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Ur – Metropolis: la Berlinale celebra la madre primigenia del cinema sci-fi

Post di Ema

Posted on | febbraio 15, 2010 | 1 Comment

Metropolis 1927

“Ur” è un prefisso tedesco potente e raro che sta a indicare tutto ciò che è primigenio, vicino al fondamento e alla natura delle cose. Ur -wald è perciò la foresta primordiale, Ur -Faust è la prima stesura del celebre dramma di Goethe. Ur indica insieme qualcosa di antico e qualcosa da cui scaturiscono le origini. Per questo chiamo “Ur-Metropolis” la versione del film di Fritz Lang proiettata come evento speciale alla Berlinale 2010: si tratta infatti della versione più antica, l’originale probabilmente, di questa pellicola del 1927, da cui poi ha avuto origine tutta la cinematografia sci-fi, da Blade Runner fino ad Avatar. La madre primordiale di tutti i campioni del botteghino di oggi.
E pensare che agli inizi del secolo scorso questo film epico e futuristico fu un clamoroso insuccesso commerciale: costato 5 milioni di Reichsmark (il film più caro dei suoi tempi), con un cast di 36.000 attori e 17 mesi di riprese, Metropolis non fu accolto bene in Germania né dalla critica né da dal pubblico. Per questo la Paramount prima di distribuirlo in America pensò bene di rimaneggiarlo un po’ per renderlo più appetibile al grande pubblico made in USA: e tagliuzza qua e rimonta là, e togli quello e cambia questo, un bel po’ di metri di pellicola finirono sul pavimento. E fino a due anni fa si credeva che là fossero rimasti, raccolti poi da un solerte omino delle pulizie che, di quei metri di filmone tedesco, fece rapidamente pattumiera.
E invece no. Grazie alle ricerche di un appassionato studioso di cinema, Fernando Martin Pena – una specie di Indiana Jones della bobina – , quei frammenti di film tagliato e perduto sono stati rinvenuti nel Museo del Cine di Buenos Aires nel 2008. L’aneddoto racconta che il direttore del club del cinema locale si fosse sorpreso per la durata spropositata di una proiezione della copia custodita nel museo e questo mise in allarme gli esperti. Nel frattempo (2005) anche uno storico dell’Archivio Internazionale del cinema della Nuova Zelanda si era accorto che la copia di Metropolis custodita da loro conteneva scene diverse rispetto a quella che si poteva visionare ad esempio in Australia. E così pezzi di film scoperti in ogni angolo del mondo hanno fatto ritorno a casa, in Germania, dove la Fondazione Murnau, proprietaria dei diritti, ha provveduto a un lungo lavoro di restauro e pulizia.
In occasione delle sessantesima Berlinale Metropolis torna per la prima volta sullo schermo cinematografico nella gloria dei suoi 153 minuti originali, con il recupero di personaggi dimenticati o snobbati, intrecci narrativi che erano stati scorciati o appena accennati, un approfondimento della discesa di Freder nei bassifondi della città, la spiegazione dettagliata della rivalità fra Fredersen, l’architetto-tiranno, e Rotwang, il creatore del famoso Robot. Ovviamente 153 minuti muti, accompagnati dalla colonna sonora originale di Gottfried Huppertz eseguita per l’occasione dalla Berlin Radio Symphony Orchestra (e non dalle canzoni dei Queen come purtroppo qualcuno è giunto a credere dopo la versione anni ’80 di Moroder: niente “ga-ga” in UrMetropolis!).
Certo, mette le mani avanti Martin Koerber direttore dei lavori di restauro, le nuove immagini son state ripulite, ma la pellicola ritrovata era talmente compromessa che nessun computer al mondo ha potuto rendere lustro e chiarezza. Aspettiamoci dunque sequenze nebulose e rigate, chiaramente interpolate in quella che fino a oggi era considerata la versione integrale del film. Poco male: non è forse una cattiva cosa guardare un restauro in modo “trasparente” e capire cosa fu tagliato , cosa fu scorciato, cosa riappiccicato. E magari farsene anche una ragione. Non è che negli anni ’20 la gente andasse al cinema come penitenza e 153 minuti (quasi tre ore) erano lunghi anche 83 anni fa. Probabilmente, come qualche critico tedesco ha suggerito con un po’ di cinismo per ridimensionare i fasti retorici della premiere, se il film integrale fu considerato insopportabile un motivo c’era. Anche Fritz Lang non fu mai contento del suo risultato: all’inizio fu amareggiato dall’insuccesso al botteghino, poi arrabbiato con i tagli imposti dalla Paramount, infine un po’ sconcertato dall’ingresso nel partito nazista di Thea von Harbou, la sceneggiatrice del film nonché moglie sua, e questo gli fece cadere le fette di salame dagli occhi: per prima cosa la lasciò, poi emigrò in America e infine intese quanto le idee romantiche e fascistelle della consorte avessero influito sulla narrazione del film facendone una specie di feuilleton apologetico della “collaborazione tra le classi”, dove ognuno, in sostanza, è meglio che stia al suo posto.
Ma questo importa poco. Importa poco che Metropolis fosse uno dei film preferiti di Hitler. Importa poco che Metropolis rimanga un film un po’ fumoso, che può durare più o meno 80 minuti o 153! Importa poco che non sapremo mai quale fosse la versione che Fritz Lang avrebbe veramente voluto girare.
Perché Metropolis non è un film: è una UR-WALD. Una foresta primigenia di immagini e visioni, pullulante di inspirazioni, gravida di semenze, matrice lussureggiante di un secolo di cinema, fumetti, musica e letteratura distopica. Qui sono venuti a raccogliere a piene mani i creatori, i narratori, gli scenografi, i disegnatori: dalle piramidi di Blade Runner, alle torri di Matrix, fino ai grattacieli di Gotham City. Persino il robot dorato di Guerre Stellari è un discendente di Maria, il robot antropomorfo di Fritz Lang. Da cui poi tutte le sexy robottine, le cyborg intriganti più o meno innamorate, donne sintetiche o replicanti più o meno disperate. E quando usciamo dal Sony Center dove in questi giorni vengono proiettati i film della Berlinale e ci guardiamo intorno e alziamo le sguardo sulle torri svettanti, taglienti, di Potsdamer Platz ci viene il sospetto che la foresta di visioni si sia espansa dallo schermo alla realtà. I semi di Metropolis crescono oggi a Berlino. Nella Berlino immaginaria, nella Berlino vera. Che poi sono più o meno la stessa cosa.

Comments

One Response to “Ur – Metropolis: la Berlinale celebra la madre primigenia del cinema sci-fi”

  1. mary
    febbraio 20th, 2010 @ 1:10 pm

    Non ho mai visto Metropolis, pur avendone tanto sentito parlare, ora devo proprio vederlo.
    Grazie!

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