Durante una visita guidata

La maggior parte delle cose si fa più interessante quando accade al contrario. Un pesce che risale la corrente, un topo che frega un gatto, un re che cade, un poveraccio che viene incoronato, una guida turistica che sta zitta e una turista che parla. Ogni volta che la guida tace e il turista racconta accadono delle sorprese. Specialmente quando si ha l’occasione di accompagnare per le vie della città persone di una certa età, persone che a sentire la parola “tedeschi” non pensano subito né all’ispettore Derrick né ai sandali con i calzini, ma hanno un amaro flash-back della loro infanzia, che sapeva poco di merendine del Mulino Bianco e Bim Bum Bam, ma piuttosto di sirene anti-aeree, cioccolato autarchico, voci incomprensibili di adulti spaventati (ed è terribile per un bambino essere circondato da adulti spaventati, è come se le leggi che regolano l’universo si mettessero a gridare tutte insieme: “siamo sbagliate, non valiamo niente”). Strano, ora che ci penso molte di queste persone sono di Roma. E sono soprattutto signore. I signori di una certa età forse sono un po’ più intimiditi, ritrosi ad aprirsi con una persona (la guida) che li accompagna solo per qualche ora nella loro vacanza, ma le signore (romane) di una certa età hanno la tendenza a vedere in me il nipote emigrato a Berlino e dopo dieci minuti mi ritrovo le tasche piene di pocket coffee e dopo qualche ora…lo so… arriva: una piccola perla di storia o di saggezza. Un aneddoto su quella che era la vita durante l’occupazione o dopo la liberazione. Cosa voleva dire camminare per strada con le SS (mentre risaliamo WilhelmStr.), cosa ci si immaginava quando si pronunciava la parola “Americani” o “Comunisti”(quando scappiamo dalla folla di Checkpoint Charlie). Cosa succedeva intorno alle case dove abitavano i vicini ebrei. Intorno alle chiese. Fredde o segretamente, coraggiosamente, ricolme (mentre cerchiamo di perderci tra le steli del Monumento all’Olocausto). Siccome il nostro Ottobre dedicato alla storia sta per finire ho pensato di condividere con voi, che di Berlinandout siete lettori e non “ospiti”, una piccola perla che una signora mi ha regalato qualche settimana fa durante una visita guidata, un’osservazione sul tempo e la storia che ha aperto un certo dibattito in casa Berlinandout e che quindi a maggior ragione dovreste aiutarci a sbrigliare anche voi, lettori/ospiti di casa nostra.

Dopo avermi ascoltato a lungo parlare del Novecento tedesco, del Nazionalsocialismo prima e del Comunismo poi, la signora mi ha fermato in Friedrichstrasse e mi ha detto: “Vedi Emanuele, tutte queste cose succedono perché gli uomini (e intendeva: i maschi) vogliono fermare il tempo. Non si arrendono, non vogliono invecchiare. Loro si aggrappano con le unghie al tempo e il tempo va avanti lo stesso. Così cominciano le guerre. Le donne accettano che le cose devono passare”. Ecco come cominciano i totalitarismi, le dittature, i culti personalistici, i celodurismi, i papi e i premier, i padri padroni, i padri papponi… le catastrofi grandi o mediocri di tutti i tempi. Uomini che vogliono tenere la palla del mondo in mano e impedirle di girare. E la palla stride come una fresa incastrata, ringhia, fumiga, sputa rovine e scintille. L’universo, come un foglio di carta stellata appesa al muro, prende fuoco. Resta solo una macchia.

E le donne? Beh, non mi venite a dire che le donne non hanno paura del tempo! Che si iniettano il botox e si ritoccano il colore dei capelli solo per compiacere i maschi. Ma probabilmente quando hai un figlio in pancia per nove mesi poi ti passa la voglia di invadere la Polonia. O no? O forse dobbiamo aspettarci future generazioni di comandantesse che si sono emancipate dallo stereotipo della donna-nutrice e ci metteranno in riga a loro modo. O no?

Prima di scatenare una guerra sul ruolo dei sessi nella storia e nella guerra, mi pare invece così profondo e così attuale (oggi che il ruolo dei sessi ci ha un po’ stufato dappertutto e in ogni senso) parlare della paura del tempo. La paura del tempo come motore della storia. Come se una Ferrari andasse tanto più veloce quanto più chi la guida si caga addosso. In attesa dell’inevitabile crash finale. E non ben capito chi lavora al Pit-stop. Dio? O forse non è previsto nessun pit-stop.

Oggi un turista mi ha detto, tornando a Berlino dal Campo di Concentramento di Sachsenhausen: “mi dispiace che fai questo lavoro. Che devi sempre venire qui. Però pensa che alla fine siamo sei milioni, la gente continua a innamorarsi, a fare dei bambini, ad aiutare le persone malate e ci sono persone che pensano che è giusto, non lo fanno per obbligo. Alla fine gli uomini non sono bestie e se stanno attenti possono fare delle leggi che li aiutano a restare buoni”. Per gli amanti del dettaglio demoscopico: era uomo (maschio), 40/45 anni circa, svizzero. Lo guardavo e pensavo che era un uomo veramente buono, lo guardavo e cercavo di capire dove era, se c’era, la perla di saggezza (magari i maschi, i maschi svizzeri, perle di saggezze non le regalano, al massimo un lindor), e invece a ben guardare la perla c’era, piccola, ma c’era: “se stanno attenti”.

Mai distrarsi dal tempo. Anche se fa paura. E attenti alle leggi. Non sono tutte uguali. Non sono tutte necessariamente, indiscriminatamente buone.

2 thoughts on “Durante una visita guidata

  1. sai cosa penso, forse sbagliando? che i tedeschi non hanno nei confronti del loro passato quel distacco incredibile che abbiamo noi italiani. che quando vanno in giro per il mondo ancora sentano, inconsciamente, ingiustificatamente forse, il peso di quello che è stato.
    circa la questione uomo/donna…sono anch’io portata a pensare che la donna sia più posata, ragionata, portata alla mediazione perché se così non fosse la sua vita quotidiana sarebbe un inferno. ma poi mi dico che è sempre la stessa donna che si prostituisce in modo edulcorato in tivù, che corre dietro al denaro, che quasi si compiace del suo parlare sempre e solo di vestiti e scarpe.

    e allora capisco che non è questione di essere uomo o donna, purtroppo. sarebbe troppo facile.
    è ancora una volta tutta una faccenda di come si è dentro e di come ci si pone nei confronti degli altri. l’intelligenza, l’altruismo e l’amore indiscusso per la vita non hanno sesso.

  2. Mamma mia, che post! Qui si va veramente sul pesante: il tempo e la vita, l’etica nella differenza di genere, la psicologia del criminale, il bene nelle leggi. Non oso commentare e allora, per contrasto, la butto sul triviale. Anche un mio amico di vecchia data è guida turistica qui a Berlino, lui ormai da più di dieci anni, ed anche lui, come voi, non lo fa solo per soldi, ma perché ha davvero qualcosa da raccontare. E così, come a tutte le persone che sanno fare bene il proprio mestiere, gli capita di guadagnarsi la fiducia e le confidenze dei propri clienti. Sono tante le storie che gli raccontano e di ogni genere. Talvolta sono particolarmente spassose e allora le riporta anche a noi amici. Come ad esempio quella di un anziano pensionato della provincia di Napoli, che interpretava così -in un modo estremamente semplicistico o, come si dice dalle nostre parti, “a pane e puparuoli”- le cause della fine della guerra fredda: “Bush e Gorbaciov continuavano a litigare, quando ad un tratto si è intromesso il Papa ed ha imposto loro di fare la pace. E così -concludeva- è caduto il muro di Berlino”. Certo, nella mia versione parafrasata in italiano questa storiella perde molto, ma vi assicuro che in toni, idioma e gestualità partenopea era irrestibile. Alla prossima.

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