“Durante uno studio di Storia”

Se tornando nel tempo si uccidesse Hitler bambino
il nazismo vi sarebbe stato lo stesso
identico:
Hjalmar Schacht
gran cerimoniere della finanza tedesca
avrebbe trovato un altro soldato psicolabile da proporre e far
finanziare.

Ma se si andasse ad uccidere il piccolo Shakespeare?
sicuramente
nessun principe di Danimarca
nessuna Giulietta
ed ancor meno trame per i film di Hollywood.

Così
compiuti i due infanticidi
in molti meno si sarebbero spartiti la torta
ora assai più insipida e modesta della letteratura anglosassone
mentre
le finanze degli stessi anglo-americani
sarebbero arrivate identiche ed abbondanti
al nuovo Reich.

Michelangelo Ricci, “Durante uno studio di Storia” (Droga, 2010)

Il 3 ottobre la Germania festeggia la sua unificazione. Sono passati vent’anni. Ma se ascolto la radio in questi giorni sembra che a ricordarsene siano solo le grandi catene di supermercati (non faccio nomi). “Compra senza confini” è il motto che sento più spesso. Dovrebbe fare riflettere, e poi, di conseguenza, tremare. Anche se, in fondo in fondo, lo sappiamo tutti chi ha vinto. Voglio dire: l’unificazione della Germania non è mica stata un matrimonio d’amore. Qualcuno potrebbe chiamarla annessione. Ma è certo che non hanno fatto 50 e 50, e della DDR è stato conservato solo quello che poteva avere un ritorno d’immagine o di mercato. Insomma: l’ennesima operazione di marketing. In fondo in fondo, lo sappiamo tutti che oggi la politica è uno dei tanti settori del marketing (o no?).
Fatto sta: ora che la Germania (che Berlino) è unita possiamo… cosa? Andare a fare spese dappertutto. Bel finale per il ‘900. Mica solo tedesco s’intende.
Per chi non ha voglia di andare a spendere i suoi soldi senza confini, qui a Berlinandout abbiamo deciso di dedicare tutto il prossimo mese alla riflessione storica. Un regalo per la Germania (pre-Ikea… ops ho fatto un nome), un regalo per noi stessi e per tutti quelli che ci leggono.
Ad esempio – prima riflessione – perché quando accompagno i turisti in giro per la città tutti mi chiedono dove stava Adolf Hitler e nessuno mi chiede di quando Bach venne a portare il suo Omaggio Musicale a Federico II? Non vorrete forse dirmi che Hitler è più importante di Bach!
Mi consolo pensando che noi Italiani siamo educati da un sistema scolastico che stima Manzoni (ad esempio) incommensurabilmente più importante del Giorgione (giusto per fare un nome tra i più noti), mentre dei vari Monteverdi, Rossini, Vivaldi, Donizetti ci si ricorda solo quando bisogna dare i nomi alle strade, neanche fossero ladri (a ben guardare però ci sono delle strade o delle piazze intitolate – con orgoglio – a dei ladri e non sto parlando di Robin Hood…).
Per il 3 ottobre vorrei fare anche io un regalo alla Germania. Un regalo che viene dall’America, giusto perché non voglio fare sempre l’alternativo, il bastian contrario: si chiama “gioco di Pollyanna”.
In sostanza, siccome pare che il mondo si ricordi solo dei più orribili esemplari degli uomini e delle donne della Germania, vorrei invece compilare una lista di tedeschi simpatici, buoni, interessanti, geniali, il cui “Valore Umano” è incommensurabilmente più elevato di quello dei vari Hitler, Himmler & Co.
Perché se è pur vero che quei dodici anni della storia tedesca hanno modificato per sempre la storia dell’umanità (non soltanto per quello che hanno fatto, ma perché sono diventati purtroppo modello di riferimento per tanti orrori successivi) non dobbiamo dimenticarci che prima di Claudia Schiffer e dei Tokio Hotel la Germania ha partorito:
Goethe, Johann Sebastian Bach, Schiller, Kaspar Friedrich, Schumann (Marito e Moglie), Otto Dix, Frank Wedekind, Walter Gropius, Mies van der Rohe, Michael Ende (l’autore della Storia Infinita!), Beethoven, Duerer, Immanuel Kant, Lutero (che gliele ha mandate a dire senza paura!), Brahms, E.T.A. Hoffmann (a cui dobbiamo l’Uomo della Sabbia in tutte le sue varianti, vero Neil?), i Fratelli Grimm (a cui Walt Disney deve praticamente qualunque cosa), Hindemit, Adorno, Einstein,Friedrich Duerrenmatt, gli Einsturzende Neubauten, Fritz Lang, Wim Wenders, Klaus e Nastassia Kinski (ve lo immaginate “Paris Texas” senza?), Udo Kier (ve lo immaginate “The Kingdom” senza?), Bertolt Brecht (ve li immaginate Strehler e Milva senza?), i Kraftwerk, Marlene Dietrich, Fassbinder, Pina Bausch, Nico (la cantante), l’anonima signora che ha inventato la torta al papavero e la sua collega che ha infilato il marzapane di Lubecca praticamente in ogni dolce natalizio (vorrei proprio sapere come si chiamano, ma a volte la storia dell’arte pare scritta da maschilisti per giunta anoressici… volete forse dire che c’è meno arte in uno Stollen che in una Sinfonia?)
Ecco. Io ho solo cominciato. Sarebbe bello che ognuno dei nostri 168 lettori giornalieri ci mettesse il suo. Per cominciare insieme questa riflessione sulla storia e per fare un regalo alla Germania e a Berlino per questa ricorrenza speciale. Insomma: ora, se si guardano alle spalle, non devono per forza deprimersi!

8 thoughts on ““Durante uno studio di Storia”

  1. Bernhard Schlink,Frank Schaetzing(dovete leggere Die dunkle Seite!bellissimo!).I fornai che fanno tutti quei buonissimi pani di segale con tanti semini…

  2. ma Friedrich Dürrenmatt non è mica svizzero?!
    poi ci sono Savyon Liebrecht, l’ispettore Derrik, Herta Müller, e tantissimi scrittori contemporanei che adoro.
    Oltre che, facendo il verso alla signora del marzapane, colui che ha inventato le caramelle salate alla liquirizia, ed in una certa percentuale anche coloro che hanno dato il via al naturismo.

  3. Thomas Mann ( e i miei amici di Lubecca)
    Heinrich Schlimann (a cui Indiana Jones deve tutto)
    e uno dei miei pittori preferiti Mathias Grunewald

    1. e non voglio lasciare che passi ottobre senza nominare Walter Moers che ci ha portati a Zamonia, ci ha fatto conoscere Orsoblù, Rumo il Croccamauro, Eco il Crattino e tutte le meraviglie e gli orrori della Città dei Libri Sognanti… oltre che averci finalmente spiegato dove andiamo quando cadiamo nel cosiddetto “Abbiocco catatonico”!

  4. …e Haendel, Buxteude e Pachelbel (del celeberrimo canone in D che a Natale ascoltiamo dappertutto) per restare nella musica barocca.

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