Il “No B Day” di Berlino – 5/12/2009
Post di AnnAPosted on | dicembre 4, 2009 | 4 Comments
No “B”, no Berlusconi, un attacco che più diretto non potrebbe essere al Presidente del Consiglio italiano. Non al governo, non a una della molte controverse leggi varate – o desiderate – dall’esecutivo della Repubblica. A un uomo, un cittadino che secondo i moltissimi aderenti all’iniziativa incarna e rappresenta tutto quello che di male c’è in Italia, tutta la corruzione e la delinquenza delle istituzioni, tutto il marcio che c’è in Italia.
L’appuntamento è domani, 5 dicembre 2009, dalle ore 13.00 in Pariser Platz, di fronte alla Porta di Brandeburgo. Il cuore di Berlino, che per un giorno diventerà un cuore bianco, rosso e verde.
L’evento ha una risonanza tale su stampa e web che un post al riguardo è probabilmente superfluo, specie se postato da una fonte molto poco autorevole. Credo tuttavia che non sia superfluo fermarsi a ragionare un secondo su quello che questa giornata significa per gli italiani e nella fattispecie per noi, quelli che i consolati chiamano gli “Italiani residenti all’Estero”, quelli che l’Italia l’hanno lasciata e sono emigrati verso altri Paesi.
Incominciamo da ciò che colpisce innanzitutto e con più forza riguardo all’iniziativa: la velocità di propagazione dei temi e l’esponenziale aumento delle adesioni, che dopo due mesi scarsi di presenza mediatica sono già salite a circa 400.000.
Un sito e un blog, più una pagina facebook, con l’aggiunta di materiale scaricabile e propagabile copiando un semplice codice: costo zero (a parte il tempo che naturalmente ci si spende) ed effetto immediato. Un segnale molto forte che il web funziona, se usato con intelligenza, e che la tecnologia contemporanea offre al cittadino la possibilità concreta di dire la sua su qualunque tema, sia esso marginale o vitale come la denuncia dell’illegalità delle istituzioni di un Paese.
L’idea del no B day è datata 9 Ottobre 2009, due giorni dopo la sentenza della Corte Costituzionale relativa al Lodo Alfano. Nasce da un gruppo di blogger che decidono di portare in piazza a Roma quelle persone che, in Italia e nel mondo, la pensano come loro: quelli cioè che pensano che il Presidente del Consiglio Italiano debba dimettersi dal suo incarico in quanto inadeguato, per il suo presentissimo passato giudiziario, a sedere a Palazzo Chigi. Il riscontro è immediato, il network costituito su Facebook cresce a vista d’occhio e da molte regioni italiane e Paesi stranieri sorgono organizzazioni spontanee di di manifestazioni parallele, tutte sotto lo stesso nome, tutte con appuntamento il 5 dicembre. Un risultato degno di nota, che mostra come siano moltissimi gli italiani ad essere disposti a mobilitarsi e andare in piazza, a Roma, in tutt’Italia, in tutto il mondo.
Anche a Berlino.
Ci saranno migliaia di persone ad affollare la Pariser Platz domani pomeriggio, al grido di “Berlusconi a casa!”.
E nel grido risiede purtroppo il tallone d’Achille di tutta l’iniziativa, che poi non è un tallone così strettamente legato al No B day, ma piuttosto un tallone tutto italiano, una sorta di rumore di fondo che spaventa molti, che rende altri scettici, che farà stare a casa molti non-berlusconiani domani, che nonostante non amino il premier non amano nemmeno tali iniziative. E Perché??
Perché l’accanimento contro il Presidente del Consiglio è storia vecchia, trita e ritrita. Perché in piazza ci siamo già stati tutti, e non abbiamo visto nessun cambiamento accadere. A Palazzo Chigi c’è ancora lui, la sua corte non accenna a cambiare composizione, il Parlamento è occupato da showgirls e i suoi soldi, il contribuente, oggi come vent’anni fa non lo sa esattamente che fine facciano.
Siamo cittadini di un Paese che non ci protegge, che non ci dà garanzie, che non ci permette di immaginarci un futuro. Che non ci dà politica ma intrattenimento volgare e morboso. Si intrattiene col normale, che diventa truce, si fa satira con la tristezza, la politica relegata ai salotti dei talk show diventa gossip e qualunquismo, e poco più.
Sarà davvero tutta colpa di Silvio? O non sarà lui forse l’emblema di un intero sistema malato di menefreghismo e ignoranza, che istupidisce il cittadino e non gli permette di riconoscere l’ombra di un’istituzione, una singola istituzione che gli ispiri fiducia, che egli possa chiamare Stato (o comune, o regione, o parrocchia per quel che conta) – quello Stato che dovrebbe essere un organismo composto dalle sue parti, i cittadini, nel quale riconoscersi e nel quale riporre fiducia e speranze per la vita dei propri figli?
Parlo da emigrata, parlo da persona che, come molti prima e molti dopo di me, ha lasciato l’Italia per non aver studiato cinque anni per nulla, per costruirsi un futuro fatto di crescita e non di stallo. Ho scelto la Germania per diversi motivi, Berlino perché è la città più bella del mondo (e scusate se sono di parte). Ma da quando vi risiedo ho aggiunto un punto alla mia lista per motivi per i quali amare il Paese che mi ospita: quello che vedo trasparire dall’atteggiamento del cittadino tedesco nei confronti delle istituzioni, la fiducia.
Non è che tutti stravedano per la Merkel o per le sue scelte governative. Non è che non ci siano opposizione (e ci mancherebbe, proprio qui) o voci contro. C’è una manifestazione ad ogni pié sospinto, per qualunque cosa. La cultura dello scendere in piazza raggiunge qui picchi di perfezione. E’ tuttavia presente e palpabile il riconoscimento della legittimità del governo, della legalità come cornice imprescindibile all’interno della quale il cancelliere di turno si muove, legifera e agisce. E il coinvolgimento del cittadino medio i questioni di rilevanza sociale e politica per le quali ha dei referenti, sa a chi rivolgersi. Un tedesco x (“Otto Normalverbraucher”, direbbero loro), anche se non voterebbe Merkel nemmeno tra cent’anni, confida nel fatto che Angela agisca nell’interesse della Nazione tedesca – con scelte delle quali si può poi discutere il presupposto ideologico, ma mai quello morale. E soprattutto che si circondi di un esecutivo efficiente e competente, che la politica insomma la facciano i politici – non le veline o i milionari.
Credo che a noi manchi proprio questo, in Italia. Fiducia. Non importa chi sieda in Parlamento o chi sia il sindaco delle nostre città, l’atteggiamento diffuso ed eterno del cittadino italiano è quello di guardarsi le spalle, di dubitare della buona fede di qualsivoglia provvedimento. Abbiamo paura degli attacchi da dietro. Siamo ancora quelli che hanno visto tangentopoli accadere, siamo sempre quelli che vogliono farsi la pensione e perdono tutto per colpa di un crack, che perdono la casa per colpa della natura e non la recuperano per colpa di appalti sbagliati. Che vorrebbero fare arte o ricerca ma non sanno proprio come ricavarne uno stipendio. Che vorrebbero un Paese cosmopolita e tollerante, ma hanno paura ad uscire di casa perché si sa, gli immigrati.
I problemi che noi abbiamo stanno molto più sotto della poltrona di Berlusconi, della sua faccia tosta o della sua criminosità – stanno forse alla radice del nostro Paese, del nostro essere italiani. Stanno nella nostra estrema bravura a riconoscere il marcio e a dirgli no, ma nell’incapacità totale di trovare la stessa forza nel momento successivo, quello in cui si costruisce. Qualcuno ci chiamerebbe tutti delle “Drama Queens”. Perciò credo che cacciare “B” non sia esattamente ciò su cui chi vuole cambiare qualcosa nel Bel Paese dovrebbe concentrarsi. Come dire il problema non è quello che Berlusconi ha fatto, fa e farà, ma il fatto stesso che lo faccia. Come dire finito lui, avanti il prossimo. Le prossime leggi “ad personam”, i prossimi favoritismi e i prossimi sperperi, le prossime cattedre eterne nelle università, i prossimi miliardi di buco da evasione fiscale ormai introiettata come un semplice fatto, qualcosa che accade. E’ forse ora di togliere questa patina di impotente malcontento – ma quella non si può farla dimettere.
Sicuramente mi si taccerà d’ignavia e indolenza – possibilissimo che siano tra i miei tratti costitutivi. D’altronde non è un mistero: io dall’Italia ho scelto di andarmene. Ma vedo anche tante persone, a decine tra i miei affetti, che in Italia ci sono rimaste e coltivano le loro vite e le loro aspettative per il futuro lottando ogni giorno con disagi piccoli e grandi. Che si fanno un mazzo tanto, e ancora non riescono a risparmiare o a godere delle loro città. Indipendentemente dal nome e dal colore del Presidente del Consiglio. Non mi interessa espormi politicamente in questo post, ma ci tengo a esprimere un pensiero che molti condividono – io, italiana, ho bisogno di un motivo per entrare in una cabina elettorale la prossima volta che sarò chiamata alle urne. Le dimissioni di Berlusconi non mi bastano.
Per chiunque voglia saperne di più o aderire alla manifestazione questo è il link al blog degli organizzatori del No B Day di Berlino – che ringrazio per avermi dato lo spunto per questo post e ammiro per la volontà di “sbattersi” e smuovere qualcosa.
Tags: Berlino > berlusconi > italia > italiani all'estero > no b day > pariserplatz
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4 Responses to “Il “No B Day” di Berlino – 5/12/2009”
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dicembre 29th, 2009 @ 3:11 pm
Parole sane, costruttive e sopratutto reali.
Mi viene da esprimere con tanta amarezza solamente “Povera Italia”
dicembre 8th, 2009 @ 10:39 am
@ Elisa –
Ciao e complimenti – si, avevo letto della tua preoccupazione e sono contenta di vedere (leggere) che la manifestazione abbia avuto un seguito conistente. E ribadisco la mia stima per voi che l’avete organizzata!
Io sono arrivata alle tre passate, appunto dopo il lavoro, non sono rimasta a lungo e temo di aver perso il meglio della giornata per ritardo..
@ Nishanga -
Ma si che ero lì! Solo che sono arrivata tardi – e ammetto di aver sentito un intervento che era invece molto, molto precisamente dedicato a Berlusconi. Sono la persona più curiosa che ci sia! Le mie perplessità restano tutte al loro posto, ma non potevo non volermi fare un’idea di persona.
Grazie per il commento e per apprezzare il blog.. E complimenti anche a te per il tuo blog e i tuoi progetti!
@ tutti – Alla luce di tutto – che il www sia benedetto.
dicembre 7th, 2009 @ 7:39 pm
Carissima Berlin-lover, è sempre un piacere leggerti e colgoloccasioneper ..dirti grazie per i tanti eventi segnalati, la generosità e anche per la genialità del titolo del blog , che mi piace assai.
In quanto al punto debole, nocciolo del post, mi spiace che questa volta tu non sia stata dei nostri; ti sei persa il polso della situazione, che data l’atipicità dell’evento era l’unica reale fonte attendibile.
Il concentrato di intelligenza a cui siamo abituati nel web, c’era tutto e naturalmente fino da subito il sempreinpiedi- Berlusconi è passato in secondo piano ed è stato il sistema il vero bersaglio, con gli slogan migliori filo- green peace ; ed è nell’area di questa aspirazione che, io credo, si giocherà la prossima partita. – eine frage:non sei stata neanche un poco curiosa? –
See you to the next
Nishanga*
*nell’organizzazione del NBD in Berlin. Metà nel gruppo politico e l’altra metà nel gruppo Artè
dicembre 7th, 2009 @ 5:47 am
Riesco solo adesso a leggere questo post e ti ringrazio per averci linkati.
Non so se hai letto il mio post di preoccupazione, ma a quanto pare è andato tutto per il meglio. Devo dire che non mi aspettavo la partecipazione che c’è stata. Alcuni si aspettavano di più, ma per quello che siamo riusciti a fare in due settimane (compresi gli errori), direi che è stato un successone.
Che te ne è sembrato?