino, si allarga un bellissimo prato all’inglese dove la gente prende il sole, organizza allegri pic-nic e gioca a calcio.

Come se tutti gli altri meravigliosi parchi cittadini (Tiergarten il maggiore e poi il Volkspark in Friedrichshain, Hasenheide in Neukölln, Mauerpark in Prenzlauerberg) non fossero sufficienti a saziare la voglia di tintarella, pic-nic e sport col pallone che ogni estate si impossessa delle menti e dei corpi dei berlinesi. Impazziti di sole.

C’era una volta qui un castello. Il Castello di Berlino ovviamente. Da cui il nome di questa grande spianata erbosa: Schloss Platz (ve lo dico sempre, cari cinquanta lettori, che la toponomastica tedesca è semplice, diretta e sincera…se la chiamano piazza del castello, un castello ci deve essere, o ci deve essere stato e magari di nuovo ci sarà…se non altro per evitare di dovere cambiare nome alle cose… sarebbe veramente, prussianamente, poco pratico).

Si trattava della dimora della dinastia degli Hohenzollern che, ovviamente, essendo i sovrani di Berlino ci tenevano ad abitare in centro e in una casa di tutto rispetto. Per questo si erano fatti edificare nei circa 500 anni di incontrastato dominio (se non per una piccola spiacevole bagarre con un tale Bonaparte) un palazzo imponente, che si sviluppava intorno a due grandi corti, ed era (nella sua fase di massimo splendore barocco) sormontato da una grande cupola, circondato da piazze scenografiche, fontane e giardini (il Lustgarten per l’appunto). Se proprio non riuscite a recuperarne una fotografia potreste fare una visita al castello di Charlottenburg, che vagamente ne ricorda le forme (in fondo era la loro casa per le vacanze, ed evidentemente non amavano troppo i cambiamenti e se l’erano fatta costruire simile: pomposa piuttosto che elegante, una specie di connubio tra classicismo francese e barocco romano… in nome probabilmente di quello stesso gusto per cui oggi i tedeschi possono addentare una quiche lorraine bevendoci sopra un cappuccino schiumoso).

Fatto sta che nel 1950, quando questa parte di Berlino era sotto il dominio militare dei sovietici, il castello venne fatto saltare di aria. É vero che i bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale lo avevano danneggiato. Ma era tutt’altro che irreparabile, certo molto meno del resto della città. Ma ai russi comunisti un immenso palazzo che trasudava aristocrazia, imperialismo monarchico, elitarismo prussiano certo non andava giù. E per questo, all’interno di una precisa politica di riconfigurazione della città e dell’animo dei suoi abitanti (un restyling urbanistico, culturale e ideologico tutto pregno di propaganda stalinista) il palazzo viene abbattuto senza troppi problemi. E al suo posto per almeno vent’anni non rimane proprio un bel niente.

Quindi potremmo dire che oggi al visitatore che arrivi a Berlino e si collochi nel suo centro si ripropone più o meno lo stesso panorama che avrebbe potuto vedere negli anni sessanta.

Certo deve togliere il prato verdissimo, i giovani ignudi che prendono il sole ascoltando musica con l’ipod, il gioco del calcio e le centinaia di turisti che bevono coca cola e si massaggiano i piedi stanchi facendosi autoscatti con la macchina digitale giapponese.

Poi alla fine degli anni settanta in questa area venne costruito il Palast der Republik. Ma questa è un’altra fiaba e si dovrà raccontare un’altra volta.

La nostra fiaba verde e contemporanea si svolge infatti tutta ai giorni nostri. Ma proprio nostri nostri. Intendo, questa estate 2009.

Se venite a Berlino questa è l’unica,ultima estate in cui potrete stendervi su questo prato smeraldino nel cuore cuore della città. Perché dal 2010 quest’area cesserà di essere un parco e diventerà un ennesimo cantiere berlinese. Il che mi fa pensare che i berlinesi siano un po’ come i bambini a cui piacciono due cose sopra tutte le altre: giocare a calcio in prati bellissimi e guardare le ruspe.

Cosa ci costruiranno?

Ma è semplice.

Un castello. O meglio l’Humboldt Forum che del Castello degli Hohenzollern avrà l’aspetto esteriore. Ma anche questa è un’altra fiaba che si dovrà raccontare un’altra volta.

Per ora godetevi l’erba e il sole.

E si vi viene un languorino di cultura (o proprio non ce la fate più a sopportare la temperatura bollente di questo agosto o vi sorprende la solita imprevedibile pioggerella berlinese) infilatevi nel Palazzo della Nuvola. É quel parallelepipedo azzurro, adornato con una nuvola di pixel bianchi (rubata a chissà quale videogioco degli anni ottanta con totale spirito nostalgico e un pizzico di ironia), che sorge in un angolo del prato. Si tratta di un padiglione espositivo temporaneo del museo di arte contemporanea di Berlino. In questi mesi ospita una mostra fotografica che racconta proprio le demolizioni, gli abbattimenti, le rovine di questa parte della città. L’ingresso beninteso è gratuito.

E anche questa è una delle cose che ci piacciono di Berlino.

Primo è una città che non si fa problemi a impiantare un campo di calcio per i ragazzini nel suo centro che più centro non si può.

Secondo è una città piena di buchi, sciagure e disastri ma che ha imparato a tapparli con stile.

Sbriciolata la pompa degli Hohenzollern qui si fa spazio per i giovani artisti contemporanei e per i giovani fruitori di arte contemporanea (ecco perché l’esposizione è gratuita).

Perché lo spazio svuotato se ha smesso di parlare con la voce impostata e solenne della retorica (per qualsivoglia ideologia) non deve però smettere di comunicare. O, se vogliamo, in qualche suo modo speciale, in verde e in azzurro, leggero come nuvola, incantare.

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