Lieblingsort 4: il Mercato Etnico di Maybachufer

12356463_1016406741754301_58326902_nSe uno cerca un assaggio di Turchia non ha che due possibilità: o andare in Turchia o venire a Berlino. La capitale tedesca infatti accoglie la più numerosa comunità turca (fuori dalla Turchia è ovvio), e questa strana “piccola Istanbul” insediatasi nei palazzi grigi del quartiere popolare di Neukölln ha oramai acquistato una sua affascinante, composita fisionomia. Ovviamente con i suoi pro e i suoi contra (piccola Istanbul o ghetto turco?)

Ma qui non vogliamo parlare dei problemi di integrazione culturale di Berlino ma – per ora – solo dei posti che amiamo. Fra questi spicca senz’altro il Mercato Etnico di Maybachufer, sulle rive del canale tra Kreuzberg e Neukölln (fermata Schönleinstrasse U8), ogni martedì e venerdì (salvo neve a palate). Il cosiddetto “Mercato Turco”. Perché sono soprattutto sapori, colori, profumi di Turchia quelli che riempiono l’aria. E soprattutto voci. Sono quasi convinto che la maggior parte dei tedeschi frequenti questo mercato solo per avere un po’ di brivido mediterraneo e farsi travolgere dai richiami acutissimi dei venditori. Uno stridore impastato di turco e tedesco, cantilenante e incomprensibile, come in una grande voliera di uccelli esotici o muezzin impazziti! Noi italiani invece, che siamo abituati a ben altro vociare per le strade, non ci lasciamo troppo scomporre dai classici urli da mercato e puntiamo invece diretti sulle arance sanguigne, i limoni d’oro (10 a un euro), la ruccola (scritta proprio così, con due “c”), le larghe forme di pane, le salsine orientali, le olive (non insapori come quelle che vendono alla LIDL), i sacchettini di spezie e i dolcissimi loukoumi avvolti da una patina delicata di zucchero a velo e profumati all’acqua di rose. Insomma, emigrati in questo paese senza sole, dove le uniche verdure plausibili sono quelle che appunto crescono al buio sotto terra, non possiamo resistere alla tentazione di un mercato illuminato dai colori dei pomodori veri, della frutta profumata di frutta, dei sapori del sole (resi ancora più prelibati dai prezzi che sono spesso imbarazzanti: dove li trovate 8 manghi a un euro in Italia? Forse al Mercato Ortofrutticolo alle 5 di mattina!).

Inoltre per gli appassionati di cucina esotica qui c’è solo da leccarsi i baffi: mentre si passeggia tra le bancarelle soppesando cavolfiori e ananas ci si può concedere per pochi soldi ogni sorta di leccornia. Spiccano i gozleme (due sfoglie di pasta sfoglia fritta in olio leggero, ripiene di formaggio di capra, spinaci o patate), certi dolcetti turchi untissimi grondanti di miele, polpettine (sempre turche) ripiene di ragù e noci, ma anche squisitezze caraibiche come le banane fritte (nell’ultimo banchettino, presenza fissa del mercato), salumi tedeschi e pane nero, e dulcis in fundu il quark prelibato alla frutta o al cioccolato sulle cui virtù paradisiache dedicheremo presto un ampio reportage.

Ma non si viene al Mercato Turco solo per le seduzioni del palato.

Ora, io un tempo abitavo a Milano e so di per certo che c’è della gente che il venerdì e il sabato sera si agghinda a puntino per andare a fare la spesa all’Esselunga (particolarmente famosa a proposito quella di Via Papiniano). Narra la leggenda metropolitana che molti single abbiano risolto il loro problema di singletudine tra il corridoio dei surgelati e la coda alla cassa. Galeotto fu il carrello, insomma!

Il Mercato Turco non è da meno: si tratta infatti di un luogo cool e alternativo insieme, capace di attrarre fauna multiforme (dal rasta di Kreuzberg alla mannequin in pantacalze d’argento di Prenzlauer Berg) che si concede, oltre che una spesa salutista, una bella passerella. Qui non si compra solo frutta o verdura, ma si sfila sfoggiando il proprio unico look berlinese e lanciandosi occhiate eloquenti da sotto gli occhiali da sole. Non sia mai che raccogliendo le mele dal bancone, due mani si sfiorino e si riproponga l’antico gioco di Adamo ed Eva. Comunque anche per quelli a cui la singletudine non va affatto stretta, il Mercato Turco è una bella vetrina per deliziare gli occhi o per raccogliere informazioni utili sugli stili berlinesi “da giorno” (per la notte e la festa consiglierei altri luoghi…)

Attenzione però che come tutti i paradisi anche il Mercato Turco nasconde i suoi pericoli e le sue insidie. Per prima cosa le comitive di vecchiette turche: per quanto deliziose, il chador le priva completamente della vista periferica quindi avanzano come piccoli panzer scuri e compatti in mezzo alla folla del mercato seminando panico e caos intorno. Poi ci sono le madri con passeggino, che viene spinto avanti come un ariete da sfondamento (incuranti dell’incolumità del bebè, ma lo sappiamo che in Germania i bambini si allevano da soli). Poi ci sono i temibili carrellini della spesa tipo trolley che la gente si trascina alle spalle schiacciando i piedi altrui. Pericolosissima la combinazione: signora turca con chador munita di passeggino e alle spalle trolley stracolmo. Altri rischi sono quello di farsi perforare i timpani da un venditore troppo invadente o farsi convincere a comprare diciotto meloni a due euro, trascinarli a casa sotto il sole slogandosi le braccia, per poi scoprire che sedici sono fin troppo maturi e vanno mangiati subito. Segue indigestione o peggio…

Infine l’ingorgo. Quando la gente che si è fatta convincere a comprare diciotto meloni si incontra con la falange di donne turche in nero e i fotomodelli che rallentano per spiare la marca della maglietta allora non c’è più nulla da fare. Si forma un tappo di folla che aspetta solo una mamma con passeggino che la sfondi. In queste occasioni ci sono poche cose che ci possono salvare… portare pazienza, spostarsi all’ombra, piluccare pezzi di frutta dai banconi e sperare che la marea umana ci trascini vicino all’Adamo o all’Eva dei nostri sogni. E lì dimenticate pure la spesa del single e giocate tutti gli assi nella manica, che non si sa mai. Buona fortuna quindi e buon appetito, qualunque cosa vogliate mangiare a questo punto!

Tipp Nummer Eins: se volete fare una pantagruelica spesa di frutta e verdura e volete spendere un’inezia andate al Mercato Turco verso le 18. Le bancarelle chiudono e i venditori non vedono l’ora di sbarazzarsi dell’invenduto…tutto a un euro, gridano. E intendono intere cassette.

Tipp Nummer Zwei: se avete urgente bisogno di una bicicletta e non vi spaventa il “crimine”, potete andare con sicurezza al ponte di Kottbusser in giorni di mercato. Troverete una grande selezione di bici a poco prezzo. Pagate e pedalate lontano senza chiedervi da dove arrivino tutti quei velociferi. Di sicuro non li raccolgono come le patate dalla terra…

3 thoughts on “Lieblingsort 4: il Mercato Etnico di Maybachufer

  1. che bel racconto! Mi hai fatto venire voglia di scrivere un post che rimando da un po’ sull’esperienza nel nostro recente viaggio a Berlino, siamo stati anche al mercatino turco e ci ho pure un po’ di foto! ^_^
    …oltre che un ottimo ricordo del gozleme!

  2. Leggendo l’articolo, mi sembrava di essere lí al mercato, riuscendo, attraverso le tue fantastiche descrizioni, quasi a precepire i profumi nonché ad avvertire anche quel fastidioso atteggiamento tipico della deutsche stolze mutter che avanza diritta su binari invisibili verso il suo obiettivo: comprare prodotti bio alternativi con la speranza che la sua creatura possa cosí ricevere il primo premio di “bambino bio”.
    grazie per la fantastica lettura!!!

    Alessandra

    1. Tornando ieri al mercato mi sono accorto che la fauna umana che lo popola è ancora più variegata! Ci sono tante specie che avevo dimenticato ma che ho ritrovato con gioia, tra queste: la signora “presa di posizione” (quella che – in poche parole- si ferma in mezzo al mercato e non si muove più, punto, resistenza passiva e muta alla corrente, ostacolo invalicabile a chi cerca di comprare le arance), il biondo “mio dio sparami adesso o mai più”, gli amanti dei cani (specialmente piccini e coccolosi), quelli che dei cani hanno sacrosanto terrore, i cani (ovviamente) e non dimentichiamoci la band di musica etnica con pifferi, tamburelli e campanellini d’argento legati ai dreadlox verdi e blu, che vorrebbero tanto rilassarti con la loro musichetta plin plin plin e che invece risvegliano istinti omicidi assopiti. Per fortuna la Lady del Quark c’era. E il suo sorriso dolce mentre cospargeva granella di cioccolato sulle nostre coppette ha glorificato di nuovo il pomeriggio al mercato.

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