Berlin Babylon – “Tutto è solo future rovine”

Berlin Babylon, 2001
Berlin Babylon, 2001

“Il futuro della torre di Babele si trovava nelle mani di artigiani per i quali nessuna fatica era troppo grande. Erano decisi a completare quello che avevano iniziato, anche se durante la costruzione il loro linguaggio si era confuso. Quando la torre fu completata, sotto Nabukatnezar, i loro volti erano solcati dai segni della fatica. La torre rimase al suo posto finché Alessandro il Grande non prese potere sulla città come costruttore. Egli ordinò di distruggere la torre fino alle fondamenta per costruirne una nuova. Ma alla fine lasciò vuoto quello spazio”.

E’ così che inizia Berlin Babylon, con queste parole che scorrono sullo schermo e ci proiettano nell’immaginario biblico, mitologico, di una torre alta fino al cielo e fatta di vanagloria.

I novanta minuti successivi ci fanno comprendere il senso molto azzeccato di questo iniziale rimando babelico: sulla musica degli Einstürzende Neubauten iniziano subito a scorrere paesaggi post-bellici, demolizioni, edifici in rovina, e poi modelli di nuovi palazzi, di una nuova città. Dalla musica emerge un gigante dettagliatissimo, inafferrabile da occhi non esperti: Berlino.

Berlin Babylon viene girato a Berlino tra il 1996 e il 2000. Per quattro anni Hubertus Siegert, ideatore e regista del documentario, segue con la sua telecamera sopralluoghi, scavi, cantieri – segue la costruzione di questa contemporanea Babele, che dopo la “Wende” (la “svolta” con la quale il tedesco descrive il momento di passaggio della riunificazione) ha l’occasione unica di reinventarsi, riunirsi e costruirsi una nuova faccia da presentare al mondo, ideata ex novo e a tavolino.

La faccia di Berlino non è certo un tema facile, specie dopo il Novecento crudele e l’epopea del muro, che alla sua demolizione nel 1989 lascia enormi spazi deserti in mezzo alla città riunita, lascia fogli bianchi di terra sporca da riempire con le idee degli architetti di tutto il mondo.

Quello che il muro si lascia alle spalle è tuttavia anche una città che ridiventa capitale in un Paese che ridiventa unico, ma la cui identità unitaria è ancora di là da venire – oggi ancora, figuriamoci nel 1996. La Berlino dei primi anni Novanta è costretta a riguardare in faccia i buchi lasciati dalle bombe cinquant’anni prima, a riscoprire la sua storia di tormenti e divisioni prima di decidersi, finalmente, a ridarsi un volto di città unita.

Berlin Babylon documenta attentamente molte delle fasi di crescita di questa nuova Berlino, dai cantieri della Potsdamer Platz e della Hauptbahnhof alla reinvenzione del parlamento tedesco e ai molti interventi urbanistici nei quartieri centrali di Berlino. Il cuore del dibattito che serpeggia in quegli anni è complesso ricco di spunti, visto il recente passato della città: qual è la strada da seguire nella ricostruzione di Berlino – meglio inserirsi in una tradizione e riproporre il modello di città preesistente, o cogliere l’occasione e osare di proporre qualcosa di completamente nuovo e senza precedenti?

Siegert lo chiede agli addetti ai lavori, agli architetti che hanno ricostruito Berlino e pianificato il suo futuro. Li segue al lavoro, sopra e sotto la terra, in cima alle gru e nelle fondamenta allagate, nel loro titanico sforzo per riportare alla luce le rovine del passato, sepolte da mezzo secolo di amnesia,  e costruire edifici asettici e ottimisti, destinati a breve a diventare le “rovine del futuro, materiale per il prossimo turno”, sopra i quali a guardar bene serpeggia già una certa “melancholia, mon cher“.

Gli spazi che la città decide di darsi negli anni della Riunificazione diventano spunto di riflessione sulla vera sfida che questa città si è trovata ad affrontare con la morte della DDR – una sfida fatta di una nuova quotidianità comune, quindi di nuovi spazi che parlino a, e di, tutti i tedeschi. Avercene.

Berlin Babylon documenta in maniera molto accurata le difficoltà- ancora oggi, dopo più di vent’anni, di là dall’essere superate – di questa presa di posizione  e della sua realizzazione. Le immagini che vediamo sono spettacolari nella loro unicità – una capitale europea sventrata, alle porte del nuovo Millennio e della nuova Europa. Il montaggio e la musica che le accompagnano le rendono di una bellezza inquietante, solenne. Comunicano quel sentimento che per qualche motivo si ha spesso aggirandosi per la “Nuova Berlino”: la serpeggiante intuizione che ci sia qualcosa di nascosto, uno spirito antico che riposa nelle fondamenta dei palazzi  ultracontemporanei. Che se siamo dei romanticoni possiamo sentire come la voce di una città risorta dalle sue ceneri. Cinicamente invece percepiamo lo sforzo titanico, dispendioso, necessario e spesso goffo o stroncato, fatto da Berlino dal 1990 in poi, quando, spogliata della corazza del muro, ha dovuto rivestirsi di credibilità.

Il mio consiglio è di inserire il film nella lista delle cose da vedere, che si conosca Berlino o meno è certamente la documentazione di qualcosa di unico nella storia europea. E se non doveste capire il tedesco e foste sprovvisti di sottotitoli – beh, sprofondate nella poltrona e godetevi lo scorrere delle immagini sulla splendida musica, che sull’anima di Berlino riesce a dire più di molte parole.

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