Modell Bauhaus, Martin Gropius Bau 22 luglio-4 ottobre 2009 – la scuola che inventò il design

Fino al 4 Ottobre 2009 gli appassionati di architettura e design possono leccarsi i baffi: nel bellissimo Martin Gropius Bau di Berlino viene ospitata la più grande esposizione sulla Bauhaus mai allestita, che raccoglie il materiale proveniente da tutti e tre gli archivi Bauhaus della Germania, corrispondenti alle tre sedi storiche della scuola: Weimar, Dessau, Berlino.

La parabola della scuola Bauhaus è breve ma intensa. Come ogni rockstar che si rispetti la Bauhaus muore giovane, uccisa nel 1933 dall’ideologia di un nuovo governo niente affatto tollerante, ma nei suoi pochi anni di esistenza riesce a lasciare un segno dietro di sé che marca indelebilmente l’indirizzo dell’architettura, della grafica e delle arti applicate per tutto il secolo Ventesimo, con degli spunti concettuali ed estetici che mantengono ancora oggi una grande attualità.

L’idea alla base della Bauhaus è quella di una nuova unità di “Arts and Crafts”, “arti e mestieri”, sotto un unico concetto, quello della completa e onnicomprensiva disciplina formatrice, dell’arte del futuro. Arts and Crafts è il nome del movimento inglese che, sorto nel XIX secolo in Inghilterra, costituisce il precedente storico più di rilievo della Bauhaus, senza tuttavia raggiungere una risonanza nemmeno lontanamente paragonabile a quella della scuola tedesca (si sa, quando i tedeschi fanno una cosa, raramente se la sono inventata. Ma la fanno bene, spesso meglio dell’originale. Chiamasi Metodo).

La mostra allestita al Gropius Bau ripercorre tramite disegni, tavole, progetti e studi lo sviluppo della scuola anno per anno.

Dall’utopia formulata nel 1919, sotto il segno della quale la Bauhaus si propone di creare una “nuova unità di tutte le arti” per un “nuovo futuro”, vediamo dipanarsi nelle sale al piano terreno del Martin Gropius Bau tutti gli stadi degli insegnamenti nella scuola, e le sue linee guida sotto i tre direttori – Il fondatore Walter Gropius dal 1919 al 1928, Hannes Meyer dal 1928 al 1930, Ludwig Mies van der Rohe dal 1930 al 1933. Fino alla chiusura ad opera del neonato governo nazionalsocialista nel 1933, che consodera la scuola un covo di comunisti sovversivi.

L’artista-artigiano che la Bauhaus si propone di formare è l’artista del futuro, quello che sa cogliere con uno sguardo globale tutti gli aspetti della realtà e sa poi collocare forme, colori e funzioni nel modo più armonico, economico e funzionale possibile. La produzione degli oggetti, così come la progettazione di edifici ed utensili, deve essere mirata all’ottimizzazione dei materiali e dei processi produttivi, in modo da creare oggetti ed edifici che nella loro semplicità esaltino la loro funzione e ripropongano il concetto greco di completezza estetica, secondo il quale non c’è bellezza senza bontà, che in questo caso si traduce in funzionalità e usabilità diretta.

Gli allievi hanno quindi corsi di disegno artistico e tecnico, di teoria del colore e di grafica, ma allo stesso tempo e con altrettanto rilievo studiano le proprietà dei materiali e le tecniche di costruzione, e passano molto del loro tempo in officina, dove lavorano direttamente sui loro progetti. “Lo scopo di ogni attività plastica è la costruzione”, dichiara Walter Gropius nel Manifesto della Bauhaus del 1919: ogni oggetto ed edificio del futuro deve quindi scaturire da un processo unitario di concezione, progettazione e realizzazione. L’arte e l’architettura devono essere democratiche, devono essere godibili da tutti e quindi trarre i loro spunti dalla semplice meccanica della percezione, che accomuna tutti i possibili fruitori.

Un presupposto di questo tipo segna la base per la nascita di una disciplina fino ad allora non autonoma e priva di una sua dignità artistica: il design industriale. Proprio con la Bauhaus l’oggetto di design industriale, concepito per essere prodotto in serie, riceve una sua nicchia di competenza specifica che lo pone in mezzo, o forse su un piano ulteriore rispetto agli oggetti d’arte, da un lato, e agli utensili dall’altro. Forma, funzione e gradevolezza si compenetrano negli oggetti della Bauhaus esaltandosi a vicenda, e creando un effetto di semplicità così efficace da diventare immediatamente dei classici. Molti di questi oggetti sono esposti al Martin Gropius Bau, insieme ai progetti di edilizia e agli studi su forme e colori dei maestri e degli allievi della scuola.

La fama e l’eredità della Bauhaus sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, dappertutto. L’edilizia civile degli ultimi sessant’anni ha un grande debito con le teorie del Razionalismo tedesco, molti oggetti di uso comune, che oggi siamo abituati ad avere intorno a noi, furono concepiti proprio in Germania tra il 1919 e il 1933, e infinite realtà contemporanee omaggiano l’importanza culturale della scuola Bauhaus: basti citare la -geniale- band inglese che della scuola assume nome e logo, o l’ispirazione del signor Ikea, del quale Walter Gropius sarebbe senz’altro stato enormemente fiero.

Modell Bauhaus

Martin Gropius Bau

Niederkirchnerstrasse 7

10963 Berlin

Tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10 alle 20

 
La locandina della mostra di Berlino
La locandina della mostra di Berlino
Il manifesto con il logo della Bauhaus per l'esposizione del 1923
Il manifesto con il logo della Bauhaus per l’esposizione del 1923
Kandinskij, Kleine Welten VII
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Kandinskij, Kleine Welten VIII
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