Ossimoro Berlinese: quando il vuoto è pieno

Scrivo spesso che Berlino è una città piena di vuoti. Buchi, cancellature, bombe esplose o inesplose, luoghi devastati, nomi dimenticati o censurati. Tutti questi vuoti apparenti sono ovviamente vuoti colmi di storia. Sono manifesti del passato, monumenti intangibili ma che non possono essere ignorati. Accade talvolta che questi manifesti vengano riscritti. Diventano cioè come i papiri palinsesti: quei papiri che, in tempi poveri e duri, venivano cancellati e riscritti due volte. Si faceva economia sul supporto, il papiro era costosissimo, e si lasciava ai posteri uno scritto doppio: oggi con le moderne tecnologie possiamo leggere sullo stesso foglio due testi, uno antichissimo (che è rimasto inciso) e uno nuovo (vivido e colorato).

Berlino è piena di palinsesti. Spazi pieni di storia passata (incisa, incrostata, incancellabile) su cui poi si scrive qualcosa di nuovo. Spesso e volentieri gli artisti contemporanei hanno approfittato (o scelto consapevolmente) questi spazi vuoti/pieni per scriverci sopra qualcosa di unico. E Berlino si riempie di racconti sovrapposti l’uno all’altro: il passato spesso atroce, fumante di carne bruciata, rosso di bandiere omicide, e il presente, pieno di promesse, creatività, sogno. Libero e slanciato nel futuro.

Prendiamo ad esempio il Neues Museum: dopo la seconda guerra mondiale era ridotto a un rudere e così è rimasto fino a dopo l’unificazione. Quello che era uno dei templi della grandezza germanica, del suo amore per l’arte era diventato il simbolo della sua rovina, fisica e morale. In tutti gli anni della DDR non si trovò un soldo per rimetterlo in sesto e quell’edifico sbriciolato valeva come segno delle difficoltà concrete in cui si trovava l’utopia socialista. Con la Wende, l’unificazione della Germania e il trasferimento della capitale a Berlino anche il Neues Museum è stato travolto dall’ondata di ricostruzione. In dieci anni lo studio di David Chipperfield ha ridisegnato la sua  architettura interna, creando uno degli spazi espositivi più interessanti di Berlino. La casa per la regina Nefertiti, come avevo raccontato qualche tempo fa, al momento della sua inaugurazione.

Ma quando il Neues Museum era ancora vuoto, quando era uno spazio colmo di storia ma privo di opere d’arte, puro potenziale spaziale…possibile che nessun artista abbia pensato di scriverci? Certo che no. Quando il vuoto era ancora vuoto, Sasha Waltz, uno dei nomi più importanti della danza contemporanea, erede e rinnovatrice della tradizione della Bausch, ha messo il suo segno, creando una spettacolare coreografia, intreccio di corpi, immagini e musica dal vivo, che ha avuto per i berlinesi il valore di una vera e propria inaugurazione artistica del Museo. Anzi una sua purificazione spirituale.

Uno dei più bei ricordi del 2009. Ma anche un occulto monito: cosa accadrà quando tutti i vuoti di Berlino saranno pieni? Non perderà questa città la sua anima? Ci penso spesso. Specie quando passo davanti al grande prato lasciato dall’abbattimento del Castello di Berlino e poi del Palast der Republik. Quanta storia, quanto potenziale sono raccolti in questo cuore trasparente di Berlino. Quanta storia, quanto potenziale verranno soffocati se qualcuno ci porrà una mano pesante e cementificante.

Ma per ora godiamoci un pezzo di Dialog 09, l’opera di danza itinerante che Sasha Waltz ha concepito esclusivamente per gli spazi vuoti del Neues Museum: un dialogo tra storia antica, architettura contemporanea, regine morte, danzatrici vive, corpi in movimento e voci umane, artisti e visitatori. Un dialogo che, come gli incontri più belli della nostra vita, è accaduto una volta sola. Una per sempre, una per tutte.

Ora il Museo è pieno. E il vuoto non c’è più.

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