Dove abita la donna più bella di Berlino? Berlinandout lo sa!

Se volete l’indirizzo della berlinese più bella Berlinandout ve lo può dare con facilità. Il numero di telefono invece no. Ma non è questione di privacy… noi ve lo avremmo anche dato (spudorati) semplicemente la signora il telefono non ce l’ha. E, se anche l’avesse avuto, probabilmente vi avrebbe risposto in egiziano antico. E vorrei proprio vedervi mentre cercate di parlarle in modo brillante, ma con un tono adeguato al suo rango, perché pur sempre di una regina (non solo di bellezza) si tratta.

Eggià, la più bella donna di Berlino è una regina, non è tedesca ma egizia, e purtroppo è morta circa 3500 anni fa. Il suo nome? Nefertiti, ovvero “la bella è arrivata”.

Ed è quello che devono avere esclamato negli scorsi giorni i curatori del Neues Museum, sulla Museum Insel di Berlino, quando finalmente il busto in gesso della regina è stato trasferito con grandi misure di sicurezza nella sua nuova definitiva sede.

Per festeggiare l’evento il Neues Museum, che ha riaperto solo recentemente dopo il lungo restauro curato dall’architetto inglese David Chipperfield, aprirà gratuitamente le sue porte sabato 17 ottobre e domenica 18 ottobre. In questo modo tutti potranno ammirare il volto della regina nella sua nuova casa, la grande cupola nord dell’edificio, e curiosare al tempo stesso nella collezione eccezionale di un museo che è rimasto chiuso per ben sessant’anni. Alla fine della seconda guerra mondiale infatti la struttura dell’edificio era gravemente compromessa, e siccome era finito nel settore orientale di Berlino non si sono riusciti a mettere insieme i fondi necessari per la sua ricostruzione. In fondo nella DDR c’erano ben altre priorità. Le opere che vi erano custodite erano state perciò alloggiate temporaneamente in altre sedi museali (nella fattispecie il busto di Nefertiti era esposto nell’Altes Museum). Ora invece il Neues Museum si sveglia dal lungo coma, come ha detto il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, e la Regina Nefertiti, uno dei tesori più ammirati e amati dai berlinesi e dai turisti, vi trova un posto d’onore.

Non è mica la prima volta che la bellissima trasloca, e anche in modo avventuroso, eppure sembra proprio non risentire in alcun modo dello stress. Solo due rughette agli angoli della bocca. Ma giusto a ricordarci che era una donna vera, umana, e non una dea.

La prima volta fu nel 1912, quando venne trovata tra gli scarti di laboratorio di un antico scultore  durante gli scavi nella città di Tell-el- Amarna. La regina Nefertiti era stata  l’amatissima moglie del faraone Akhenaton, autore di una straordinaria riforma religiosa che aveva sostituito alla fantasmagorica congerie delle divinità egizie un unico dio, Aton il sole, la forza vitale. La sua riforma religiosa aveva anche un profondo valore sociale e politico. La figura del faraone era stata umanizzata e al tempo stesso venivano esautorate le potenti caste sacerdotali. Il roccioso sistema egizio franava sotto nuovi valori improntati all’uguaglianza, la gentilezza, l’umanità. Ovviamente alla morte del faraone i sacerdoti fecero dietro front, ripristinarono gli antichi culti, e Akhenaton e consorte subirono un processo di damnatio memoriae. Per questo lo scultore antico lasciò il busto della regina incompiuto (ecco perché ha un occhio bianco) e l’abbandonò anzi sul fondo del suo magazzino come un rifiuto. In questo modo gli archeologi tedeschi “ingannarono” i colleghi egiziani dicendo che si trattava di un pezzo senza valore. Lo donarono al mercante berlinese James Simon, che aveva finanziato tutta la spedizione, il quale a sua volta lo concesse in prestito illimitato al Museo Egizio di Berlino (va anche detto che gli egiziani poi si sono accorti che li avevano proprio fregati e ancora oggi reclamano a gran voce il maltolto).

Nel 1943 Berlino era sotto le bombe. Per questo la regina e tutti i tesori del Museo Egizio vennero evacuati dai nazisti e nascosti nella miniera di sale di Kaiseroda, nella regione montagnosa dell’Harz. Poco male, visto che era rimasta per tremila anni sotto la sabbia. Una stagione in miniera la poteva anche sopportare.

Nel 1956 Nefertiti torna a Berlino, ma trova la sua casa distrutta. Non sappiamo se si sia scocciata, comunque le hanno trovato subito una sistemazione di tutto riguardo, al piano superiore dell’Altes Museum. E lì per tutti questi anni è rimasta, tanto che sembrava non dovesse spostarsi mai più. Come tante cose in Germania.

Invece poi il Muro è caduto, Berlino è tornata capitale della nazione unita e si sono trovati i soldi per rimettere in piedi i ruderi del Neues Museum.

Ed eccola, la “bella è arrivata”. Finalmente a casa.

(Per le più maligne: recenti studi hanno sottoposto il busto della regina Nefertiti ad accurati esami – una specie di Tac – e hanno scoperto che, proprio come oggi si ricorre al bisturi o a photoshop, anche la regina aveva subito un ritocchino da parte dell’artista che l’aveva raffigurata. Sotto gli zigomi divini, le labbra perfette e carnose, gli occhi dal taglio felino si nasconde un’altra scultura in pietra, con rughe più accentuate e un naso un po’ meno elegante. Che ritocchino però… sono passati tremila anni ma un chirurgo con una mano fine e un buon gusto come quell’anonimo antico scultore egiziano non è più nato, e Nefertiti, naturale o rifatta che sia, può continuare a sorridere indisturbata e imbattuta. Con quel sorriso sicuro e lieve, misteriosamente sereno, di chi sa che di più belle al mondo non ce n’è.)

(Per chi si fa sconcertare dallo spelling: entrando nel Neues Museum troverete chiare indicazioni per raggiungere, seguendo una scorciatoia – la “via regale” – o una più lunga passeggiata attraverso i tesori del museo, la regina “Nofrotete”…non fatevi sconcertare, è sempre lei, Nefertiti la bellissima di Berlino. Semplicemente i tedeschi la chiamano così, e non perchè i tedeschi siano strani e ci tengono sempre a dare un nome rude alle cose. Nessuno sa esattemente come si chiamasse la regina, perchè gli egizi quando scrivevano non mettevano le vocali (come accade in tante altre lingue), per cui tra un geroglifico e l’altro bisogna un po’ immaginarsi quali suoni infilare. Per fortuna grazie alle traslitterazioni tra egizio e greco antico abbiamo una vaga idea di come dovevano essere pronunciate le parole. Ma rimane comunque un grande arbitrio. Ora avete però veramente tutte le istruzioni per trovarla e finalmente contemplarla.)

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