Buon compleanno, BerlinoCapitale!

Fiammiferi della capitale della DDR

La maggioranza con la quale il Parlamento tedesco decretò lo spostamento della capitale a Berlino nel 1991 fu risicata ai limiti dell’inverosimile (338 si – 320 no). Sembra che non a tutti i tedeschi piaccia Berlino (e chi non li ha mai sentiti dire “Berlino? Mica è Germania!”). La capitale tedesca è senz’altro la più controversa di quest’Europa post-1989 – perciò (o ciononostante??) la più interessante, invadente, intrigante. E divertente.

Se essere capitale di una Nazione significa rappresentarne il capo, la testa, la guida, allora Berlino, che è oggi capitale per la quarta volta, è una specie di Cerbero germanico con 4 teste, che pensano in 4 modi diversi, che si guardano l’un l’altra attraverso 72 anni di storia, non sempre si piacciono, raramente parlano la stessa lingua anche se parlano sempre tedesco e mai, e dico mai, dimenticano di far marciare o danzare il loro unico corpo.

La prima testa di Berlino ha la faccia da Hohenzollern, la corona sulla testa e la popolazione più alfabetizzata e tollerante dell’Europa moderna. Per forza o per amore, la città cresciuta grazie alle migrazioni incessanti dei popoli di tutta Europa deve pensare in tante lingue e ospitare i templi di ogni culto. Berlino cresce a dismisura e con essa la sua Prussia, in un’ascesa che a pensarci ora fa abbastanza impressione: il corpicino di sabbia della città di Berlino ci mette meno di duecento anni a crearsi il macrocefalo dell’Impero Tedesco. La potenza militare più temibile al mondo (non a caso è la faccia di Federico II l’immagine più sfruttata e stuprata dai nazisti in campagna elettorale) alleva in sé teste – teoretiche e pratiche – così d’avanguardia che siamo ancora qui a rincorrerli, questi poeti e filosofi e scienziati tedeschi.

Ce n’è abbastanza per montarsi la testa, anche la capitale più pacata del mondo accuserebbe qualche delirio d’onnipotenza dopo essere riuscita a contrastare perfino la Geografia, che la condannerebbe a sentirsi, ed essere, pigiata tra tutti gli altri Europei, senza quasi uno sbocco al mare e con poche/nulle possibilità di vincere una guerra. Ma tentar non nuoce, deve aver pensato Guglielmo secondo: abbiamo fatto Kant, vuoi che non riusciamo a fare la guerra?

Si sbagliava l’ultimo imperatore, che decapita Berlino della prima delle sue teste, e non rimane nemmeno nei paraggi per vedere che acconciatura si voglia dare la città nel nuovo Secolo. Meglio così, ché forse non gli avrebbe retto il fisico all’autoritario sovrano, nel vedere come Berlino decide di truccare e pettinare la sua nuova testa di Capitale, quella della Repubblica di Weimar. La capitale schizofrenica, una contraddizione politica vivente e uno zimbello da massacrare per l’Europa, una fucina di arte, tecnologia, cinema, teatro, danza, travestitismo, cabaret, omosessualità, industria, lotta politica, inflazione, poesia ruvida, schnauze, internazionalità, multiculturalismo, tecnologia, elettricità, droga pesante, squadrismo, omicidio politico, omicidio passionale, criminalità comune e meno comune, donne bellissime, moda d’avanguardia: anni d’oro assenzio e birra e sangue e confusione.

Roba per stomaci forti e menti d’avanguardia. Ci sguazzano gli artisti e i progressisti, ci credono coloro che conoscono la forza del popolo tedesco e la sua abilità di rialzarsi da terra, anche quando il fango arriva alle ginocchia. Ci credono troppo poco però, ci sono anche i vicini bolscevichi che fanno paura, la testa imbellettata cade senza nemmeno un tonfo nella cesta del passato – sostituita da un capo biondo e impomatato, con la riga da una parte le mostrine fin sul collo (capo testa, che invece il capo führer è piccolo e moro e … vabbè lo sapete).

Berlino caput mundi, questo il sogno del Nazionalsocialismo e dei suoi folli, folli dirigenti – è necessario un restyling degno dei migliori chirurghi estetici per questa città troppo punk, bisogna tirarla a lucido e leccarla con la saliva dell’arianesimo. Ma spostarla mai, la capitale: a Berlino sedevano i Fererici e i Guglielmi, è Berlino che ha dato la grandezza ai tedeschi – e guai a chi gliela toglierà.

La testa bionda di Berlino imputridisce da sé dopo il breve splendore, non ha nemmeno bisogno di essere tagliata. L’armata rossa che occupa/libera Berlino nel 1945 non trova che scheletri, di case e di persone, di fasti immaginati e mai esistiti. Gli occhi blu sono marciti nella loro stessa follia – ma chi lo sa che non si riaprano, come nei migliori racconti dell’orrore. Meglio evitare anche solo il rischio, che questa capitale del Mondo rialzi la testa, meglio farlo con un rituale cruento: la sciabola che recide la testa del Reich è anche quella che la spacca in quattro, e dà ognuno dei quattro pezzi in pasto allo straniero.

Il bipolarismo europeo ha in Berlino il suo emblema – le due Repubbliche tedesche se la contendono e la usano come scacchiera. La capitale che ne esce è un capo smezzato, la mezza Berlino (est) capitale della men che mezza Germania (est). Berlino est è celebrata in ogni occasione come capitale (vedi foto), qui hanno sede il governo e le istituzioni della DDR, ma la sua altra metà non ne riconosce la legittimità se non tardissimo; nella cancelleria di Bonn lavora Adenauer, che dice senza mezzi termini: “Berlino non deve mai più diventare capitale” (e semmai dovessimo riunificarci il polo del potere dovrà essere spostato ad ovest, finiamola con questa Prussia). L’altro pezzo di Berlino rimane un occhio senza orbita, una città senza nazione – a suo modo capitale (della subcultura, della protesta studentesca, del consumismo, dell’occupazione di case, dell’occupazione militare, della lotta sociale, del pacifismo, del consumo di stupefacenti), de facto enclave impaurita e un po’ impazzita.

Fino al 1990. Il 3 ottobre abbiamo fatto gli auguri alla Germania unita, al grido dei tedeschi “siamo un unico popolo” – e anche a Berlino capitale, che per la quarta volta in un secolo festeggia la sua (ri)nascita. Immaginare il peso storico che si porta sulle spalle è possibile solo in parte (immagino un pensiero comune per i parlamentari tedeschi che nel 1999 entrarono per la prima volta nel Reichstag restaurato: che dio ce la mandi buona, e la finanza pure).

La Berlino di oggi si è rifatta il look in maniera totale – può anche permettersi di cambiare taglio di capelli quando le va, ché tantissima della sua terra è ancora da edificare e da inventare. E lo ha potuto fare perché le altre teste avevano annientato le altre Berlino, l’hanno estirpata dal suolo che l’aveva generata, le hanno offerto carta bianca che è impregnata di distruzione. Nessuna delle Berlino ha lasciato dietro di sé fori imperiali o deliri urbanistici: le effigi delle altre Berlino sono sparse qua e là come per caso, continuano a guardarsi con sospetto in un tetris postmoderno (che è quello che dici quando non trovi l’aggettivo, e, visitare per credere, cercare un aggettivo solo per tutte queste Berlino sarebbe arrogante).

E’ un po’ più chiara adesso quella maggioranza così striminzita a favore di Berlino capitale – è un centro di potere che fa paura, perfino a se stesso, è al contempo una città che sembra non aver paura di niente, ché tanto le ha già viste tutte. Vederla oggi è vedere una città ottimista e propositiva e magica – che genera l’interrogativo: ma come fanno, questi berlinesi, a vincere tutte le scommesse che la storia para loro davanti?

One thought on “Buon compleanno, BerlinoCapitale!

  1. la prima testa di Berlino l’ho ammirata nel corso delle mie visite.
    la seconda l’ho immaginata attraverso le pagine del libro a fumetti “Berlin. La città delle pietre” e “Berlin. La città del fumo”.
    la terza, ahimé, la conosciamo tutti.

    la quarta, per fortuna, è quella che ho potuto ammirare dal 1990 ad oggi, ogni volta che son tornata a Berlino e mi son stupita di vederla sempre diversa, eppure fedele a se stessa, futurista e tradizionale, proiettata al futuro, ma fortemente determinata a non dimenticare il passato, fortissimamente debole, e forte e strafottente persino!

    Una città che se ne frega di tutti, ma nel senso buono. Che conosce la sua strada, o forse no, le piace perdersi mille e mille volte durante il percorso.

    Berlino che ti affascina anche per i suoi angoli brutti, ma così veri.

    Un posto in cui sentirsi a casa, quando casa è tutto il mondo, e tutto il mondo è Berlino.

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