Buone notizie: il “secolo breve” è quasi finito!

Forse pochi sanno che il 3 ottobre 2010 la Germania non soltanto ha (tiepidamente) festeggiato vent’anni di ritrovata unità, ma ha anche finito di pagare l’ultima rata delle riparazioni economiche imposte nel 1919 a Versailles, le riparazioni della Prima Guerra Mondiale. Capita a volte che il lacerante strascico della Seconda Guerra Mondiale ci faccia dimenticare che in realtà il Novecento ha vissuto un lungo trentennio di guerre (cominciate il 28 giugno 1914 a Sarajevo) e che anzi molte cause del secondo conflitto non sono altro che i laceranti strascichi del primo. In ambedue i casi la Germania è – suo malgrado – protagonista e, in tutte e due i casi, non ha ancora finito di pagarne le conseguenze. O, se parliamo con la lingua del mondo contemporaneo, ovvero la valuta, possiamo dire che finalmente nell’anno 2010 la Germania può considerare economicamente chiusa la Prima Guerra Mondiale. Un respiro di sollievo dopo 92 anni. Che chiaramente riguarda solo le finanze. Ma ve la immaginate la Signora Merkel che nella Finanziaria 2010 mette in bilancio una rata di 70 milioni di Euro sotto la voce “Pagamento del debito estero, in base alla Convenzione sul debito di Londra”? (E se siete persone portate per i voli fanta-comici ve lo immaginate al suo posto il Signor Tremonti?)

Nota bene: in Germania, dopo quella Finanziaria, il debito è stato pagato – principalmente a soggetti americani e francesi, privati, fondi pensionistici e holding industriali. Qualcuno si può stupire di come mai ci abbiano messo così tanto, io piuttosto mi meraviglio di come siano riusciti in meno di un secolo (breve quanto volete, ma pesante) a rialzare la testa e tornare a essere un paese leader in Europa, severo ma ottimista. Così ottimista che è capace di attirare persone da ogni dove, stanche di vivere in Stati che vengono gestiti come beghe tra vicini di Villa-al-Mare e che vedono qui – per lo meno a Berlino – la possibilità di costruire insieme un secolo limpido e speriamo lungo.

Non lasciamoci confondere però: l’ottimismo tedesco non assomiglia per niente a quello italiano. Qui è progettualità, da noi grulleria per affrontare con leggerezza il week end e rimandare i problemi al lunedì. In sostanza: sulle macerie del ‘900 non troverete un Paese dei Balocchi, ma un cantiere ancora sporco, ancora rumoroso, ancora faticoso (di cui Berlino, con i suoi tubi e le sue gru, è l’emblema). E di nuovo non lasciamoci confondere: la mesta sobrietà con cui vengono affrontate le sanguinose questioni del ‘900 non assomiglia alle insabbiature nostrane, ma ha piuttosto a che fare con la difficile presa di coscienza degli orrori e degli errori e l’attenzione continua e scrupolosa a non cascarci più. Perché questa Bella Germania sa che il secolo breve non ha affatto voglia di finire presto e dilaga ancora oggi nella società: se pochi tedeschi possono essere ancora infuriati per la “Leggenda della Pugnalata alle Spalle”, il Nazionalsocialismo – nelle sue forme nostalgiche o nelle sue più velenose e sottili riprese xenofobe, antisemite – è invece problema attuale e concreto. Eppure molta della fortuna di quel sentimento nazionalista pieno di astio e revanscismo va proprio cercata nel pessimo finale della Prima Guerra Mondiale, in quel risarcimento clamoroso e umiliante imposto dagli Alleati vincitori oltre che dal pieno riconoscimento della responsabilità morale del conflitto che fu fatto firmare alla Germania. I “Signori della Guerra” uscirono però illesi – anzi, evitarono proprio in questo modo che venissero istituiti tribunali militari per punire i loro crimini – e si prepararono subito alla rimonta cavalcando il malcontento popolare e il disastro economico. Complici gli Americani che videro nel salvataggio delle finanze tedesche l’occasione ideale per allungare la mano sull’Europa (questo nei film di Hollywood mica ce lo raccontano) la Germania di Hitler, che di quei “Signori della Guerra” era principe / pupo ereditario, risanò la propria economia e ci pensò bene a pagare i risarcimenti (me li immagino a fumare sigaroni, alzare la destra e berciare – in tedesco è ovvio – “risarcimenti? Me frego! Li paghino gli ebrei e i socialisti”). E così il pagamento di quei debiti (che avrebbe dovuto terminare nel 1988) cominciò a slittare. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Bundesrepublik ricominciò il pagamento e versò oltre 1.530 milioni di marchi, ma nel 1953 la Convenzione di Londra stabilì che a fronte della divisione del Paese il pagamento del debito sarebbe stato rimandato a quando di nuovo la Germania si fosse unita (e qui la cosa di nuovo mi puzza: o nel 1953 a Londra facevano le convenzioni consultando Mago Merlino o c’era ben qualcuno a cui non conveniva che l’economia della – sola- Bundesrepublik fosse zavorrata dai debiti di guerra). Fatto sta che “gli ottimisti” di Londra hanno avuto ragione, nel 1990 la Germania si è unificata e con rettitudine teutonica si è rimboccata le maniche perché – come si dice qui – “wenn schon, denn schon” : se si ha da fare, facciamolo tutto e subito!

C’è poco da festeggiare però: è come andare a levarsi il gesso dopo 92 anni, non è che si può correre subito nei prati in fiore. Si ricomincia a camminare piano piano (anche perché – nel caso della Germania – l’altra gamba è rimasta lei pure ferita durante la seconda guerra) e ogni dolorino ci fa ricordare la clamorosa, umiliante caduta. Ma probabilmente l’ottimismo tedesco trova qui una delle sue ragioni di fondo: qui si è ottimisti perché si è educati a vivere con la memoria. In Germania lo sanno bene che la Grande Guerra non è quella di Ettore e Achille…

2 thoughts on “Buone notizie: il “secolo breve” è quasi finito!

  1. è fatale, più mi avvicino a questo popolo, alle sue tradizioni, alla sua mentalità e più ne rimango colpita e affascinata. il senso dello stato, il senso individuale di responsabilità. hanno perso due guerre in un secolo, ma, con la loro operosità, sono riusciti sempre a rialzare la testa e la loro economia..e sono sempre i primi. complimenti a tutto il popolo tedesco, ma aggiungo anche: attenzione all’eccessivo senso del dovere innato in esso. un film girato a berlino (l’onda) mette a nudo i rischi che qualsiasi società può correre ed ancor più quella tedesca, proprio per le sue caratteristiche di diligenza ad ogni costo. magari quest’anno riuscirò a passare qualche giorno a berlino. ciao a tutti

  2. Una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti della Germania! Ma, del resto, come si fa a non rimanere ammirati dal senso della memoria, dall’operosità, dall’ottimismo del popolo tedesco?

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