22 Febbraio: La Rosa Bianca, in memoria

Sophie Scholl

Il 22 Febbraio del 1943 Sophie e Hans Scholl e Christoph Probst furono condannati a morte e subito dopo assassinati dalla Germania nazionalsocialista. Dovrei dire “giustiziati”, è quella la parola giusta. Eppure a volte anche la lingua è sbagliata, la parola italiana che descrive un omicidio contiene in sé la radice della Giustizia, giustifica a priori la più sommaria delle azioni con l’autorità della Legge.

I tre furono ghigliottinati, come prevedeva la legge prussiana per i cittadini tedeschi. Avevano 22, 24 e 24 anni. Dei ragazzini, diremmo noi oggi, che siamo i popoli dell’eterna adolescenza. Loro invece erano giovani adulti, nati in un Paese problematico e cresciuti in un Paese oppresso, che avevano visto la Germania scivolare nella miseria spirituale e nell’inumanità, e che osservavano tutti i giorni lo scempio commesso ad opera dal loro Stato, le sue strategie per offuscarlo agli occhi del popolo, e l’indifferenza che (in)animava i loro concittadini.

La Rosa Bianca, questo il nome del loro gruppo di resistenza, chiamava il popolo all’azione – alla presa di coscienza della malattia mortale della società tedesca e alla resistenza passiva e non violenta al regime – in sei volantini che furono spediti per posta tra il 1942 e il 1943 a molti tedeschi, e furono infine distribuiti all’università di Monaco nell’azione che fu fatale ai fratelli Scholl e a Pabst.

I fratelli Scholl e i loro coetanei erano cresciuti nella gioventù hitleriana, nell’assenza completa di dibattito e diversificazione di pensiero. E si erano dovuti liberare dei pregiudizi di cui erano stati imbottiti da sempre e reinventare il sogno della libertà, per la quale combattevano con le parole, le loro e quelle dei grandi poeti tedeschi.

Gli altri componenti della Rosa Bianca furono rintracciati e arrestati nei mesi successivi, alcuni assassinati, altri imprigionati.

In uno Stato in cui il razzismo e l’ottusità erano legge, questo gruppo di universitari aveva intuito che la legge non è sempre conforme all’anima. Facevano leva con parole semplici sulla contraddizione di uno Stato – insieme di cittadini – che usa gli stessi invece di esser loro utile. Il meccanismo del terrore veniva spezzato dal loro pensiero, essi non erano caduti nella trappola della paura di fare o dire la cosa sbagliata, delle conseguenze fatali della verità in un sistema bugiardo.

E’ confortante pensare che qualcuno ci abbia creduto, che qualcuno ci creda – anche nei posti in cui chi dice la sua viene ghigliottinato, o bombardato. Anche dove gli altri fanno finta di niente – o mascherano i loro crimini con la chimera di un bene superiore.

Il processo agli Scholl e a Pabst fu spettacolare, demagogico e brevissimo, il verdetto scontato. Furono accusati di alto tradimento, favoreggiamento antipatriottico del nemico e demoralizzazione delle forze armate. Morirono probabilmente sperando che le loro armi facessero il giro del mondo.

Di seguito la traduzione del primo volantino distribuito dalla Rosa Bianca, datato giugno 1942. Vuole essere semplice e parlare al cuore delle persone, essere comprensibile a chiunque e appellarsi ai principi fondamentali che dovrebbero albergare nel cuore di ognuno. Dovrebbero.

I° Volantino della Rosa Bianca

Nulla è più indegno per un popolo di cultura che il lasciarsi “governare” senza resistere da una cricca di dominatori irresponsabili e guidati da istinti oscuri. Non si vergogna forse ogni onesto tedesco del suo governo, e chi di noi riesce a immaginare la proporzione dell’umiliazione che si abbatterà su di noi e sui nostri figli, quando finalmente il velo cadrà da davanti ai nostri occhi e i crimini orrendi, incommensurabili, verranno alla luce del sole?

Se il popolo tedesco è già così corrotto e decaduto nella sua più profonda natura da rinunciare senza scomporsi, nella superficiale fiducia in una sì dubbia legalità, alla cosa più elevata che l’uomo possegga, che lo eleva sopra ogni altra creatura, cioè al libero arbitrio, da rinunciare alla libertà dell’essere umano di intervenire esso stesso nella ruota della storia e sottometterla alla sua decisione razionale, se i tedeschi già sono così privi di ogni individualità, se sono diventati una tale massa codarda e insulsa, allora sì, essi meritano la rovina.

Goethe parla dei tedeschi come di un popolo tragico, al pari degli ebrei e dei greci, ma oggi si ha piuttosto l’impressione che essi siano un’orda di adepti superficiali e privi di volontà, prosciugati della loro essenza e ora derubati della loro sostanza, pronti a lasciarsi trascinare nella rovina. Sembra sia così – eppure non è così; piuttosto, si è rinchiuso ognuno attraverso una lenta e ingannevole oppressione in una prigione mentale, e solo quando già egli vi giaceva in ceppi gliene furono rivelate le fatali conseguenze. Solo pochi presagirono l’incombente rovina, e la ricompensa per il loro eroico ammonimento fu la morte. Si parlerà ancora molto del destino di questi uomini.

Se ognuno aspetta che l’altro cominci, i messaggeri di Nemesi vendicatrice si faranno sempre più vicini, e allora anche l’ultima vittima sarà gettata inutilmente tra le fauci dell’insaziabile bestia. Perciò è dovere di ognuno di essere responsabile come membro della cultura cristiana e occidentale, di ribellarsi coscientemente in quest’ultima ora quanto più gli sia possibile, di lavorare contro il flagello dell’umanità, contro il fascismo e ogni simile forma di Stato assoluto. Fate resistenza passiva – r e s i s t e n z a – ovunque voi siate, impedite a questa atea macchina da guerra di proseguire il suo corso, prima che sia troppo tardi, prima che le ultime città vengano ridotte a cumuli di macerie, come Colonia, e prima che l’ultima gioventù del popolo sia dissanguata da qualche parte per la tracotanza dei bruti. Non dimenticate che ogni popolo merita il governo che sopporta!

Da Friedrich Schiller, “La legislazione di Licurgo e Solone”:

“…. La legislazione di Licurgo, in relazione al suo scopo, è un capolavoro di politica e di antropologia. Lui voleva uno Stato forte, fondato su se stesso, indistruttibile; i suoi fini erano la forza politica e la stabilità, e tali fini egli ha conseguito, nella misura in cui le circostanze lo permettevano. Ma, quando si confronti questo scopo con quello dell’umanità, sarà una profonda disapprovazione a prendere il posto di quell’ammirazione che ci è suscitata ad un primo, fugace sguardo. Si può sacrificare tutto al bene dello Stato, solo non ciò per cui lo Stato stesso è unicamente mezzo. Lo Stato in sé non è mai fine, esso è importante soltanto come condizione sotto la quale è possibile realizzare lo scopo dell’umanità, e tale scopo altro non è che lo sviluppo di ogni forza dell’essere umano, il progresso. Se la costituzione dello Stato impedisce che ogni forza presente nell’uomo si sviluppi; se essa impedisce il progresso dello spirito, allora essa è riprovevole e dannosa, sia essa pure estremamente ragionata e secondo i suoi criteri completa. Dalla sua permanenza discenderà poi più colpa che gloria – diverrà solamente un malanno prolungato; quanto più durerà nel tempo, tanto più sarà nociva.

…Il vantaggio politico e la capacità di conquistarlo sono stati ottenuti a discapito di ogni sentimento morale. A Sparta non esisteva amore coniugale, amore materno, amore infantile, alcuna amicizia – non v’erano altro che cittadini, altro che virtù civile.

… Una legge dello Stato costrinse gli spartani alla disumanità nei confronti dei loro schiavi; con queste infelici vittime di un sacrificio cruento fu l’umanità stessa ad essere offesa e maltrattata. Nella stessa costituzione spartana si ritrova il pericoloso principio secondo il quale gli uomini sono da considerarsi mezzi, e non fini – a mezzo di questo furono demolite dalla legge le fondamenta del diritto di natura e della moralità.

…Quale spettacolo migliore quello del rude guerriero Caio Marco, il quale dal suo accampamento romano sacrifica la vendetta e la vittoria per non veder scorrere le lacrime della madre!”

“…Lo Stato (di Licurgo) potrebbe durare solamente se lo spirito del popolo restasse immobile; si potrebbe quindi conservare solamente nel momento in cui fallisse nel perseguimento dell’unico scopo degno di uno Stato.”

Da Il risveglio di Epimenide di Goethe – Atto II , scena IV:

Geni

Ciò che audacemente è uscito dall’abisso
può per un inflessibile destino

percorrere metà del mondo,
ma nell’abisso dovrà tornare.
Già incombe una paura mostruosa:
invano esso cercherà di resistere!
E tutti coloro che ancora ne dipendono
dovranno con esso perire.

Speranza:
Ora incontro i miei valorosi,
che si radunano nella notte
per tacere, non per dormire;
e la bella parola di Libertà
viene sussurrata e balbettata,
finché, con insolita freschezza,
dai gradini dei nostri templi
nuovamente entusiasti grideremo:
(con convinzione, a voce alta)
Libertà!
(con maggiore moderazione)
Libertà!
(riecheggiando da ogni parte)
Libertà!

Vi preghiamo di copiare e distribuire questo volantino in quante più copie possibili!

Traduzione mia

Related Blogs

  • Related Blogs on La rosa bianca

2 thoughts on “22 Febbraio: La Rosa Bianca, in memoria

  1. E molto interessante ciò che hai scritto: è sempre bene ricordare, ma in questi tempi è meglio.
    grazie perchè ci aiuti a tenere aperti il cuore e la mente.

    1. Grazie a te per leggere e commentare: in più si è a ricordare, più forte è la speranza che il ricordo prenda forma e ci insegni qualcosa per il presente. Leggo oggi sulla rete (purtroppo non ricordo la fonte): “quanti chilometri fai con un litro di sangue libico?”. Satirico e disarmante. Un abbraccio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *