Berolina: la dea fusa

La dea Berolina in Alexanderplatz
La dea Berolina in Alexanderplatz

Che fine ha fatto Berolina, la dea patrona di Berlino? Ma soprattutto chi diamine era?

Non una sanguinaria divinità del selvaggio Brandeburgo, non una misteriosa tessitrice di magie al chiaro di luna o una languida seduttrice di dei, giganti, eroi. Tanto meno la madre di baffuti principi slavi o la balia di biondi guerrieri germani. Non abitava in fondo al fiume, non aveva tesori né anelli, né un carro tirato dai gatti o un castello d’argento nella Corona Borealis. Nessuno ha mai innalzato un tempio a questa dea, né le ha offerto sacrifici o preghiere, non perché fosse una dea antipatica o disinteressata, ma semplicemente perché si tratta di una dea inventata. Sì, inventata di sana pianta alla fine dell’800.

Sua madre: la vanagloria imperiale degli Hohenzollern -secolare dinastia regnante prussiana -, suo padre: il disagio di avere una capitale priva di natali leggendari. Insomma, Berlino che era la capitale del secondo Reich nasceva come umilissimo villaggio di pescatori su un isolotto di un fiume sonnacchioso, la Sprea. Non c’erano lupe o draghi nel suo passato, non c’erano valkirie, non c’era la guerra di Troia. Nulla. Un po’ imbarazzante no?

Per fortuna si era in un’epoca fantasiosa, ancora fumante di romanticismo, con una certa propensione a riempire piazze e strade con statue di belle donne formose (così come oggi le si riempiono con i manifesti pubblicitari di reggiseni e mutandine… anche gli occhi vogliono la loro parte, in qualunque epoca ci si trovi).

Berolina era il nome latinizzato di Berlino (i Latini, o Romani, qui comunque non ci misero mai piede… anzi se ne erano ben guardati come ricorda Tacito nel suo “De origine et situ germanorum”, meglio noto come “Germania”). Berolina divenne poi la rappresentazione allegorica della città, una donna coronata di foglie di quercia e torri, come andavano di moda allora. Quale migliore occasione per dare un po’ di lustro alla capitale e innalzare la statua di una bella berlinese dal seno generoso, ben sostenuto da una pesante cotta di maglia (altro che Eva Herzigova e il suo push-up).

La prima Berolina la fece costruire l’imperatore Guglielmo I per la marcia trionfale delle truppe dopo vittoria nella guerra franco-tedesca del 1871, era alta 11 metri e si trovava in Belle-Alliance-Platz (oggi Mehringplatz).

Poi fu la volta di una Berolina di gesso, realizzata in fretta e furia (la leggenda dice in soli 3 giorni) dallo scultore Emil Hundrieser per accogliere il re Umberto I d’Italia che nel 1889 venne in treno a visitare Berlino. Siccome sarebbe sceso alla stazione di Potsdamer Platz e siccome era italiano, l’imperatore Guglielmo II pensò bene di accoglierlo facendo innalzare nella piazza antistante la stazione la statua di una bella berlinese alta 7 metri e mezzo. La leggenda continua raccontando di come il nostro re rimase molto favorevolmente colpito dalla scollatura della dea (di nuovo effetto push-up).

Infine si giunse a qualcosa di un po’ meno temporaneo: una bella statua della dea (e non fatemelo ripetere, sempre ben popputa) realizzata in rame, da collocare su un alto piedistallo nel centro di Alexanderplatz. Era il 1895 e i Berlinesi potevano ammirare orgogliosamente la loro dea coronata di quercia in atteggiamento benedicente (e poco importa se la modella era la figlia di un ciabattino di Mitte, una certa Anna Sasse, anzi questa nota ruspante piaceva certo di più ai berlinesi che potevano tranquillamente immaginarsi la loro dea ex-novo, ma non la volevano troppo altezzosa, distante, lontana. Diva sì, ma del popolo, ecco come piacciono quassù).

La dea se ne rimase tranquilla in mezzo alla piazza fino al 1927, quando cominciarono i lavori della U-Bahn. La statua venne smontata, ma non dimenticata. Infatti nel 1933 i berlinesi protestarono a gran voce perché i lavori della metro erano finiti, ma la dea non era ancora tornata. Sono sempre stati gente puntigliosa, insomma.

Vennero accontentati. E la dea continuò a sorridere su tutti quelli che attraversavano la piazza, centro di traffici e mercato.

Ma se il suo sorriso e il suo décolleté restavano immutati, non così restava invece la Berlino intorno a lei. Arrivò il terzo Reich e arrivò la seconda guerra mondiale. Chissà se durante quegli anni cupi la gente che passava in fretta e furia per la piazza aveva ancora il tempo o la voglia di guardare in su e lasciarsi benedire dalla mano di Berolina o incantare dal suo bel seno? Chissà quanti sono passati di lì a testa china, di corsa, perché c’era freddo e non si aveva nulla addosso o nella pancia per scaldarsi o perché cadevano le bombe e si moriva come mosche. E così a un certo punto un signore qualunque ha alzato la testa, forse per il rombo di un aereo, forse per mangiare un fiocco di neve, e si è accorto che la statua della dea non c’era più.

Sparita.

Era il 1944. In piena guerra totale. Lo Stato aveva bisogno di ogni risorsa per sostenere il conflitto. Fra le altre cose: metalli da fondere per forgiare fucili, cannoni.

E così i nazisti spensero il sorriso di Berolina, sciolsero il suo bel seno in una colata bollente: ne fecero tanti proiettili da sparare disperatamente contro il nemico. Lo sappiamo, invano.

La dea inventata dal niente, nel niente sparì. Fusa.

Solo nel 2000 una fondazione di matrice popolare ha lanciato la proposta di ricollocare una copia di Berolina in Alexanderplatz. Ma come si potrebbe? Dopo la seconda guerra mondiale, dopo la DDR, dopo il Muro, dopo le grandi manifestazioni del novembre 1989, dopo la costruzione del grande centro commerciale Alexa… Non c’è certo più posto per le dee guglielmine in Alexanderplatz. Meglio lasciarla indisturbata, là dove finiscono le divinità (vere o immaginarie) dopo che le hanno trasformate in armi (capita a molte), dopo che le hanno dimenticate.

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