Sprachen des Futurismus: Marnietti & Friends al Martin Gropius Bau di Berlino fino all’11/1/10
Post di AnnAPosted on | dicembre 15, 2009 | No Comments
Cent’anni fa la rivista francese “Le Figaro” pubblicava gli undici punti del “Manifesto dl Futurismo”, l’atto di nascita e documento programmatico dell’arte d’avanguardia nella sua prima manifestazione, e dava in questo modo visibilità internazionale agli artisti e intellettuali italiani del circolo di Filippo Tommaso Marinetti, firmatario del programma.
Gli undici punti del Manifesto sono il grido di sfida dei giovani italiani alla cultura del passato, alla cultura invecchiata di un’Europa che si sta ripiegando su se stessa e sta difendendo le sue rughe e i suoi acciacchi con le unghie e con i denti.
Propongono azione in contrasto alla passività dei loro concittadini. Movimento, contro la staticità della cultura italiana. Violenza contro il buonismo. Guerra, contro quella pace fragile e irreale che avvolge l’Europa da molti anni. Sono affascinati dalle macchine e dalla modernità, dalla tecnologia che per la prima volta nella storia sta entrando nelle case della gente, è sotto gli occhi e alla portata di tutti. L’avanguardia si propone di fare la Rivoluzione, la rivoluzione delle forme innanzitutto. Vuole indagare fino in fondo il potenziale della materia, trovare nuove forme di espressione dei vecchi strumenti e crearne di assolutamente nuovi, immacolati, futuristi.
Il Martin Gropius Bau di Berlino ospita fino all’11 Gennaio 2010 la mostra “Sprachen des Futurismus” (“Linguaggi del Futurismo”), allestita in collaborazione con il Mart di Trento. Un’esposizione che presenta, in successione cronologia e tematica, le opere più importanti della produzione futurista dal 1909 agli anni Trenta.
Pittura, scultura, grafica, letteratura, teatro, fotografia: non c’è campo dell’arte con cui i futuristi non si siano confrontati. Il futurista è l’artista aggressivo, che disprezza qualunque mollezza e femminilità – nel suo senso tradizionale e artificioso, che inneggia al rovesciamento violento dell’ordine costituito e sperimenta qualunque nuovo mezzo la tecnologia metta a sua disposizione. Un movimento dall’ideologia aggressiva ma debole, precedente a qualunque partito politico e passibile di numerose interpretazioni – e strumentalizzazioni. Ideale come arte di propaganda per le nuove idee estreme di stampo fascista – Fascismo e il Futurismo avranno strettissimi legami data la crescente vicinanza di Marinetti al neonato partito, a Benito Mussolini e al Vate d’Annunzio nell’impresa fiumana.
Marinetti prenderà tuttavia ben presto le distanze dal fascismo, salvo poi tornare sui suoi passi molti anni dopo. Un orientamento politico incerto insomma, dove le uniche costanti sono lo sfegatato bellicismo dell’artista (Marinetti partirà sempre volontario per il fronte, l’ultima volta all’età di 66 anni), l’amore per la novità e il disprezzo per la tradizione invecchiata. Marinetti e colleghi propongono nuovi modi di guardare alla produzione artistica e soprattutto ai suoi strumenti, vogliono liberare il mezzo e la forma d’espressione dagli inutili fronzoli barocchi che intralciano la visione dell’opera.
La grammatica scompare nelle “Parole in Libertà” di Marinetti, e la nuova lingua è primitiva e diretta, violenta. La forma plastica diventa semplice e immediata, la pittura scomposizione del colore e della forma, la fotografia fotomontaggio, e la tipografia assume un ruolo centrale nella creazione di nuove opere d’arte, collages parlanti che sono grida e solgan del mondo che verrà.
Nel leggere il Manifesto del Futurismo si può pensare di essere di fronte alle cronache dei primi anni del Novecento: i movimenti delle masse, l’uomo in guerra, la velocità e la violenza, il progresso, il futuro che sembra essere finalmente arrivato, il disprezzo della viltà e della debolezza, la lotta come condizione “normale” e costante dell’essere umano. Ma tutto ciò nella vita vera arrivò almeno dieci anni dopo: che sia la vita ad imitare l’arte?
Il testo del manifesto del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti 1909:
1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità
5-Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore
10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria
11-Noi canteremo le locomotive dall’ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo.

Il catalogo della mostra
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