Harald Schmitt, fotografie da un mondo diverso – Martin Gropius Bau fino al 18 Gennaio 2010

Il Blocco Sovietico, i Paesi Comunisti, la nascita di Solidarność, l’avvicinamento di Gorbatschow al potere, il movimento pacifista, la malattia mortale del sistema sovietico. Eventi e concetti del mondo di ieri, del secolo scorso, di un passato così passato che in molti fanno già dell’ironia al riguardo. Un mondo scomparso, tutto sommato, non così tanto tempo fa, e che ha lasciato all’Europa al mondo un segno, un’eredità indelebile.

Harald Schmitt è uno dei pochi, forse privilegiati, uomini occidentali ad aver visto quel mondo molto da vicino, dall’interno, dal podio dei poteri. Il suo peculiare potere è quello di catturare le immagini, di essere fotoreporter per l’occidentalissima rivista “Stern”.

Schmitt, classe 1948, inizia la sua carriera di fotografo lavorando tra Bonn e Trier come fotogiornalista sportivo e politico. Dal 1970 collabora con “Stern”, dal ’77 all’83 è inviato a Berlino Est. Va in viaggio con Honecker, vede e immortala gli intellettuali reietti, sorvegliati e resi innocui dal regime. Vede la gente rischiare la vita negli scioperi dei primi anni Ottanta e la nascita del movimento pacifista. Vede la Germania est in tutta la sua nuda e cruda realtà, e manda al di là della Cortina di Ferro immagini rare, immagini ghiotte per chi dall’ovest è curioso di vedere come vivano mai questi comunisti. Le immagini di Schmitt non sono certo del tipo che i governi filomoscoviti
utilizzerebbero come propaganda. Anzi, sono di quelle che nasconderebbero: la DDR non rinnoverà nel 1983 il visto a Schmitt.

Il Martin Gropius Bau dedica nel 2009 una personale a Harald Schmitt. Fino al 18 Gennaio il salone centrale al primo piano del palazzo è trasformato in una lezione di storia per immagini, un ritratto in 120 scatti dei protagonisti dell’utopia socialista e della sua disfatta. Schmitt scatta spesso in bianco e nero, le persone sono al centro del suo interesse e della sua ricerca. Mostra ai tedeschi dell’ovest i loro cugini dell’altra Germania, mostra persone che per un fortuito accidente vivono in un mondo agli antipodi, lontano una manciata di chilometri.

Le foto di Schmitt sono semplici e oneste, prive di retorica e fulminanti nella loro semplicità. Un uomo che lava la sua Trabant, una statua di Lenin distrutta, lo sventolio delle bandiere dell’est sorrette dai cittadini esausti del loro destino mai scelto. Schmitt ha la tecnica e i mezzi per cogliere l’attimo di quel passato prossimo, e la fortuna di essere attivo all’interno di una cornice che sarà, pochi anni dopo i suoi scatti, un ricordo da cartolina.

Martin Gropius Bau

Niederkirchnerstrasse 7

10963 Berlin

Orari: Mercoledì-Lunedì dalle 10 alle 20

Chiuso il Martedì

La mostra “Harald Schmitt – Sekunde, die Geschichte wurden” ha ingresso libero.

Harald Schmitt - Lenin caduto dal podio, 1991
Harald Schmitt – Lenin caduto dal podio, 1991

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *