Il 9 Novembre festa nazionale? La caduta del Muro, la Notte dei Cristalli e il colpo di Stato.

Ed ecco di nuovo il Nove di Novembre. Non s’è parlato d’altro nelle ultime settimane, anzi negli ultimi vent’anni. Ancora ci si sta rivelando quale sia stata la portata del cambiamento avvenuto: quella notte di vent’anni fa, con la caduta del Muro di Berlino, nasceva una nuova Europa.

Che si è reinventata negli ultimi vent’anni, si è evoluta e forse ha fatto tesoro delle esperienze accumulate nel 40 anni precedenti, gli anni della Cortina di Ferro e dei Comunisti che Mangiano i Bambini.

Il Nove Novembre 1989 ha dato una spallata a tutto questo, alla divisione innaturale del nostro continente (per non parlare di quella della nazione tedesca), alla paura delle bombe che serpeggiava ad ogni scaramuccia diplomatica. Non a caso Berlino festeggerà questa sera l’anniversario della svolta (“die Wende”, come la chiamano i tedeschi) con una manifestazione chiamata “la Festa della Libertà”.

Ma perché il Nove di Novembre non è allora festa nazionale, perché non è segnato in rosso sui calendari e la agendine tedesche, o magari addirittura europee? Perché, insomma, i negozi rimangono aperti e al mattino si va in ufficio?

Perché si tratta della data più controversa della storia tedesca. Del giorno più buio, insieme a quello più luminoso.

1938_Berlin_synagogue_Kristallnacht
La sinagoga di Fasanenstrasse dopo il 9 Novembre 1938

Con la notte del 9 Novembre 1938 la discriminazione antisemita, già legge dello Stato Nazionalsocialista Tedesco dal 1935, acquisì i connotati di vera e propria persecuzione razziale in forma violenta con gli eventi di quella che il partito stesso battezza “Notte dei cristalli del Reich”. Oggi la si ricorda come “Notte dei pogrom del Reich”.

Questi gli ordini che furono impartiti quella notte ai reparti armati del Partito:

“Tutte le attività commerciali ebraiche sono da distruggere immediatamente per mano di uomini delle SA in uniforme. Dopo la distruzione un ufficiale delle SA deve rimanere di guardia e assicurarsi che nessun oggetto di valore possa essere sottratto. […] La stampa deve essere informata. Le sinagoghe ebraiche devono essere subito date alle fiamme, i simboli dell’ebraismo devono essere requisiti. I vigili del fuoco non possono intervenire. Si devono proteggere solo le abitazioni dei tedeschi ariani, e gli abitanti ebrei devono essere evacuati, poiché nei prossimi giorni quelle abitazioni saranno occupate da ariani. […] Il Führer desidera che la polizia non intervenga. Tutti gli ebrei devono essere disarmati. In caso di resistenza si ha da sparare immediatamente sulla folla. Presso i negozi e le sinagoghe distrutti si dovranno porre dei cartelli che riportino un messaggio di questo tipo: ‘Vendetta per l’assassinio di Rath. A morte il giudaismo internazionale. Nessun accordo con i popoli asserviti ai giudei’. Si può estendere (il contenuto del messaggio, n.d.t.)anche ai massoni.”

[Testo degli ordini impartiti al reparto SA Nordsee, rielaborazione dell’ordine diretto di Joseph Goebbels, da Wikipedia De, traduzione mia]

Il nomignolo “Notte dei Cristalli” ha perso di rilevanza e di credibilità negli ultimi trent’anni, è nome altisonante e delicato inventato in quel Novembre proprio dal regime, che glorificò l’accaduto come “giorno della vendetta” per l’omicidio di Eduard vom Rath, ambasciatore nazista a Parigi, per mano di un giovane ebreo.

L’ebreo è il nemico politico, sociale ed economico, L’ebreo ha colpa della miseria che impera in Germania, del decadimento dei costumi, dell’incapacità del governo di avere mano ferma sulla politica internazionale: l’ebreo sta distruggendo la Germania dall’interno, come un grumo d’antimateria che ci inghiottirà tutti, se non corriamo ai ripari. Questo ed altro arriva alle orecchie tedesche con cadenza quotidiana ormai da molti anni. Da quando il Nazismo è governo è tutto ciò che ancora arriva. Qualche voce si leva dalle fila dei cittadini per le strade nella notte del 9.11.38: “beh, qualche cosa vedrai che hanno fatto davvero, altrimenti tutto questo non sarebbe giustificato”. E hopplà, la propaganda si è fatta viva, l’argomento pretestuoso si è fatto scopo comune di un popolo, la verità si è trasformata.

Quindi la data non ce la fa a diventare festa nazionale. Ma il Nove Novembre è un giorno che, come se ci fosse lo spiritello dispettoso del Nove Novembre, si è fatta notare ben altre volte nel corso della storia tedesca. Le più importanti nel 1918 e nel 1923.

Negozi appartenenti a cittadini ebrei dopo il 9 Novembre 1938
Negozi appartenenti a cittadini ebrei dopo il 9 Novembre 1938

Il 9.11.1918 l’ultimo imperatore di Germania abbandonò il trono. Nella Germania dal potere vacante e dalla guerra civile incalzante quel giorno vennero proclamate ben due Repubbliche: una dal Castello di Berlino, la Repubblica Socialista annunciata alla folla da Karl Liebknecht, una dal Reichstag, il parlamento tedesco, dal quale Philipp Scheidemann annunciò la nascita della prima Repubblica Tedesca. Quella che poi sarà la Repubblica di Weimar.

Che sarà così squarciata da tensioni sociali e politiche da essere bersaglio facile di molti tentativi di sovversione: il 9.11.1923, cinque anni dopo, il colpo di stato. Né il primo né l’ultimo a minare la solidità della Repubblica di Weimar, ma certo il più famoso e significativo, sia per la data scelta per perpetrarlo, sia per l’ideatore del complotto, un tale coi baffetti di nome Adolf Hitler – NON è così che Hitler prenderà il potere. Anzi, finirà in galera per nove mesi. Nove. Due anni dopo, il Nove di Novembre, ordinerà l’istituzione delle “Squadre di Protezione” del Partito: le SS.

Il Nove Novembre è insomma una data in cui, se ci si mette a pensare, bisogna piangere di dolore e poi urlare di gioia, rimanere sbigottiti e poi tremare di paura. Troppo, per una festa nazionale.

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