Berlino: Natale sui due lati del muro

Il Natale è una fonte inesauribile di argomenti: credenti o non credenti i blogger’s innalzino le loro lodi a Santa Claus e a Gesù Bambino, al Sol Invictus e alla Regina delle Nevi, all’eterna guerra Panettone-Pandoro e ai filmoni delle vacanze che hanno fatto lobby tutti insieme e ci suggeriscono milioni di spunti per scrivere.

Cercando perciò di conciliare i temi natalizi con il mio quotidiano orizzonte berlinese mi accorgo che – marzapane a parte – ci sono cose che come al solito capitano qui e in nessun’altra parte del mondo. Ovviamente le ragioni vanno cercate nella storia di questo luogo. Nei ruderi che lascia. Nella città e nello spirito delle persone che la abitano.

Ma non diventiamo subito dottoroni, andiamo sul pratico. Anzi, praticamente, se in questi giorni siete a Berlino (perché ci abitate, o siete in vacanza o state squattando il soggiorno di un amico), provate per esempio ad andare dopo il tramonto sulla Bernauer Strasse (ci passa la M10). Là dove un tempo correva il Muro e la striscia della morte e la Vopos sparava a chi saltava… guardatevi intorno. Prima a Ovest, poi a Est.

Natale. Su due lati.

Lato Ovest, un tempo settore francese. Le casette popolari di questa propaggine di Wedding sono talmente illuminate che persino Babbo Natale dovrà mettersi gli occhiali da sole. Cascate di lampadine, catene di stelle, renne lampeggianti, palline incandescenti. Si va dagli alberi di Natale in fibra ottica cangiante, ai tubi-light multicolor. Dalle girandole rosse e blu, alle comete di neon. Aggiungetevi una decina di effetti luminosi (acceso/spento, uno accesso/uno spento, rapido lampeggio/pausa/rapido lampeggio, flussi di luce come onda energetica, scarica a raffica/pausa/timida ripresa/pausa/scarica a raffica etc. etc.) ovviamente tutti festosamente fuori sincro. Un trionfo fotonico e spudorato che inneggia alle feste, senza alcun timore di essere troppo appariscente, troppo consumista (pensate alle bollette elettriche), in sostanza troppo “americano”.

Lato Est, un tempo settore sovietico. O meglio: muro anteriore, striscia della morte, muro posteriore, zona di controllo, Berlino Est. Questa stratificazione di sorveglianza era qui sulla Bernauer Strasse proprio a ridosso delle case di Berlino Ovest. Il Muro aveva tagliato in due la strada, separando con malagrazia vicini di casa e dirimpettai. Ebbene, guardando a est, oltre le luci del Memoriale al Muro di Berlino, vedrete solo nero. Alberi, pochi, cresciuti in prati incrostati di ghiaccio. Gelide pareti di lontani palazzi che non ci offrono né un balconcino né una finestrella. Magari, se siete fortunati, vedrete la stellina di un minuscolo abete pulsare dietro una tendina, un babbino natale aggrappato disperatamente a un davanzale, un candelabro elettrico appoggiato alla finestra per illuminare il centrino della nonna polacca.

Il punto è che tutte le case che si affacciavano sulla Bernauer strasse da quel lato della strada vennero sgomberate e abbattute per fare posto al Muro e alle sue appendici di controllo. La gente che popolava il quartiere separata e allontanata. Ecco l’origine del grande deserto buio. E poi il regime ha cancellato – non dimentichiamoci che si professava “l’ateismo di stato” – lo spirito del Natale. Figuratevi che persino gli “angeli” erano stati ribattezzati in senso socialista: siccome non si potevano estirpare dall’immaginario collettivo erano rientrati nei festeggiamenti concessi dalla DDR come “bambini alati del nuovo anno”, compagni! Se il modello di confronto era quello super commercializzato importato dagli USA, non era davvero difficile condannare e cancellare una festa che aveva già perduto l’anima.

Quindi, quando camminiamo nell’ex-settore orientale di Berlino ricordiamoci sempre che qui il Natale è giovane, ha circa vent’anni. É stato re-importato dopo la caduta del Muro, ovviamente nei suoi aspetti più esteriori e semplici. Sicuramente come un grande affare commerciale.

Ci sono intere generazioni nell’ex Germania Orientale che non hanno mai goduto le gioie segrete di decorare un abete (meno che meno allestire un presepe…che, come già avevo scritto, qui è considerato una stramberia cattolica…con tutte quelle pecore e la neve di cotone e i laghetti di specchio rotto e soprattutto – alzi la mano chi non l’ha mai fatto – l’accostamento arbitrario di palme del deserto con capanna di tronchi in perfetto stile tirolese), tanti non hanno mai conosciuto l’attesa – dolce tortura– di una creatura sovrannaturale che nottetempo si infila nel camino per ricompensare un anno di buone azioni (o le ultime due settimane di dicembre) con il giocattolo a lungo sognato. Rimpinzarsi di mandorlato, cioccolatini e panettone per tre settimane come se non ci fosse più altra occasione nella vita. Uscire a mezzanotte per andare a una messa (cosa che, da piccoli, appare sempre come evento irregolare, misterioso e quindi un po’ magico). Bere la prima coppa di spumante. Farsi gli auguri. E, fino a che l’età ce lo ha permesso senza farci sentire/sembrare ridicoli, la recita di Natale!

I piccoli comunisti certe cose non le fanno. Non le hanno fatte. Non hanno potuto farle.

Ora non so se questa sia una mancanza irrecuperabile nel processo di crescita e sviluppo di un essere umano. Personalmente sono nemico di ogni materialismo, specie se precoce, specie se dogmatico. Ma non sarò certo io – meno che meno attraverso un blog – a salvare lo Spirito del Natale. Specie se subisce attacchi da ogni fronte.

A Est i comunisti che volevano mangiarsi Gesù Bambino, a Ovest gli americani che gli avrebbero offerto volentieri un contratto come super testimonial (dalla mangiatoia alla croce – The Passion docet).

Berlino come sempre nel mezzo.

Che città inopportuna! Che città equilibrista!

Divisa ancora da Muri invisibili e Terre di Nessuno, Ostalgie e Centri Commerciali.

Solo la neve cade da sempre uguale, su qualunque lato del Natale.

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