Ecosistemi Culturali a confronto: vola via la Moda, la Permacultura resta.

Permaculture – una mostra sulla sostenibilità, l’arte e l’ecologia urbana-

8.07.2011 – 6.08. 2011  Neurotitan Gallery

aperta da lun. a sab. dalle 12 alle 20, sab. dalle 14 alle 19

im Haus Schwarzenberg, Rosenthaler Strasse 39, Berlin (Mitte)

S-Bahn Hackesher Markt

La Fashion Week è finita. È finito il Bread&Butter. Il Fashion System che ha invaso per una settimana Berlino ha fatto i bagagli ed è volato subito via (sarà mica un caso che l’hanno organizzato in parte in un ex- aeroporto?). Ci hanno presentato i vestiti che indosseremo nel 2012 (sempre che non si avveri la profezia Maya, altrimenti toccheranno a tutti le tuniche bianche e unisex dell’Apocalisse) e, nel farlo, ci hanno riempito gli occhi di segnali, uno più forte dell’altro. É la legge della fiera, lo sappiamo: per catturare o mantenere sveglia l’attenzione del compratore, che è una risorsa più o meno limitata, ogni stand deve superare il suo vicino per clamore, colore, vivacità della comunicazione (ma senza discostarsi troppo l’uno dall’altro, sennò si è fuori moda). Cartelloni scosciatissimi che ricoprono i palazzi storici, tendoni che invadono il Tiergarten come a una Festa dell’Unità riservata a chi è più alto di 1,88, Tempelhof trasformato in luna-park vestimentario con mojito incluso nel biglietto (stordire il compratore è un’altra legge della fiera: a chi è ubriaco piace tutto, e, mentre gliene versi un altro, compra compra compra). E poi un’intera cittadinanza divisa in nuove improbabili fashion-caste: tra chi ha il badge e chi non ce l’ha. Tra le aristocrazie benedette dalla Presse e gli esclusi impotenti pronti a fare carte false per infilarsi al fashion party. Quale poi? Questo è il vero dramma, solo chi ha il dono dell’ubiquità, la Madonna e poi? Ha potuto partecipare a tutti quanti, e poi? Poi, fatta la settimana, tutto sparisce. Rimangono i conti da saldare (non dimenticate gli scontrini nel cassetto dell’albergo, sennò ve lo scordate il rimborso spese!), i padiglioni da smontare, le strade da pulire, e soprattutto il bisogno di inventarsi per l’anno prossimo una settimana della moda che possa fare dimenticare quella che è appena finita. Mai ecosistema culturale fu più volatile ed autodistruttivo.

Non è allora un caso che sulle macerie della Settimana della Moda la Galleria Neurotitan presenti la sua nuova mostra estiva dedicata al concetto di sostenibilità e permanenza, “Permaculture” (dall’8.07.2011 al 6.08.2011).

Il concetto di Permacultura nasce in agricoltura, quando, nel 1978, Bill Mollison e David Holmgren cominciano a progettare insediamenti urbani che imitano gli ecosistemi naturali. L’idea è ottenere un sistema produttivo che duri nel tempo e sia stabile, sostenibile, ed equilibrato: ovvero in grado di mantenersi e rinnovarsi con il minor input di energia possibile, senza compromettere irreparabilmente le risorse del Pianeta. Niente fantascienza, la Natura in fondo lo faceva da sempre, o almeno prima che arrivassimo noi. Forse la vera novità era nella consapevolezza che la nuova economia non poteva più ignorare i suoi presupposti etici ed ecologici: prendersi cura della terra, prendersi cura della gente, condividere le risorse.

La Permanent Agricolture diventa nel tempo Permanent Culture: ri-pensare i sistemi della produzione significa ripensare anche la cultura della produzione.

“Permaculture” raccoglie allora il lavoro di artisti che basano le loro opere sui concetti di sostenibilità, riciclo, ecologia urbana, risveglio della coscienza ambientale e non solo (Deckstool Company che ricicla e rimonta vecchi skateboard – simboli di un ecosistema culturale made in USA che già non è più cool -, emess – che riempie di musica inaspettata le vie di Berlino e Stoccolma con apparecchi che usano solo l’energia eolica – , Erik Otto, Mosstika – un nome: un programma, Street Art fatta col muschio-, SpY, Zonenkinder Collective e NEOZOON – che stupì i visitatori dello Zoo di Muenster mettendo in gabbia delle pellicce mosse da uno scheletro robotico, esemplari di una nuova specie, figlia, non è un caso, di un lusso che la moda rende – a seconda – adorabile o odioso).

Arte che si interroga sulla relazione tra gli esseri umani e i luoghi dove vivono (non necessariamente i campi, anzi) e, ovviamente, impone una riflessione sulla sostenibilità e la stabilità dei nostri “ecosistemi culturali”. Se, di fatto, la cultura del contemporaneo si basa sulla volatilità e l’autodistruzione che cosa possiamo sperare di costruire e poi lasciare? Nell’istante in cui l’arte si assoggetta alle leggi di mercato non finisce per assomigliare fin troppo alle ciabattine che troviamo indispensabili quest’anno e che getteremo con disprezzo l’estate prossima? Ci sono artisti che da tempo rifiutano questa cultura /estetica del consumo, rinunciano alla riconoscibilità (per questo s firmano solo con un nickname), mandano a quel paese la gradevolezza usa – e – getta e fuggono dal sistema delle gallerie, invadendo i muri delle case, le strade, i quartieri abbandonati, gli spazi urbani che hanno perso usi e significati e necessitano di essere, in tutti i sensi, “ri-ciclati”. Tutta la Street Art e la nuova arte pubblica urbana nascono così.

A questo punto il lettore potrebbe storcere il naso e chiedere: “ma che senso ha allora andare a vedere questa mostra, dove chi vorrebbe scappare dal sistema delle gallerie espone dentro una galleria?”. Bella domanda lettore!

Il segreto è nell’ecosistema culturale in cui si colloca la Neurotitan Gallery: la Haus Schwarzenberg, un’isola di resistenza schiacciata tra H&M e Starbuck’s Cafè in uno dei luoghi di Berlino più compromessi dal sistema dei consumi: Hackesher Markt. Una resistenza che comincia negli anni più neri della storia della Germania, quando proprio in questa casa Otto Weidt nascose i suoi lavoratori sordomuti ed ebrei, salvandoli dallo sterminio. Resistenza che continua dopo il crollo del Muro, quando, in questa casa, si sceglie di salvare lo spirito libero, critico e creativo berlinese, difendendo l’edificio dalle mire degli immobiliaristi e scegliendo di mantenere una casa di artisti là dove ci starebbe benissimo uno Zara.

Entrerete in un cortiletto dove espongono, all’aria aperta e senza ritorno economico, gli artisti di strada di Berlino e di tutto il mondo (un vero tempio per chi adora la Street Art), salirete per strette scalette dove chiunque può disegnare, scrivere e incollare e infine arriverete alla Neurotitan Gallery che è un progetto integrato all’idea della Haus Schwarzenberg. Non tanto una galleria commerciale quanto un punto di incontro per tutti quelli a cui interessano certi modi di fare e raccontare l’arte. Un centro di idee e progetti che, ad esempio, accanto al negozio (anche i sognatori pagano l’affitto) e alle mostre, propone sempre interessantissimi workshop, in questo caso a tema “sostenibilità, riciclo e arte ambientale” come il Moss-graffiti Krafternoon (per chi, come me, è rimasto affascinato dall’idea di una street art vegetale) o il Finissage con un intervento di Guerrilla Gardening (per tutte le informazioni necessarie alle iscrizioni vi rimando al sito: http://www.neurotitan.de/index.html)

Un progetto quindi che cerca di seminare un’erba buona e resistente nel suolo culturale della città, con radici profonde e un benefico influsso su ciò che le cresce intorno. Salvaguardando la salute sia di Berlino, sia di chi la abita. Prima che il sistema ci obblighi a rifarci il cervello come ci rifacciamo il guardaroba. Un cervello nuovo ogni sei mesi. Non vorrei dovere aspettare i saldi per potermene comprare uno, o finire a cercarlo nelle ceste dei cervelli usati. Da un fashion victim della stagione passata.

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