Ampelmann ha perso il suo papà

Ampelmännchen by Ema
Ampelmännchen by Ema

Se fosse stato un vigile esemplare ora potremmo scrivere con la tenerezza del compilatore di necrologi che il buon dio lo ha chiamato in cielo per dirigere il traffico celeste: serafini che sfrecciano come boeing, mentre le sante e i martiri cercano di attraversare le nuvole senza farsi travolgere. Invece Karl Peglau, nato nel 1927 a Bad Moskau sul confine polacco, era niente meno che uno “psicologo del traffico”: studiava presso l’istituto di Medicina del Traffico di Berlino come rendere più sicure le strade, analizzando la psicologia del guidatore e del pedone per ridurre la possibilità degli incidenti. Era uno che credeva nella possibilità di migliorare il mondo con la razionalità e l’immaginazione, uno scienziato che nella neonata DDR vide il luogo perfetto per applicare l’ideale al reale e rendere concreta l’utopia. Mentre si dedicava a così alti fini trovò anche il tempo di creare una delle più celebri mascotte della DDR: Ampelmännchen, l’omino del semaforo.
Oggi però gli omini verdi e rossi luccicano con meno allegria, visto che sono rimasti orfani: dal 29 novembre 2010 il signor Peglau non c’è più.
Va pur detto che Karl Peglau non voleva passare alla storia semplicemente come il loro papà, da vero uomo della Germania post-bellica aveva infatti scopi ben più rivoluzionari. La sua ossessione era sempre e comunque in rosso, giallo e verde: i semafori con il sistema a luci di tre colori presentavano ai suoi occhi una grave falla progettuale, di fatto non comunicano ai daltonici e sono poco visibili in certe condizioni di luminosità atmosferica. Per questo il suo progetto consisteva nel modificare tutti i segnali luminosi e unire ai colori anche una forma geometrica che indicasse a ogni autista, in modo inequivocabile e sufficientemente intuitivo, di fermarsi o procedere. Purtroppo, sebbene la neonata DDR avesse voglia di distinguersi – e in meglio – in tutto il mondo, non c’erano soldi per modificare l’intero sistema semaforico della nazione. Ben altro discorso si poteva fare per i semafori pedonali. Negli anni sessanta, in Germania, non erano ancora molto diffusi, e la gente attraversava le strade un po’ a suo rischio e pericolo (praticamente come adesso visto che a Berlino il verde dura giusto il tempo di chiudere gli occhi e lanciarsi in mezzo alla strada facendo gli scongiuri).
Karl Peglau fece perciò disegnare alla sua segretaria due omini: un tozzo soldatino rosso che a piedi uniti e braccia aperte intima un chiaro “altolà, fermi tutti” e uno scattante omino verde che con atletica falcata si lancia per attraversare la strada (forse in quel modo il signor Peglau voleva anche suggerire: “correte che il verde durerà poco”). I due segnali presentavano una serie di vantaggi funzionali, come la superficie luminosa, ben più grande e quindi più visibile rispetto a quella dei colleghi dell’Europa dell’Ovest. Inoltre erano immensamente più accattivanti, simpatici e chiari: comunicavano in maniera diretta a tutti, in special modo ai bambini, sulla cui educazione stradale il sistema scolastico della DDR insisteva con particolare solerzia (propinando esami e distribuendo premi e medagliette).
Solo qualche funzionario di partito storse un po’ il naso perché il cappello di Ampelmännchen rimandava a un cliché un po’ borghese… non era certo il copricapo che un operaio comunista si metteva al mattino per andare al lavoro. Ma in quegli anni (era il 1961), i funzionari di partito erano impegnati a tirare su il Muro di Berlino, non a migliorare la vita della gente.
Ampelmännchen in versione rossa e verde piacque subito a tutti. La DDR era uno stato serioso, poliziesco e duro, ma esteticamente ha sempre coltivato una certa naiveté: c’era alla sua base una quota di sogno, la possibilità di rifare tutto da capo e quella stessa voglia di migliorare il mondo con la razionalità e l’immaginazione che pure il dottor Peglau perseguì sempre.
I momenti più brutti per i suoi figliocci arrivarono proprio quando il Muro cadde e le Germanie si unificarono. L’occidentalizzazione della DDR provocò la temporanea scomparsa delle lampade stradali con i buffi omini e ci volle una vera e propria sollevazione popolare per salvare l’Ampelmännchen dalle discariche e dall’oblio. Lo recuperarono prima come oggetto di design e poi lo ripiantarono in tutta Berlino, specialmente nell’ex-settore Est.
Ampelmännchen è diventato così uno dei principali protagonisti della Ostalgia, il sentimento di nostalgia per la DDR e i suoi prodotti. E oramai a Berlino lo troviamo non solo nei semafori: borse, magliette, tazze, cappellini, lampade, biscotti, caramelline gommose… Ampelmännchen ha ben tre negozi dedicati alla sua immagine sparsi qui è la nella città (il più grande è negli Hackeshen Höfe) e governa su un impressionante impero di souvenir.
Dal 2004 Ampelmännchen ha anche una fidanzatina, Ampelmädchen, che vive nei semafori di Zwickau e Dresda, ha due belle treccine e un gonnelllone da contadinella, ma in realtà è una intrepida virago dei diritti di gender, visto che è nata per combattere l’intrinseco maschilismo dei segnali stradali (e anche questo fa parte del senso di giustizia della nuova Germania: una sovrabbondanza di politically correct che appare però del tutto giustificata se la si confronta con gli eccessi di scorrettezza politica che la Germania ha sofferto in passato, almeno dal 1933 in poi).
Il signor Peglau ci lascia quindi una grande famiglia rossa e verde, nata apposta per non passare inosservata, ma soprattutto per migliorare la vita alla gente. Uno schizzo di simpatia nel grigiore delle strade, un appiglio di paciosa sicurezza nel trambusto del traffico urbano. Forse per tutti questi meriti gli hanno riservato un posto in quel paradiso speciale dove vanno i comunisti, sempre che ne abbiano voglia. E chissà come è il traffico lì… speriamo intenso, complicato e incivile, così che il Signor Peglau non si annoi assolutamente mai!

Per approfondire la storia romanzesca dell’omino e della donnina del semaforo, leggete qui, straordinariamente esiste anche una versione in italiano!
http://www.ampelmann.de

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