Nel forno con Lou Reed, Hedwig e la Germania Est

Fare la guida turistica a Berlino è un lavoro molto stimolante, perché la città offre continui spunti di riflessione e sfide alla prontezza di riflessi (cantieri su cantieri che deviano la viabilità, ad esempio). E l’oramai famoso dio dei venti fa anche qualche scherzetto.
Ma gli stimoli migliori vengono naturalmente dalle domande delle persone che accompagnamo per le strade della città, che sono spesso un po’ spaesate dalla storia di Berlino, specie quando si arriva a parlare del Muro che ne fece due città distinte per così tanto tempo.
Ci sono alcune domande ricorrenti che ci vengono poste a tal proposito, tra le quali: c’erano persone che alla costruzione del muro si trasferirono volontariamente ad Est? E: quali film ci consigli di vedere su Berlino quando torniamo in Italia?

C’è una pellicola che, sebbene non sia tedesca, risponde in un sol colpo a entrambi questi gettonatissimi quesiti: Hedwig and the Angry Inch, John Cameron Mitchell 2001 (“Hedwig, la diva con qualcosa in più” è l’infelicissimo titolo italiano).
Annovero il film tra i grandi pezzi di cinema relativi a Berlino per più di un motivo: contiene alcune immagini di repertorio dei giorni della costruzione del Muro, e sui tentativi d fuga dei cittadini dell’Est. Racconta – alla maniera dell’ironia sincera – il dramma di un giovane transessuale in Germania Est, proponendo qualche spaccato fugace ma penetrante sulle condizioni di vita della popolazione (il piccolo Hansel ama i classici del Rock americani che riesce a sentire alla radio, ma “L’appartamento è così piccolo che la madre lo fa giocare nel forno”, un riferimento al divieto di ascoltare le radio alleate, e soprattutto il Rock and Roll, per i cittadini dell’Est). Soprattutto il film contiene una serie di animazioni deliziose che ritraggono il muro di Berlino in tutta la sua austerità. Ma LA battuta principe del film, quella spiazzante nella sua tragica ironia, la troviamo all’inizio del racconto autobiografico di Hansel: “Nell’anno in cui nacqui fu costruito il Muro. Molte persone decisero di spostarsi ad Ovest, verso la libertà. Mia madre mi mise in una carriola e si diresse ad est”.
La madre in questione è una socialista convinta, che paragona Gesù a Hitler e cresce il figlio raccontandogli che è meglio per l’individuo non avere alcun potere. Salvo poi dargli, dopo vent’anni di vita nella DDR, il suo nome – è lei l’originale Hedwig, il suo passaporto e il consiglio di farsi operare pur di lasciare il Paese. E risponde così alle nostre domande: si, c’era anche tra il popolo chi ci credeva, al socialismo. Alcuni fino alla fine.

Il film di John Cameron Mitchell – alla regia e nel ruolo principale – è spassoso, commovente, interessante e assolutamente Rock and Roll. Buona visione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *