Se Berlino è il palcoscenico che l’attore sia internazionale!

La città e il teatro sono due spazi di espressione così simili e vicini che sconfinano spesso e volentieri l’uno nell’altro. Il teatro ruba personaggi,scene, atmosfere alle metropoli e la città d’altro canto è il palcoscenico quotidiano e artificiale in cui noi tutti agiamo come attori e talvolta semplici spettatori: a chiunque sarà capitato di sedere per un po’ su una panchina senza nulla di rilevante da fare se non fumare una sigaretta, sotto un albero o in un centro commerciale, e abbandonarsi alla contemplazione dello sciame degli uomini e delle donne tutt’intorno. Specialmente se siete in una città dove non tutti parlano la stessa lingua (e magari nessuno parla la vostra), dove non tutti provengono dalla stessa cultura (che è fatta anche di atteggiamenti e disposizioni corporali, modi di camminare o di stare vicini alle persone) è facile sentirsi così straniati che o ci si rifugia in una campana di vetro o si viene rapiti da ogni gesto, da ogni parola, per quanto alieni e imcomprensibili. In città si cammina sulla linea sottile dell’indifferenza concentrata o dello stupore infinito. Il teatro, che dalla città moderna succhia materiale d’ispirazione, ha imparato bene questa lezione. E se la città in questione è Berlino chissà cosa troverà in fondo alla cannuccia…

Proprio in questi giorni di maggio, come in ogni maggio da undici anni a questa parte, si celebra in città la grande kermesse del teatro tedesco, il Theatertreffen, che raccoglie il fior fiore della produzione teatrale di quest’anno e offre ai berlinesi la possibilità di vedere gli spettacoli più belli e interessanti prodotti in tutta la Germania. Lussi della capitale. Specialmente quando il grande schermo del Sony Center proietta di pomeriggio tre bellissimi spettacoli e i berlinesi, autoctoni o acquisti, si attrezzano di sdraio, birre e panini per assistere con comodità a quello che è di solito chiuso nei teatri, riservato a chi ha pagato il biglietto (non proprio popolare, va detto).

E tuttavia questo “Incontro dei Teatri” è anche l’occasione per riflettere sul senso e sulle direzioni prese da quest’arte, significativamente senza alcun campanilismo, senza nessun ripiegamento sulla produzione nazionale. Più che chiedersi :“cosa si può fare per il teatro tedesco”, mi pare che la domanda sottesa sia “cosa può fare il teatro tedesco per il mondo?”Sarà l’atmosfera di questa città, con la sua popolazione colorata e multietnica, sarà il numero di artisti che qui si raccolgono da ogni parte del globo, ma il Theatertreffen tedesco ha veramente una vocazione internazionale. Momento fondamentale dell’incontro fra i teatri è di fatti l’Internationales Forum, un workshop dedicato a professionisti del teatro di ogni dove che si incontrano a Berlino per studiare insieme e confrontarsi. È vero, uno dei requisiti fondamentali per partecipare al forum è parlare tedesco, ma in realtà la lezione che Berlino insegna al teatro è ben altra: in questa Babele dove la comunicazione è necessaria, ma non può affidarsi alla parola, la risorsa principale dell’artista teatrale sarà l’espressione corporea. Di fatti il tema dei workshop di quest’anno è :“Check the body. Theater Material Körper”. Ma non pensiamo che sia una scoperta di questi tedeschi sempre così avanti, a ben guardare i nostri Arlecchini, le nostre Colombine e Pantaloni, sfidavano già secoli fa i confini nazionali e si presentavano alle corti europee dove pochi parlavano italiano (e chi parlava bergamasco o veneziano???) facendosi però capire benissimo da tutti. Con le capriole! Il corpo, che è la condizione necessaria per l’esistenza, diventa sul palcoscenico il mezzo sufficiente per l’espressione. Non che si prenda la parola e la si butti dalla finestra come un aggeggio obsoleto e inutile, anzi. Una delle prime lezioni che ho imparato a teatro è stata: “parla solo quando è necessario! Finché la scena (improvvisata) può andare avanti senza parole stai zitto, che è meglio!”. La parola, detta in tedesco, inglese, italiano, hindi o swahili, diviene perciò più preziosa, precisa, inevitabile. Se poi si abita in una città cosmopolita come Berlino, dove pubblico e attori parlano moltissime lingue diverse, ci accorgiamo che proprio quello che sembrava un ostacolo diventa ricchezza. Ed è bellissimo vedere come l’artista teatrale invece di isolarsi negli eremi boscosi, nelle provincie degli oratori si alzi con orgoglio per camminare su un palcoscenico internazionale. Un attore cosmopolita che si rivolge a ogni suo simile, a ogni altro essere umano (potenziale attore o spettatore). Se non funziona a parole, proverà con la lezione di Arlecchino: a capriole!

Una grande occasione per l’attore che abbia desiderio di sperimentarsi su questo grande palcoscenico è la Theater Summer School Berlin 2011, un insieme di laboratori condotti dalla magnetica Nicole Kehrberger. La premessa è chiara: qui si parlano 5 lingue (inglese, tedesco, francese, italiano e spagnolo) ma soprattutto si gioca con il corpo. Che siate lì per lavorare sul Clown o sulla Tragedia Greca, il punto di partenza è lo stesso, il training fisico. Danza, acrobatica, allungamento e allineamento, shiatsu e Feldenkreis saranno la piattaforma di base su cui verrà costruito il lavoro espressivo e creativo successivo, sei ore al giorno che sicuramente vi faranno sudare l’anima, ma che vi daranno anche la grande occasione di lavorare con artisti provenienti da ogni parte del mondo. Un collage di lingue, stili, idee e corpi. E certo non è un caso che Nicole abbia scelto la città di Berlino per questo suo progetto di teatro internazionale: lo sappiamo tutti che questa città (per la sua qualità di vita, per la sua offerta culturale, per la birra a pochi centesimi) è la meta preferita di tanti artisti, un crocevia inevitabile per chi desidera mettere alla prova se stesso e fare incontri interessanti. Ma soprattutto poche altre città al mondo hanno questa atmosfera sovra-nazionale, una Babele armoniosa e quasi pacifica. Poche città al mondo sono come Berlino: una città incompleta e perciò aperta, dove è ancora possibile costruire qualcosa di nuovo, per tutti.

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