Il Silenzio che fa bene

Alla Porta di Brandeburgo si incontra proprio di tutto: c’è l’Orso gigante che ti chiede due euro per farci la foto insieme, i Vopos (più finti dell’Orso) che ti chiedono due euro per timbrarti il passaporto, il tizio che guida la bicicletta da cinque persone (che ti chiede solo un euro per un giro di prova e un po’ di più per accompagnarti per Berlino). E ancora risciò, polizia, turisti con le macchine fotografiche appese al collo come famiglie di opossum, pagliacci, omini di latta, statue umane, giocolieri, carrozze e cavalli, venditori di palloncini, guide turistiche che cercano i loro turisti, i portieri dell’Adlon che portano coraggiosamente il loro improbabile cilindro anche con 30°d’estate, ballerini di hip hop, giapponesi in posa, la cantantessa con chitarra che suona la cover di“What if God was one of us”… e questo nei giorni tranquilli, quando la Porta cioè non viene presa d’assalto dalla grande manifestazione sportiva o dalla Parata del CSD o da una qualsiasi “demo” politica che punta dritta al Reichstag. É un po’ il mio cavallo di battaglia quando accompagno i turisti in Pariser Platz (ovvero la piazza davanti a Brandeburger Tor): prima mostro loro la foto della Porta isolata nella Striscia della Morte, chiusa tra due muri di cemento, con il nulla avanti e il nulla dietro, poi, come un siparietto levo la foto et voilà: ecco la Porta del Secolo Nuovo, dal nulla: tutto! L’altra domenica persino strane signore biancovestite che stavano distribuendo cuscini, fiori e volantini. Purtroppo l’italica voglia di impicciarmi mi è rimasta nel sangue, così, seguito dal gruppetto di turisti che stavo portando in giro per Berlino, ci siamo avvicinati tutti, quatti quatti, per indagare. Ci aspettavamo chi una performance artistica, chi un sit – in con probabile carica della Polizia: insomma la Berlino avant-garde e un po’ “rompi” che amiamo. Invece le signore si sono sedute in cerchio, hanno chiuso gli occhi e sono rimaste in silenzio. Meditavano. Meditavano in silenzio, pregando in cuore loro per la pace. Questo l’ho letto sul volantino che una di loro mi ha gentilmente offerto insieme a un cuscino. “Ci incontriamo qui ogni domenica, dalle 12 alle 13 e ognuno è libero di sedersi nel nostro cerchio e stare in silenzio insieme a noi”. La loro maestra spirituale Mariananda ha scritto per loro un messaggio “La pace comincia sempre dentro di te, sempre. Comprendilo. E allora non ci sarà più guerra. Niente guerra dentro di te, niente guerra nel mondo intorno a te” e poi le ha mandate a meditare nel posto più immeditabile del mondo! Ma come si fa a rimanere concentrati, in silenzio, a pregare, seduti per un’ora (in una domenica di gennaio vorrei precisare) in mezzo a Orsi, finti soldati, palloncini e curiosoni italiani?

Probabilmente il senso è tutto lì. Un conto è sedersi sul lucido parquet di un centro yoga di PrenzlauerBerg, spolverando prima terra con la pashmina, sorseggiando the verde mentre risuona un cd di campanelle tibetane e la cara Airone Luminoso (vero nome Ute) accende incendi preziosi. Questo è molto bello, molto rilassante. Un conto invece è sforzarsi di esportare la pace e il silenzio e la concentrazione in un luogo inospitale, poco bello, molto poco rilassante. Ma forse più utile. Certo la prima reazione è un misto di entusiasmo fotografico unita a un segreto fastidio laico. Poi subentra il sorrisetto cinico. Infine arriva una certa comprensione e una specie di stima. Anche perché non chiedono niente, né dicono niente. Non ostentano simboli (religiosi o politici). Mettono un fiore, si siedono intorno, stanno in silenzio. Concentrate. Una meditazione candida che contrasta con i tipi vestiti da soldati americani, russi, tedeschi. O con la foto della Porta di Brandeburgo invasa dai Nazisti che penzola dal mio faldone di guida turistica.

Non è certo la prima volta che si cerca attraverso una specie di preghiera “aconfessionale” di purificare la storia (il karma?) di questo luogo che – come gran parte della Germania – è infestato da fantasmi guerrieri e insanguinati, con bandiere di diverso colore ma la stessa voglia di ammazzare. E forse pochi lo sanno ma proprio accanto alla Porta è stata aperta fin dal 1993 la “Raum der Stille” (la stanza del silenzio). Uno spazio neutro (a-religioso, a-politico), dove chiunque può entrare, immergersi in un inaspettato purissimo silenzio e – se ne ha voglia – soffermarsi a pensare. La città e la sua storia, fragorose sempre e ovunque, offrono spunti infiniti. E certo fa bene sapere che a questo mondo c’è chi si preoccupa ancora di costruire oasi, di preservare la quiete, e offrire agli esseri umani una tregua dalla comunicazione invasiva e ossessiva che ci circonda.

Il coraggio delle signore biancovestite di Pariserplatz è quello di provare a seminare questa oasi sul selciato dove, se non più i soldati, marciano oggi i fanti multicolori e stridenti della nuova invisibile sfacciata dittatura: la Distrazione. Che proprio del “non insegnarci niente” ha fatto suo vanto e bandiera.

Related Blogs

Related Blogs

One thought on “Il Silenzio che fa bene

  1. meditare contro ogni confort? No, grazie; roba da illuminati.
    Piu’ alla nostra portata , che illuminati – ancora – non siamo,ma anche piu’utile e invogliante una campagna per la creazione di meditation room nelle quali un’ora di meditazione costi meno dei sei euro dai quali purtroppo non si sfugge a Berlino.
    sempre grata per questi fantastici post!
    Nishanga

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *