Ostalgie: si stava meglio quando si stava peggio?

Celebrazioni per il mai avvenuto 60mo compleanno della DDR

Vi ricordate il film “Good Bye Lenin” e le corse pazze per una Berlino ancora deserta e semidistrutta del protagonista Alex, che a cavallo del suo “Schwalbe” passa al setaccio tutti i negozi di alimentari della città – e tutti i bidoni della spazzatura, alla ricerca di un vasetto di Spreewaldgurken?

Pochi mesi dopo la caduta del Muro sembrava impossibile trovare nella stessa Berlino est quei generi di consumo che per i quarant’anni precedenti erano stati gli unici ad essere in commercio. Vent’anni dopo le cose sono cambiate: chi avesse oggi lo stesso problema di Alex potrebbe senza sforzo alcuno reperire Hansa Kekse, caffè Rondo, Nudossi, Pizza Kathi e tutti gli altri prodotti made in DDR, e anche acquistarli online nei negozi dedicati all’Ostalgie. Oggi si può anche affittare una Trabant e guidarla per Berlino. Si mangia il Ketwurst e si può andare a ballare il rock della DDR in feste a tema, dove si entra gratis se si sfoggia una camicia della FDJ.

Insomma, la DDR è più presente che mai nel presente berlinese, più di quanto lo fosse in quel passato, che sembra remoto, nel quale quella nazione era appena scomparsa.

Ostalgie è la “Nostalgie nach dem Osten”, la nostalgia dell’est. L’est è la Germania est, la DDR, uno Stato spazzato via in pochi mesi dalla rivoluzione degli anni della “Wende”. Uno Stato che aveva i suoi prodotti e le sue leggi, le sue istituzioni, la sua popolazione che per la maggior parte non ne poteva più di lui. E che oggi sembra tuttavia ripensarci, rivalutare e desidera ripescare gli emblemi di uno stile di vita scomparso, che, col senno di poi, non sembra più così mostruoso.

La Ostalgie si può esprimere a vari livelli. Ci sono le facce (in)sofferenti degli ex cittadini della DDR che in piedi in una S-bahn stracolma di turisti lenti e invadenti si guardano sconsolati e concordano scandendo quasi all’unisono: “Die s-bahn ist jar nicht mehr wie früher” [“la s-bahn non è proprio più quella di una volta”]. Tale momento di sconforto e di rimpianto si risolve quando le porte del treno si aprono, gli sconsolati escono e si ritrovano felici e contenti di poter ascoltare del vero rock’n’roll con il loro ipod, bevendo vino italiano finché guardano un film francese alla vigilia delle elezioni, per partire il giorno dopo per le vacanze in Spagna.

E poi ci sono gli estremismi – le grida “ridateci il muro di Berlino”, causa di movimenti di opposizione come “Ostalgie? Nein, danke” [Ostalgie? No, grazie]. E ancora l’affarone unico al mondo che la Ostalgie rappresenta: ci sono programmi tv su di lei, vi si sprecano fiumi d’inchiostro, il mercato degli oggetti ostalgici cresce a dismisura, almeno a giudicare dalla percentuale di bandiere compasso-e-martello che si vedono in giro per Berlino.

Un quasi recente sondaggio indica che ben un tedesco su quattro si augura il ritorno alla divisione in due Germanie, che il 72% dei tedeschi dell’ovest si dichiara pronto a vivere in un Paese socialista, pur di vedersi garantiti lavoro, sicurezza e welfare.

Che è successo alla violenza inaudita con la quale si demoliva il Muro a picconate ventuno autunni fa?

Secondo alcuni si sta verificando un processo di rimozione collettiva, nel quale i cittadini dell’ex Paese socialista tendono a ricordare soltanto gli aspetti positivi della loro vita passata. Ma questo non spiegherebbe l’ostalgia dei cittadini della Germania Federale.

L’equilibrio tra il ricordare e il dimenticare, o il ricordo equilibrato, è un tema scottantissimo in Germania. Prima, durante e dopo il socialismo. Del Nazismo si è distrutto tutto, monumenti, istituzioni, palazzi, simboli. E i neonazi sono ancora lì – e sempre di più, specie nei paesi del “blocco”, e, in Germania, nelle regioni dell’ex DDR. Che l’ostalgie sia un modo di affrontare il passato in senso critico, di rivalutare subito le cose buone che nel socialismo c’erano in modo da non far sorgere fanatismi di ritorno? E’ un pensiero molto rassicurante, ma lo contraddice lo stesso sondaggio di cui sopra, che ci racconta che solo una bassa percentuale di cittadini vede nella libertà un valido obiettivo politico, e che molti di loro sarebbero prontissimi a vendere il loro voto a un partito per 5000 Euro.

Ma questi tedeschi sono solo illusi dall’El Dorado della sanità gratuita?O sono disillusi dalla Germania unita? Non si ricordano che dalla DDR non si poteva uscire, che non c’era libertà di stampa, di opinione, di scelta in così tanti aspetti della vita? Non ricordano, da est e da ovest, quanto era dorato il sogno americano e quanto luccicavano i suoi tentacoli europei?

Forse si, ricordano. Ma forse hanno la sensazione di essere caduti dalla padella alla brace, di aver desiderato (da est) o costruito (ovest) un luccichio lontano che da vicino abbaglia. Sembra che apprezzino la solerzia di uno Stato che ti ascoltava così tanto da cablarti pure l’appartamento, rispetto all’indifferenza di un altro che ti lascia andare in strada a manifestare per poi fare comunque di testa sua. Come se il confine della libertà personale si fosse allargato quanto quello della nazione, ma come questo fosse rimasto al suo posto – solo più largo, più difficile da identificare e anche da superare.

E gli ostalgici rimpiangono un mondo in cui quello che dovevi fare almeno te lo dicevano a chiare lettere e molto poco sottilmente.

E così si dimenticano che tra le altre “brutte” cose che ha portato la Riunificazione c’è il diritto all’informazione, e che con quella si può provare a proporre soluzioni nuove, non copie sbiadite di Paesi che noncisono.

3 thoughts on “Ostalgie: si stava meglio quando si stava peggio?

  1. e di quella liberta’assoluta non sapevano che farsene, perche’ le loro vite erano gia’in parte trascorse nell’universo chiuso del socialismo.
    parli di lbertà assoluta e di universo chiuso vivendo in un mondo dove l’unica liberta è data da quello che puoi fare con i soldi , prova ad essere disoccupato (e non volontario come molti vogliono far credere )poi ti accorgerai che la tua liberta è solo un’illusione.

  2. Stavi meglio se non avevi nessun’altra aspirazione o aspettativa al di la’ della tua giornata lavorativa e della tua vita all’ombra dello Stato che ti accudiva.Se sprofondavi nella normalita’quotidiana e ti adattavi a non uscire mai dai tuo confini linguistici,culturali,ESTETICI soprattutto. beh…allora si.Ma se per caso facevi parte di coloro che avevano un minimo di aspettative ideali,artisti o semplicemente persone che esercitavano un minimo di spirito critico nel loro posto di lavoro, allora la vita cominciava ad essere difficile a diventare un inferno fatto di mobbing continuo.La disillusione è in gran parte dovuta a una questione generazionale,molte persone che hanno vissuto nella DDR la loro infanzia, alla caduta del muro erano adulti e molti vecchi, e di quella liberta’assoluta non sapevano che farsene, perche’ le loro vite erano gia’in parte trascorse nell’universo chiuso del socialismo.

  3. Soluzioni nuove? Da italiano disilluso mi sovviene la battuta di un verso di una canzone di Gaber: “ma come? con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di cambiare?”. Ma forse qui in Germania davvero “si può”. Speriamo.

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