Hanna Schygulla: da Marylin a Marlene un omaggio della Berlinale alla carriera della musa di Fassbinder

“Il viso di Hanna Schygulla è un fazzoletto di seta che qualcuno ha gettato in aria, e sul quale vengono proiettate delle immagini mentre ancora fluttua sospeso”.

Così la pensa il premio nobel per la letteratura Elfriede Jelinek, riferendosi soprattutto ai primi film interpretati dall’attrice tedesca, quando la pellicola non era a colori e lo sguardo trasognato e la pelle candida di Hanna Schygulla sembravano fluttuare nel gioco di luci ed ombre del cinema bianco e nero.

La carriera cinematografica di Hanna Schygulla inizia nel 1967 a Monaco, dove l’attrice frequenta la scuola di arti drammatiche e dove, soprattutto, inizia quel sodalizio che durerà per i successivi quindici anni con il regista Rainer Werner Fassbinder.

Se Jalinek ha competamente ragione a paragonare la Schygulla a un fazzoletto di seta circondato da un gioco di luci agli inizi della sua carriera, è notevole come il tempo aggiunga spessore al viso di porcellana e calore agli occhi sfuggenti dell’attrice. Pochi anni dopo il debutto della coppia Fassbinder / Schygulla, avvenuto nel 1969 con “Liebe ist kälter als der Tod” (“L’amore è più freddo della morte”) e con la complicità del colore Hanna Schygulla arriverà a bucare lo schermo in tutti i suoi ruoli.

E’ sempre protagonista nel film di Fassbinder, è la sua musa e presta viso, corpo e anima ad alcune tra le figure femminili più potenti e rappresentative del cinema tedesco del dopoguerra. Voglio ricordare in particolare “Die Ehe der Maria Braun”, (“Il matrimonio di Maria Braun”), film del 1979 nel quale Maria, berlinese intrappolata nella sua città alla fine della seconda guerra mondiale, è costretta a misurarsi con una quotidianità surreale e a compiere scelte strazianti, muovendosi tra le rovine di un mondo a pezzi e arrampicandosi su cornicioni pericolanti per avere un momento di solitudine. Lo sguardo di Schygulla dalle rovine della Berlino distrutta racconta della solitudine e della corazza di apatia di cui un’intera generazione di tedesche si è dovuta armare.

E naturalmente Lili Marleen, del quale già vi ho parlato in passato. E’ quello il film, classe 1981, che imporrà per sempre Hanna Schygulla nell’immaginario collettivo come la degna erede di Marlene Dietrich – dopo che agli inizi della sua carriera ella veniva descritta come “la Marylin di periferia”.

La Berlinale dedica nella sua sessantesima edizione la sua sezione Hommage ad Hanna Schygulla e Wolfgang Kohlhaase: ai due attori sarà conferito l’orsetto d’onore alla carriera per il loro ruolo di innovatori e motori dl cambiamento nel cinema tedesco.

Qui il programma dei film della Berlinale che omaggiano l’attrice.

Hanna Schygulla davanti a una foto di Louise Brooks – omaggio a LB su musica di Roberto TricarriHanna Schygulla davanti a una foto di Louise Brooks – omaggio a LB su musica di Roberto Tricarri
Hanna Schygulla davanti a una foto di Louise Brooks – omaggio a LB su musica di Roberto Tricarri

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