Un posto per leggere: Bebelplatz, 10 Maggio 1933-2010

C’è una piazza a Berlino che custodisce un monumento segreto. O almeno lo sarebbe se non fosse per le frotte di turisti che lo attorniano, complici noi guide turistiche che – per compattare secoli di storia in poche ore – dobbiamo per forza essere un po’ sintetici. Però Micha Ullman, l’artista che lo ha ideato, aveva certo pensato che per trovarlo l’uomo qualunque dovesse attivare un po’ l’intelligenza e attraversare la piazza con un minimo di attenzione in più. E quale migliore invito poteva venire dal monumento sepolto, Die Bibliothek, che ricorda il rogo dei libri organizzato dagli studenti nazisti il 10 maggio del 1933! “Passante, attiva un po’ l’intelligenza, attraversa la piazza, e se possibile anche il resto del mondo, con un po’ di attenzione” altrimenti il rischio è di finire come i tedeschi di quel lontano maggio, che lasciarono un po’ fare, un po’ correre, si finsero distratti, guardarono dall’altra parte (se proprio non erano in piazza a festeggiare il rogo con il braccio destro alzato).
Si celebrò quel giorno non tanto il trionfo dell’ignoranza che sconfiggeva l’intelligenza, quanto la vittoria di un’intelligenza perversa che sopraffaceva la libertà e la storia e cercava di riscrivere con lettere di fuoco il senso dell’una e dell’altra. I “buoni padri-padroni”, i gerarchi del partito, si proponevano di riplasmare le coscienze dei loro cittadini-sudditi, lavandole con l’eccitazione di un rituale collettivo di rinascita e preparandole a una ferrea riprogrammazione: una coscienza servile di massa. Che avrebbe seguito fedelmente il partito, finanche nel fuoco, come poi di fatti è successo.
Oggi per ricordare quell’evento – non unico nella storia della Germania nazista, non unico nella storia dell’uomo – c’erano tante sedie in Bebelplatz, e su ciascuna un libro. “Un posto per leggere” era lo slogan della discretissima manifestazione. Un invito a fermarsi nella corsa della vita quotidiana, sedersi e…semplicemente leggere. Purtroppo non c’erano i 20.000 volumi bruciati nel rogo del ’33 e purtroppo non c’era neanche lontanamente la stessa folla adorante. Forse anche oggi, 2010, i libri richiamano più persone quando vengono bruciati piuttosto che quando devono essere letti. Forse l’assenza delle autorità (che hanno lasciato a un gruppetto di coraggiosi studenti il compito di presidiare la piazza leggendo estratti dei libri bruciati nel 1933 da mattino a sera) significa che ancora oggi la Germania non sa affrontare con limpido coraggio il suo passato. Eppure il 1 maggio sono scesi in piazza in migliaia per difendere Berlino dalla marcia neo-nazista. Ma lì c’era il richiamo della violenza di strada, l’attrazione sudorifera della manifestazione, tenersi in tanti, tantissimi per mano e agire. Oggi bisognava invece sedersi un po’ da soli, un po’ in silenzio, con in mano un libro anziché un sasso e… semplicemente leggere. Pensare forse. Concentrarsi. Non lasciarsi distrarre. Ahimè oggigiorno tutto cospira per il contrario. Per farci distrarre e non essere più padroni di noi stessi. Persino gli allarmi e gli allarmismi politici, le contestazioni, le grida, i comizi e i comitati a volte distraggono. Ma “attenzione,” continua a dirci implacabile“Die Bibliothek”, con la voce piatta ma incontrastabile di un sepolcro, “se non sarete voi i padroni di voi stessi, ci sarà sempre qualcuno che non vede l’ora di diventarlo”. E non ve ne accorgerete nemmeno, perché attraversate la storia come se non fosse roba vostra. E così loro potranno scegliere prima quali libri buttare nel fuoco, poi quali esseri umani bruciare.
Poveri libri, ma soprattutto poveri esseri umani. Probabilmente se su quelle sedie avessero appoggiato dei Nintendo DS o l’I-phone da provare avrei visto in Bebelplatz molte persone in più.
Intanto, per libera associazione e per non dimenticare altri- e ahimè più recenti – roghi di libri lascio qui le parole della canzone “Cupe Vampe” dei CSI (a cui va chiaramente il merito di avere per primi cantato nella canzone “Linea Gotica” : Occorre essere attenti per essere padroni di se stessi, che io ho rubato e rilanciato nel web, perché – caspita – ci credo!):

CUPE VAMPE
di colpo si fa notte
s’incunea crudo il freddo
la città trema
livida trema
brucia la biblioteca i libri scritti e ricopiati a mano
che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna
s’alzano i roghi al cielo
s’alzano i roghi in cupe vampe
brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani
bruciano i libri
possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri
s’alzano gli occhi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
s’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
di colpo si fa notte
s’incunea crudo il freddo
la città trema
come creatura
cupe vampe livide stanze
occhio cecchino etnico assassino
alto il sole: sete e sudore
piena la luna: nessuna fortuna
ci fotte la guerra che armi non ha
ci fotte la pace che ammazza qua e lý
ci fottono i preti i pope i mullah
l’ONU, la NATO, la civiltà
bella la vita dentro un catino bersaglio mobile d’ogni cecchino
bella la vita a Sarajevo città
questa Ë la favola della viltà

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