Angeli su Berlino

Forse non tutti sanno che il famoso Angelo d’Oro che veglia su Berlino in realtà non è un angelo, bensì Nike, la dea alata della Vittoria, ma, vuoi per le grandi ali e la veste svolazzante, vuoi per il sottile influsso del film “Il Cielo sopra Berlino” di Wim Wenders che vi faceva appollaiare gli angeli custodi della città, oggi come oggi pochi ricordano i suoi trascorsi pagani. Ancora meno ricordano che l’occasione della sua costruzione è legata alla retorica militarista del neo-nato impero prussiano e che la colonna (della vittoria: “Siegesaüle”) inizialmente si trovava davanti al Reichstag e fu Albert Speer, l’architetto/scenografo del Terzo Reich, a spostarla nel cuore del Tiergarten, in fondo al Viale del 17 Giugno, per offrire una prospettiva più monumentale a chi guardava dalla Porta di Brandeburgo (divenuta a partire dalla fiaccolata del 30 gennaio del 1933, simbolo della retorica militarista del neo-nato impero hitleriano).
Col tempo però l’Angelo d’Oro si è proprio stufato di essere accostato ai deliri belligeranti dei tedeschi e con celestiale ironia ha scelto di diventare il simbolo luminoso della comunità omosessuale di Berlino, che l’ha eletto come suo nume protettore e, ogni anno, come meta finale della Christopher Street Day Parade (o CSD Parade, in Germania adorano far di tutto una sigla, hanno perso tanti vizi, ma non quello della sbrigatività!).

Sotto le ali spiegate dell’angelo, mosse chissà da quale vento cosmico, ogni anno si festeggiano i valori di una comunità tollerante, sensibile e laica, e non intendo solo quella omosessuale, perché questa festa è vissuta con uguale partecipazione da tutti i berlinesi, indipendentemente dai gusti o dall’orientamento sessuale. Non si tratta beninteso di un trionfo, semmai di un auspicio di vittoria, perché questi valori, pur nascendo naturalmente all’interno della società civile contemporanea, trovano infinite resistenze e opposizioni dall’alto, dai poteri politici e dai poteri religiosi. Per fortuna l’Angelo d’Oro si trova ben al di sopra, sia dei politici sia dei religiosi, e giustamente se ne sbatte (gli angeli non solo si stufano, ma se ne sbattono pure, se ne hanno voglia) delle meschinità dei potenti per vegliare sulla vita delle persone che indistintamente hanno il diritto naturale all’amore, alla famiglia, e soprattutto a vivere una vita senza paura. Diritti che non si acquisiscono “perché anche loro pagano le tasse” (come dice qualche liberale pruriginoso che pure vuole ingraziarsi queste parti sociali), ma semplicemente perché sono uomini e donne. E non esiste motivo al mondo per distinguerle e distinguerli dagli altri.
La Christopher Street Day Parade ricorda appunto la nascita del movimento di liberazione omosessuale a partire dai moti di Stonewall (1969), quando i frequentatori gay, trans*, travestiti dello Stonewall Inn, in Christopher Street NY, decisero di ribellarsi ai soprusi, alle angherie, agli ingiusti arresti e alle botte con cui la polizia americana vessava la comunità omosessuale. Si tratta in sostanza della madre di tutti i Pride. Che da allora si festeggiano ogni anno in tutto il mondo e che, a Berlino, diventano l’occasione per un mese di congressi, dibattiti, ricorrenze, premi all’impegno civile ma soprattutto (figuriamoci) party. Non da ultima la grande parata di carri e danze che quest’anno si svolgerà sabato 19 giugno e attraverserà gran parte dell’ex settore ovest, partendo da Potsdamer Platz, raggiungendo Nollendorfplatz (cuore della gay area berlinese), risalendo in Tiergarten e, dopo i dovuti omaggi all’Angelo d’Oro, finendo davanti alla Porta di Brandeburgo, trasformata per l’occasione in una meravigliosa discoteca sotto le stelle. Di fatti quest’anno l’Angelo è imprigionato nelle impalcature di un restauro in corso e quindi non potrà scintillare sui suoi beniamini, ma non temete, per ovviare all’assenza della star, gli organizzatori della CSD Parade hanno lanciato un invito a tutti i partecipanti alla parata: se non ci sarà l’Angelo, saremo tutti angeli!
Bianche o dorate, di piume o di carta stagnola, comprate o fatte in casa, sabato prossimo i berlinesi si metteranno un bel paio di ali (che il CSD, si sa, risveglia in tutti un sano spirito carnevalesco) e un mare di angeli allagherà la Porta di Brandeburgo. Un’immagine potente e poetica che vuole sottolineare la consapevolezza politica e sociale dei partecipanti al Pride. Non c’è nessun intento blasfemo, anzi, gli angeli sono stati scelti perché da sempre si elevano al di sopra delle differenze sessuali, arrivano dall’alto portando messaggi di speranza e accompagnano gli uomini nelle difficoltà, proteggendoli. Gli angeli sono un ponte fra il divino e l’uomo, ma anche fra tutti gli uomini, indipendentemente dal credo, dal colore della pelle, dall’orientamento sessuale, dal gender, dall’età, dalla fede politica. Gli angeli sono compassionevoli. Ovvero ci insegnano a provare a sentire quello che sente l’altro. Prima di giudicarlo.
E se pensiamo che questi angeli sfileranno là dove nel ’33 passavano le SS, là dove nel ’61 si costruiva il Muro, ci rendiamo conto di quali enormi passi abbia fatto questa città e questa nazione nell’ultimo secolo, come rapidamente le cose, le case, le strade abbiamo ribaltato il loro valore simbolico.
Badate però che non è un miracolo: l’Angelo d’Oro veglia, ma non opera miracoli. I miracoli sulla terra li sanno fare anche donne e uomini, intelligenti, sensibili e combattivi, che con l’impegno, la lotta e il sorriso rivendicano il diritto a vivere una vita completa.
Poi, dinanzi a certe esternazioni ostili e bieche, a certe incrostazioni fasciste della mente, a certe plateali bugie, finiamo per chiederci: ma certi signori politici, ma certi signori preti l’hanno studiata a scuola la Rivoluzione Francese??? E la gente è davvero disposta a farsi trattare come pecore nell’unica vita concessa loro su questo pianeta???
Nel frattempo preparate le vostre ali e, indifferentemente alle categorie in cui vorrebbero imprigionarvi, venite a Berlino e fate vedere che razza di Angeli siete!

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