A chi appartiene l’aria di Berlino?

Die Berliner Luft, l’aria di Berlino, ha da sempre una qualità speciale, il “frizzicore” di una metropoli vibrante e mutevole. La respiri e ti senti anche tu trasformato, più vivo, ma soprattutto “libero di fare”. Qui, a Berlino, inspirare è anche “essere inspirato”. Riempirsi di questa aria di Berlino e poi magari “inspirare” pure gli altri. Ma l’aria di Berlino sta cambiando. È sempre pulita, forse la più pulita tra tutte quelle che potrete respirare nelle altre capitali europee, ma un vento nuovo spinge la città verso un destino ahimè che la rende sempre più simile alle altre metropoli. Sussurri di gentrificazione, brezze di speculazione, puzzette di conformismo e ordine, tramontana di Capitalismo (ma non era in crisi, questo Capitalismo? E allora perché continua a soffiare così forte?). L’aria di Berlino continua a farti vibrare, ma a tratti di angoscia. Perché la possibilità di “fare in libertà” si sta mutando in un subdolo controllo. Forse che il soffio che buttò giù il Muro si stia spegnendo già?

Apparentemente sì: nuovi muri vengono costruiti a Berlino a segnare che il dominio è fermamente trattenuto nelle mani di chi possiede la ricchezza, o meglio di chi trattiene – a volte inspiegabilmente – la ricchezza. Ad esempio al Tacheles, dove la HSH Nordbank (la banca che gestisce il fallimento della precedente proprietà e che è ancora in piedi grazie agli aiuti elargiti dal governo tedesco con i soldi dei contribuenti), è riuscita sgomberare parte dell’edificio e ha fatto costruire un muro per impedire l’accesso dalla strada al cortile. Di questo avevamo già diffusamente parlato a inizio aprile. Quel muro bianco, costruito a pochi metri dove un tempo correva il Muro di Berlino, illustra chiaramente che la Storia a volte è veramente maestra: dal 1961 in poi quanti hanno preso esempio da Berlino per costruire un muro che risolvesse brutalmente i propri problemi?

Fosse un’opera d’arte concettuale, quel muro bianco, ci avrebbe senz’altro annoiato. Ridondante e scontato (a Berlino per di più). Invece quel muro non ha proprio niente di artistico, anzi serve proprio a separare la città dall’arte, in particolare da uno degli spazi più apprezzabili del progetto Tacheles, il cortile di Anima Ferrea, dove scultori – in gran parte italiani – hanno installato una fucina e hanno creato un parco per ospitare le loro creature rugginose, ardite, mutanti e fragili.

Buttarlo giù non si può. Sarebbe un’aggressione. E qui gli artisti non hanno voglia né di picconare né di picchiare, ma solo di creare. E allora quale soluzione poteva venire dall’aria fresca che ancora, in qualche sacca felice, si respira a Berlino?

Una soluzione semplice e geniale. Leggera proprio come l’aria. E bellissima, come mi ha detto una ragazza sorridente che piegava volantini nel cortile del Tacheles: se qualcuno costruisce un muro, tu cosa puoi fare? Costruire un ponte.

Gli scultori di Anima Ferrea capitanati da Angelo Loconte K si sono organizzati e hanno concepito una struttura mobile che sovrasta il muro e rimette in contatto Berlino con la sua anima ferrosa.

La risposta della Banca è stata ferma: non solo l’ordine di rimozione della struttura (che il muro lo sorpassa, ma non lo tocca), ma il blocco immediato della fornitura elettrica al cortile.

La fucina si è attrezzata con un generatore autonomo e ha continuato caparbiamente la sua opera. In fondo a chi appartiene l’aria a tre metri sopra il muro? Non si sarà comprata anche quella, la Banca!

“Se Dio Vuole”, scrive Angelo Loconte, il lavoro (duro, si tratta di montare e saldare tubi di alluminio) si finirà. E un’idea aerea, superiore, avrà la meglio sulle manie di controllo e fortificazione di chi trattiene il capitale. E non capisce che il capitale senza idee, senza aria, non serve proprio a niente.

Nota 1: al Tacheles ci siamo passati ieri – 28 Maggio 2011 – e il ponte era ancora in costruzione, una struttura semplice e argentea, che colpisce per la sua audacia e appunto la sua leggerezza concettuale e progettuale. Ma “se dio vuole” oggi dovrebbe essere stato ultimato. Se dio, o chi per lui. Invitiamo tutti, anche quelli che considerano il Tacheles come una grande bancarella di fricchettoni, a farci un giro, salire in alto e sentire come si respira scavalcando un Muro.

Nota 2: per protegge la Kunsthaus, il Tacheles ha deciso di costituire una fondazione. Si tratta dell’unico modo in cui gli artisti che abitano questa casa possono diventare un’entità legale titolata a contrattare con la banca. Scopo della fondazione è ovviamente conservare il Tacheles, come luogo di libera produzione artistica senza fini di lucro, e sostenenere il nuovo progetto Tacheleschool che si impegnerà nello scambio artistico internazionale (scultura, pittura, musica, danza, teatro e multimedia), investendo nelle nuove tecnologie (come potrebbero essere “liberi di fare” gli artisti che lavorano al Tacheles se non hanno più acqua ed elettricità? Per forza poi si riducono a fare souvenir di conchiglie e tappi, come in un mercatino post-hippie a Ibiza) e studiando sempre il ruolo dell’Arte all’interno della nostra società democratica e – evidentemente – consumistica.

Per fare tutto questo, è lapalissiano, ci vogliono soldi (anche il Signor de La Palice lo sa oramai che una banca si combatte con i soldi, mica con la bellezza delle idee): 50 mila euro.

È stato perciò aperto un fondo fiduciario gestito in trasparenza da avvocati a cui tutti possono donare (e un sito internet che, sempre in trasparenza, chiarirà come vengono impiegati questi soldi):

RAK Stiftung Tacheles

Berliner Volksbank

IBAN: DE31 1009 0000 8853 34

BIC: BEVODEBB

2 thoughts on “A chi appartiene l’aria di Berlino?

  1. ciao sono angelo loconte k,grazie per quello che fate. sto portando avanti un progetto straordinario, vorrei incontrarvi per parlarvi cuore a cuore. ciao k

  2. Grazie!!

    Sono la ragazza de i fliers, ancora cerciamo di fare qualcosa di belo al quartiere, e belo che qualcuno escrive su di noi…

    pilar

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