Scrivere su Berlino

Quando chi scrive comincia a scrivere sull’atto di scrivere (perdonatemi questo ingorgo di parole), in genere significa che gli argomenti stanno per finire e la pagina bianca non è più un campo aperto di fantastiche possibilità, ma un deserto ostile e nemico. No panic: non è assolutamente il nostro caso. Non si tratta qui di scrivere su come scrivere o descrivere Berlino, ma proprio del gesto pratico di scrivere su Berlino (“su” inteso come luogo fisico non argomento). É un po’ il Leitmotiv degli ultimi post: questa città è una grande pagina (non proprio bianca) che non spaventa proprio nessuno. Tutti ci vogliono lasciare il proprio segno. Probabilmente questa rinnovata attenzione per i muri parlanti di Berlino è solo una conseguenza logica della bella stagione: da un lato si passeggia molto più volentieri, non si corre a testa bassa avvolti in chilometri di sciarpe, puntando lo sguardo fisso al marciapiede per evitare di scivolare su un lastrone di ghiaccio vivo, dall’altro anche chi scrive o dipinge sulla città ora ha a sua disposizione notti fresche e asciutte da passare alla ricerca di muri amici o spennellando, spruzzando, incollando allegramente i suoi lavori senza temere di rimanere lì, assiderato, con il pennello levato gocciolante di stalattiti e le caviglie bloccate in una morsa di neve. Insomma, in primavera Berlino non si riempie solo di fiori, ma anche di nuovi lavori di street art. Ed è sempre un piacere aggirarsi per i luoghi consueti e notare come artisti (noti o meno noti) li abbiano trasformati. “Ecco,” ti dici, “stanotte El Bocho è passato di qui e ha incollato i suoi nuovi cut out primavera/estate 2011”, oppure “Ma guarda che carina questa grafica”, o ancora “Ma come diavolo hanno fatto ad appiccare quella cosa lassù” e infine “Ma questo disegno ieri non c’era… o c’era?” In fondo è proprio uno degli scopi dell’arte di strada: ridisegnare la città per permettere a chi ci vive di sfuggire al senso di ordinario, all’anestesia metropolitana. Se la città è un disegno fluido e mutante, allora il cittadino sarà costretto a mantenere alta l’attenzione, a non spegnere mai i sensi: e i sensi stimolati sono sensi che godono di più!

E visto che l’attenzione ai muri di Berlino è sempre alta, l’offerta comunicativa ed artistica è sempre più variegata, acuta ed intelligente. In sostanza: gli artisti di strada che lavorano qui sanno che dall’altra parte ci sono lettori e ricettori curiosi, ma anche molto critici (dal momento che sono esposti a una massa abnorme di messaggi stimolanti). Sicuramente ci sarà anche chi li chiama vandali e imbrattamuri e preferisce telefonare alla polizia piuttosto che soffermarsi ad ammirare, ma tracciamo subito una distinzione: ci sono i vandali che taggano con inchiostri penetranti e rovinosi i muri di edifici antichi e monumentali (per fortuna qui a Berlino si limitano a scarabocchiare i loro soprannomi, non assistiamo a quelle proliferazioni falliche, a quelle epopee di vaff…, agli insulti calcistici o ai numeri di telefono di promettenti accompagnatrici/tori che sono così tipiche in Italia), dall’altra parte ci sono gli artisti che scelgono accuratamente i luoghi dove realizzare le loro opere proprio per creare una tessitura di rapporti di senso (e sensi) con lo spazio urbano che le accoglierà. La scelta di un muro (posizione, testura, visibilità) è spesso fondamentale quanto il concept che è alla base del disegno o del ritaglio. Ma la città non offre soltanto superfici e chi la utilizza come spazio comunicativo ha imparato nel tempo a sfruttarne tutte le possibilità.

Voglio raccontarvi solo un esempio, il primo capitatomi sotto gli occhi durante una passeggiata d’inizio primavera. Mi stavo, quel giorno, godendo il sole e i colori e i sapori del mercato turco di Maybach Ufer (lo sapete, uno dei miei luoghi preferiti), quando ho visto volteggiare nella brezzolina tanti bigliettini appesi con fili sottili alla ringhiera lungo il canale. “Sarà la solita pubblicità” ho pensato, ma siccome sono curioso come un gatto e soffro della sindrome da lettore compulsivo (sono uno di quelli che sotto la doccia legge sempre le etichette dello shampoo, a tavola gira la bottiglia dell’acqua minerale per leggere meglio la composizione, sull’autobus non può fare a meno di rileggere i regolamenti esposti…) mi sono avvicinato e per prima cosa ho visto: “Take it. It’s Yours” (“Prendilo. É Tuo”). Per un attimo mi son sentito Alice: “Bevilo” e lei beve, “Mangialo” e lei mangia. Se mi dicono che è mio, lo prenderò. Logica da Paese delle Meraviglie.

Non si trattava però né della solita inaugurazione dell’ennesimo ristorante indiano, né dell’offerta di una compagnia telefonica, ma piccoli, intensi scritti di:

http://www.activenonconformismoftheselflesskind.com/

Uno scrittore vagabondo, cosmopolita, capitato infine a Berlino e che ha saputo cogliere subito questo spirito omni-comunicativo per diffondere frammenti del suo libro, proprio come un albero diffonde semi volanti.

Chiunque si è avvicinato alla ringhiera ha raccolto una piccola pagina e poi – se è stato sufficientemente curioso – ha visitato il sito internet dell’autore.

L’ho trovata una mossa particolarmente sensibile e intelligente: da una parte ha creato una vera e propria interfaccia tra la città fisica (con i suoi mercati, le sue strade, i suoi pali), la città narrata (nei suoi libri) e l’internet, dall’altro si è preso gioco di quell’abuso continuo di volantini a cui chi passeggia in città è sempre esposto. Se le aziende telefoniche possono riempire i parchi con i loro palloncini sponsorizzati, se tutte le pizzerie possono infilarci in mano un pezzo di carta, perché uno scrittore non può regalare al mondo pagine del suo libro? Senza dimenticare la grazia di quei biglietti bianchi e leggeri sospesi proprio là dove il vento li avrebbe fatti danzare e sussultare meglio, come preghiere tibetane, come lenzuola di folletto stese ad asciugare.

Consiglio per chi attraversa Berlino: tenete alta l’attenzione, guardate i muri, i cantucci, gli androni, le rovine. Attenti ai pali della luce (se camminate a naso in su potete sbatterci contro, ma a volte anche lì si trovano esempi di street art notevoli). Fotografate e diffondete. E soprattutto fatecelo sapere: curiosi come gatti, sventati come Alice vogliamo, anzi dobbiamo leggere tutto quello che racconta chi scrive su questa città. In tutti i sensi.

One thought on “Scrivere su Berlino

  1. Ciao a tutti!
    Bello questo blog dedicato a Berlino!

    Da diverso tempo lavoro a un progetto per raccogliere un materiale cospicuo in libri, films, musica, dedicati a quella che considero sotto il profilo artistico la più stimolante metropoli europea.
    Al momento esiste una piccola bibliografia, in italiano, inglese e tedesco che vi accenno qua sotto (insieme a quello che si avvia ad essere una specie di archivio itinerante su Berlino, presso di me). Il file è consultabile (e condivisibile) al mio labfestamobile,
    http://web.tiscali.it/labfestamobile/
    alla sezione “Il cantiere della memoria”.
    Chi ha voglia di condividere e dare suggerimenti è il benvenuto. Vi abbozzo qui sotto i primi contenuti e, se volete, inserisco il vostro interessantissimo spazio:

    Sul fermento culturale a Berlino
    (a cura di Claudia Ciardi)

    Rivista Daemon, 15, numero monografico interamente dedicato alla capacità di Berlino di attrarre artisti.
    (Redazione in via Barontini 12, 40138, Bologna).

    Unwort:
    http://unwort.blogspot.com/
    blog europeo e cosmopolita sulla cultura letteraria e cinematografica tedesca e con un ricco approfondimento “berlinese” a cura di Simone Buttazzi:
    http://www.blogger.com/profile/13500690391918405898

    Scritti su Berlino:

    Addio a Berlino, Christopher Isherwood, Garzanti, 1999

    Als Wär’s ein Stück von mir, Carl Zuckmayer, pp. 311-314, citato in Peter Gay, La cultura di Weimar, introduzione di Cesare Cases, Dedalo Libri, 1978, pp. 176-177

    Berlin Alexanderplatz, Alfred Döblin, traduzione A. Spaini, Bur, 2008
    http://www.dhm.de/lemo/html/weimar/kunst/doeblin/

    Berlin metropolis: Jews and the new culture, 1890-1918, a cura di Emily D. Beliski, with essays by other authors, University of California Press, The Jewish Museum / New York, 1999-2000

    Berlino 1945, la caduta, (Berlin. The Downfall 1945), Antony Beevor, Bur Storia, 2002

    Blockade und Luftbrücke, 1948/1949–BIL, Berliner Institut für Lehrerfort

    Città e memoria. Beirut, Berlino, Sarajevo, Laura Cipollini, Mazen Haidar, Elmer Kossel, Mondadori, 2006

    Et cetera….http://web.tiscali.it/labfestamobile/

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