Mr. Sandman, bring me a dream!

Das Sandmännchen
Das Sandmännchen

Un augurio per la fine del 2009: che l’uomo della sabbia entri questa notte – o domani, in caso non andiate a dormire – dalle vostre finestre con un sacco pieno della sua polvere magica, e vi accompagni nel sonno portandovi i sogni migliori e più propiziatori per il nuovo anno.

Mi raccomando però: lasciate entrare solo l’omino della sabbia della Germania est (guardate a foto per non sbagliare). E’ l’unico ad essere carino e simpatico – e a portare sogni dolci e non incubi orrendi.

L’idea di una trasmissione televisiva con l’omino della sabbia come protagonista era nata in Germania Ovest all’inizio del 1958, e la sua prima messa in onda sarebbe dovuta avvenire il 1 Dicembre. Ma come spesso accadde nella storia delle Due Germanie, lo spionaggio mediatico ebbe la meglio: all’est intercettarono l’idea, piacque, e allo scenografo e costumista Behrendt furono commissionati concepimento, progetto e realizzazione di Sandmann. Tempi di consegna: due settimane. Dovevano battere gli occidentali sul tempo, e andare in onda una settimana prima.

L’eroe del lavoro riuscì nell’impresa e con un successo tale che il piccolo Sandmann da lui inventato è dopo oltre cinquant’anni ancora lo stesso che ogni sera da la buonanotte a moltissimi bambini. Sandmann vive nella “Märchenland”, la terra delle fiabe, ha molti amici di varie specie del regno animale che lo aiutano a mettere in scena le favole che lui racconta ai bambini – oggi naturalmente meno politicizzate che negli anni Sessanta, quando Sandmann andava in orbita con i cosmonauti sovietici e andava a trovare le truppe della DDR. Sandmann ha sempre con sé un sacco di polvere magica, e si sposta con tutto quello che vuole, dal treno alla motoretta all’elicottero ai veicoli più futuristici e sensazionali. Ha un viso molto dolce e fa sorridere.

Il suo collega dell’ovest andò ben in onda una settimana dopo. Per quarant’anni raccontò ai bambini dell’ovest le fiabe, ma non convinceva, specie perché gli mancava il sacco di polverina (il che magari è anche appropriato in Germania ovest) e la sua barba era imbarazzantemente corta. E il suo viso non abbastanza rotondo. E le sue storie un po’ noiose. O magari questa è solo la mia opinione – ma la storia parla da sé: nel 1990 fu unificata la Germania, furono unificate le trasmissioni, furono unificati anche i Sandmännchen. E quello che oggi manda a dormire milioni di bambini federali è ancora il Sandmännchen Ost, quello della DDR.

La figura dell’uomo della sabbia fa parte del folklore tedesco da molti secoli. E.T.A. Hoffmann la riprende nel 1816 facendone l’onirico antagonista del giovane Nathanael nella novella “der Sandmann” (appunto, l’uomo della sabbia). Una sorta di uomo nero/Freddy Kruger con la cappa e il bastone.

L’efficacia della figura è subito evidente dal successo di pubblico che la novella riscuote: sono gli anni di Frankenstein, del Romanticismo, della grandezza della letteratura e della filosofia tedesche, in cui l’indagine sulla doppiezza intrinseca all’essere umano ha un ruolo fondamentale. Sandmann diventa subito una figura classica della letteratura gotica dell’Ottocento, tanto da essere protagonista anche di una fiaba di Andersen, e da essere tenuto ben in mente da Freud, che cent’anni dopo utilizza l’uomo della sabbia di Hoffmann come esempio peculiare di “perturbante”.

Il secondo Dopoguerra vede un’ulteriore ripresa della figura dell’uomo della sabbia, ma l’immaginario collettivo degli anni Cinquanta ha probabilmente bisogno di leggerezza e coccole: questa volta Sandmann riveste i panni molto più simpatici dell’omino con il cappello la barbetta bianca a punta che accompagna i bambini verso il sonno leggendo loro una fiaba della buonanotte, e inondandoli di polvere di stelle.

Buon anno e buoni sogni a tutti!

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