Berliner Boulevard der Stars: la Via delle Stelle in Potsdamer Platz

Potsdamer Platz è nell’urbanistica e nella storia di Berlino un luogo speciale: sarà perché è un incrocio e fin dall’antichità gli incroci sono sempre stati considerati i luoghi preposti agli incontri straordinari.

A partire dall’8 febbraio ci si incontreranno soprattutto le lunghe file (ordinatissime e composte essendo noi in Germania) di chi attende di comprare o ritirare un biglietto per una delle proiezioni diciamo così “popolari” del festival: il colossale cinema ospitato nei sotterranei del Sony Center è infatti uno dei poli principali di questo evento, e, per gli interessati, funge da biglietteria centrale per tutti coloro che non possono fregiarsi di accrediti stampa, pass per addetti ai lavori, inviti speciali o una faccia così nota, ma così nota, che la fila si possa aprire come il Mar Rosso davanti a loro.

Insomma, è il luogo dove si incontrano gli appassionati di cinema, quelli che i film li vanno a guardare davvero e gli attori preferiscono vederli sul grande schermo anziché attraverso una siepe di braccia, videofonini e telecamere nei luoghi dove il festival, giustamente, si colora di mondanità, là dove si stendono i tappeti rossi e si liberano temibili addetti alla sicurezza di schiatta vichinga per fare sfilare sicure le star sorridenti, elegantissime, pettinatissime (ed essere sorridenti, elegantissimi e pettinatissimi in questo febbraio berlinese umido e spietato è veramente degno di ogni onore).

Forse per saziare un pochino la “voglia di v.i.p.” di chi è in coda, o forse perché la Berlinale ha oramai raggiunto un’età da signora (sessant’anni) e può agghindarsi di certe chiccherie senza apparire kitsch, da quest’anno la Potsdamer Platz si doterà anche di un “viale delle stelle” copiato pari pari da quello hollywoodiano.

A inaugurare con la sua stella questa Berliner Boulevard sarà la diva berlinese per eccellenza: Marlene Dietrich, la quale però – ha fatto sapere – non presenzierà alla cerimonia perché sta meglio dove sta adesso, là dove brillano le stelle vere (la Berlino che ha lasciato in fondo era molto diversa, e c’era fra la diva e la città una tesissima relazione a distanza, di amore/odio, trasformata in velenosa antipatia dalle ripicche del Fuehrer).

La posa della prima stella avverrà il 12 febbraio 2010, e insieme a quella della Dietrich saranno collocate altre 40 stelle dedicate agli attori, ai registi e ai drammaturghi che hanno fatto la storia del cinema tedesco – innanzitutto – mondiale – poi -. Sarà una delle cerimonie più importanti di questa sessantesima Berlinale e porterà probabilmente un po’ di tappeti rossi, guardie vichinghe e star pettinatissime anche qui.

Ma sarà una posa temporanea, destinata a durare solo il tempo del festival. Di fatto il Boulevard verrà fagocitato subito dopo dai lavori senza fine della Potsdamer Platz e sparirà sotto i cingoli, le betoniere, le ruspe per riapparire, si spera definitivamente, a settembre. E ti pareva? Poi si spera che i Berlinesi lo lascino in pace per un po’, e, come promesso, lo arricchiscano di anno in anno con altre nuove 10 stelle.

Ma questa città, e Potsdamer Platz in particolare, è insofferente alla stasi, e uno dei suoi vezzi è proprio la sua straordinaria instabilità. Una urbanistica fluttuante, unita a una storia che avanza a catastrofi e miracoli.

Probabilmente i veri monumenti di questo incrocio magico che è Potsdamer Platz sono le gru, non le stelle nel cemento della strada. Una poesia del fare e del disfare che si compone i lenti movimenti circolari sopra le teste dei viandanti, e ci invita a guardare in alto, in quel Cielo sopra Berlino reso immortale da Wenders dove si incontrano angeli, dive, venti siberiani, aerei low cost, odore di wurstel e profumo di neve, forse l’unica cosa immutata e immutabile di questa città.

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