Spargelzeit: la primavera non è mica il tempo delle mele!

Che a Berlino sia primavera lo dice solo il calendario, o quasi: ho indosso ancora la felpa pesante di febbraio, sul mio letto c’è lo stesso piumone di gennaio e se guardo dalla finestra vedo lo stesso grigio di dicembre, la stessa pioggerellina di novembre insistente e fastidiosa come un mal di denti. Ci sono è vero alcuni rari tedeschi che passeggiano imperterriti in magliettina e shorts, ma, si sa, per noi – italiani – il calendario è una cosa da consultare, per loro – i tedeschi – da ubbidire (il che sarebbe piuttosto spassoso se la stessa cosa non valesse, che ne so, per la Costituzione: loro – tedeschi – la rispettano, noi – gli italiani – ci diamo un’ occhiata ogni tanto come fosse l’Agenda di Suor Germana).

Ci sono è vero alcuni segni che dovrebbero suggerirmi che oramai è maggio inoltrato: i coni bianchi e rosa dei fiori dei castagni ad esempio, che mi avevano incantato appena arrivato in questa città, cancellando di colpo ogni mio immaginario di metropoli oscura, decadente, rovinosa. Oppure l’apertura del cinema all’aperto (ah no, questo non vale, i tedeschi lo aprirebbero comunque, anche se gli orsi polari passeggiassero a Kreuzberg, solo perché è stato scritto così). Ma probabilmente il segno più inconfutabile che siamo in primavera lo trovo in tavola: è arrivata la Spargelzeit, la “stagione dell’asparago” che fino al 24 giugno (non un giorno di più) sostituisce il “bratwurst con patate” nella dieta del berlinese. Quando dalla terra cominciano a spuntare le capocchie pallide degli asparagi il Brandeburgo va in solluchero: la città si riempie di capanne di legno dove i contadini vendono le loro primizie, nei supermercati le commesse si travestono da contadine per fare altrettanto, persino al Baumarkt tra le viti e le brugole, le guarnizioni e la rubinetteria si è insediata una bancarella che vende mazzi di asparagi. Ce ne sono di tutti i tipi: principalmente bianchi e grossi, dal sapore più delicato, poi ci sono quelli incredibili dalle fiammeggiate violette per abbellire i piatti più ricercati e infine molto più rari quelli verdi e sottili dal sapore intenso che invece vanno per la maggiore da noi. Per il tedesco rappresentano l’occasione di sostituire gli insaccati e i sottaceti dal pasto di ogni giorno e assumere finalmente un po’ di verdura che non sia la patata, facendo scorta di vitamine e soprattutto sali minerali per tutto l’anno. Pensandoci bene questo esagerato entusiasmo teutonico per la Spargelzeit potrebbe avere semplici ragioni biologiche: come saranno contente le cellule dei loro corpi ora che non sono più costrette ad estrarre tutte le sostanze nutritive dal wurstel, che, si sa, non sta proprio in cima alla piramide degli alimenti più completi e sani!

In tutti i ristoranti tipici vedrete campeggiare sulle lavagne del menù la scritta trionfale “Spargelzeit” e la cameriera (anche lei improbabilmente travestita da contadina del Brandeburgo) vi potrà enumerare le infinite varianti con cui verranno serviti: aspettatevi un bel piattone con tre – quattro grossi asparagi pallidi conditi con una salsa pesante e burrosa, tipo l’olandese, da accompagnare a qualche fetta di buon pane casereccio, scuro, ricco di semi croccanti, come lo sanno fare bene qui. Questo è il piatto tipico primaverile, da consumarsi sui tavolini all’aperto, sotto i rami carichi di fiori, brindando col bianchetto frizzante. Peccato che oggi sembra quasi che stia per nevicare e gli asparagi siano serviti al chiuso, in un’atmosfera raggelata e bigia: almeno fosse Natale, ci sarebbero lucine e festoni di abete! Invece questo maggio umido e incolore non sa proprio di niente, una stagione senza senso, un limbo nel calendario. Persino gli asparagi, col loro colorino fantasma, hanno perso un po’ del loro sapore. E tutta questa gente infilata nelle braghe e nei gonnoni dei contadini dei bei tempi andati che vende mazzetti di germogli in un clima da sagra campestre venuta male aggiunge la tristezza alla tristezza. Loro – che son tedeschi anche in questo – non sono capaci di sorridere neanche per contratto e .del resto, come non capirli: sono otto mesi che non vendono il sole. Bruscamente cercano di convincermi che non posso vivere senza l’aggeggio per pelare l’asparago, nein danke, senza il pentolino per bollire l’asparago, leider brauche ich es nicht, senza la pinzetta per rigirare l’asparago nel pentolino che dovrei avere appena acquistato…bittteeeee… provano a infilarmi due fascine di asparagi sotto il braccio, me ne danno anche tre, quattro al prezzo di due, ma niente da fare: queste file spettrali di verdure cresciute sotto terra lontane dalla luce, in quest’aria umidiccia che sa di gattabuia, non mi stuzzicano per niente quest’anno. Mi fanno invece pensare che fra pochi mesi sarà settembre e ricominceranno le piogge d’autunno, ahimè, prima ancora che finiscano quelle dell’autunno passato. Probabilmente è lo stesso pensiero che tormenta tutte le persone che camminano intorno a me: deprimente abbastanza da farci sembrare tutti file di verdure spettrali cresciute sotto terra lontane dalla luce. Ecco la Spargelzeit di quest’anno!

0 thoughts on “Spargelzeit: la primavera non è mica il tempo delle mele!

    1. non faremo certo la fine dei fantasmatici asparagi: bolliti e mangiati, per fortuna a Berlino ci son concerti, mostre, gallerie che ci permettono di distrarre gli occhi dal cielo. Piatto, grigio, immobile.
      E.

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