Trilogie des Schmerzes – die Rebellion in der Zeit- una produzione di AKR Teatro

15, 16, 17 Giugno 2011 (prima parte ore 19.30, seconda parte ore 21.00, terza parte ore 22,30)

TheaterHaus Mitte – Wallstrasse 32 Haus C – U2 Märkisches Museum, U8 Heinrich Heine Strasse –

biglietti: 1 x 7€, 2 x 12€, 3 x 15€

Non chiamateli teatranti emigrati, perché non stanno scappando da nessuna parte: il collettivo romano AKR arriva a Berlino non per seguire la molto ben ribattuta via degli artisti che fuggono dal Belpaese per cercare qui l’Eldorado, ma per continuare a Berlino la sua programmatica ricerca di teatro site specific. Ovvero un teatro che abita un luogo, un edificio o un’intera città, si nutre della sua storia e dei suoi umori e raccoglie intorno a sé artisti che lì dimorano, arricchendosi di volta in volta, di tempo in tempo, di nuovi materiali (e, come dicono loro, di nuovi amici). La forza del “collettivo” piuttosto che della compagnia sta proprio in questa sua essenza mutevole e mutante, elastica e disponibile. Non c’è regia, ma “orchestra”. Ogni membro del gruppo, con le sue specificità tecniche e artistiche, contribuisce con uguale responsabilità alla costruzione del progetto. E se parlo di orchestra è proprio perché dall’incontro di due musicisti romani (Domenica Catano e Riccardo Cocozza) che nasce il Collettivo AKR, dal greco “Achoros” (“incessante” o ancora “Canto di guerra”) che poi nel tempo si è allargato al teatro e alle arti visive grazie ai contributi dei membri che di città in città, per lungo o breve tempo, ne fanno (o ne hanno fatto) parte. E sempre dalla musica comincia il viaggio del collettivo in Germania. L’incontro sonoro di due voci, una italiana (Maria Laura De Bardi) una tedesca (Aurora Kellerman), che insieme costruivano la cattedrale di spettri intorno al destino di Antigone. Un esperimento che si è sviluppato proprio nella trilogia presentata alla Theaterhaus Mitte di Berlino: uno spettacolo composito, elaborato sul concetto di Ribellione (che non si dà mai senza il Dolore), e che prende le mosse dal corpo ribelle dell’eroina tragica Antigone in “Prima regola: non essere salvati- Burning Antigone”, per poi spostare l’attenzione sulle figure dei combattenti della lotta armata europea (i terroristi di cui a quanto pare in Italia nessuno vuole ancora sentire parlare) di “E.C.F.C, Eravamo Così Folli Che”, e approdare quindi alla performance site specific di “Post-”, creato appositamente per gli spazi della Theaterhaus Mitte, una indagine in corso sulla ribellione e il dolore all’interno delle masse, dove il sistema e il suo controllo si confrontano costantemente con la “competizione” dei singoli: forse credono di fare meglio, forse pensano di essere eroi, ma non sanno che stanno ripetendo i giochi oppressivi di chi tiene in mano la catena della moltitudini.

Uno spettacolo decisamente complesso che esige la partecipazione attiva del pubblico: e che l’attenzione non sia desta solo durante la performance, ma che poi questo stato di iper-vigilanza rimanga attivo nella vita quotidiana, nelle ribellioni (private o universali, di uomini soli o interi gruppi) che, grazie al cielo, ci è ancora concesso di sperimentare!

Ogni sera saranno presentati tutti i tre pezzi della trilogia, con la possibilità di vederne uno solo o tutti e tre in fila (soluzione che vi consiglio caldamente perché avrete la possibilità di ripercorrere insieme al Collettivo non solo la storia della Ribellione, da Antigone a oggi, ma anche la storia del Collettivo stesso: il momento, o la frase, con cui ogni spettacolo finisce è il punto in cui i membri di AKR si sono a suo tempo interrogati per lanciarsi poi nello spettacolo successivo, insomma è come rivederli crescere e maturare sotto i nostri occhi in una sera sola). Tre esperienze assolutamente diverse e per questo coinvolgenti, in un continuo s – cambio di lingue (italiano e tedesco), spazi, e modalità di fruizione. La terza parte della trilogia è infatti qui presentata – in forma di preview – come una collezione d’arte: seguendo il percorso dell’istallazione / galleria lo spettatore si sposterà nelle stanze della Theaterhaus Mitte: un teatro esploso e frammentato, non a caso si parlerà di bombe, che offre le sue macerie e le sue viscere come in una mostra.

Tra uno spettacolo e l’altro non perdete l’occasione di socializzare e confrontarvi con i vostri compagni di viaggio nel giardino della Theaterhaus Mitte, dove per l’occasione sarà allestito un chiosco della Birra Bier, Birra No Logo. E lo scrivo non solo perché mi sta simpatica questa Birra “contro” che si compiace di chiamarsi solo Birra e di avere un’etichetta bianca (giusto per tirarsi fuori dalla gara dei marchi e della pubblicità) ma perché uno degli oneri (e degli onori) del collettivo AKR è anche quello di trovare di volta in volta gli sponsor per sostenere i suoi progetti: perché è chiaro (come no?) che un’opera così ardita e complessa, capace di coinvolgere artisti di molti paesi, e in grado di raccogliere pubblico in tutta Europa in Italia non riceve alcun sostegno. L’autoproduzione diventa qui però una scelta a sfondo politico che non accetta la mannaia che lo Stato ha calato sulle realtà creative connesse ai Centri Sociali ma resiste nell’affermare il proprio diritto a creare e , se possibile, ri-costruire il mondo. Il vostro biglietto, la vostra birra andranno a formare il fondo con cui il Collettivo potrà continuare il suo lavoro artistico, indipendente e fiero di esserlo. Un modo intelligente di non costruire bombe, ma di essere la bomba (citando “Post-”).

Partecipate. Come si diceva quando i Collettivi non erano ancora in via di estinzione (forzata, legalizzata).

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