“Ich bin, ich war, ich werde sein”: il cimitero dei socialisti di Friedrichsfelde, le sue vittime e i suoi eroi

“I morti ci ammoniscono”

Che andar per cimiteri sia una delle mie occupazioni estive preferite già lo sapete. C’è semplicemente una pace ultraterrena in quei luoghi (non dimenticate che da queste parti non esistono i loculi, le tombe sono tutte in terra), e a volte le escursioni nei cimiteri sono più di semplici gite alla ricerca di giardini e persone inoffensive: alla memoria dei defunti si sovrappone in alcuni casi (o sempre?) la Memoria Storica, farcita dell’identità post-mortem delle persone intorno alle cui tombe si passeggia.

Il cimitero di cui vi voglio parlare oggi è un esempio illustre di sovrapposizioni storiche e di stratificazione della memoria, ha visto sorgere e demolire sulla sua terra memoriali e memoriali per una delle più abusate e controverse parole di Berlino: il Socialismo.

Che i morti non siano tutti uguali non è una novità, e in un Paese che è passato in cent’anni attraverso una Rivoluzione, due rovinose guerre mondiali, due dittature, un Muro, due Paesi che erano lo stesso Paese e che vicendevolmente alimentavano il fuoco dei disordini interni del vicino.. i morti non vengono certo lasciati in pace. Dove l’ideologia la fa da padrone non servono delle vittime – morti deboli, che subiscono, che possono far collassare un sistema con subdola indolenza. Servono degli eroi, delle morti sensate al servizio dell’Ideale e esempi risplendenti da sbandierare per colorare di gloria il futuro migliore che attende gli adepti del Sistema.

Visitare i memoriali ai defunti di Berlino non è mai un viaggio orizzontale alla ricerca di un significato univoco per umani ed eventi che furono. E’ più una millefoglie della memoria, dove ogni strato di sfoglia è la diversa ricezione del defunto o dell’avvenuto, filtrata dagli occhi, dalle mani e dal gusto di chi ha ideato e realizzato il memoriale in questione. Questo vale per la maggior parte dei memoriali di Berlino (la lingua tedesca ha per di più almeno tre parole per indicare ciò che noi chiamiamo “memoriale”), e non dico per tutti solo perché sono naturalmente restia all’assolutizzazione.

Il cimitero di Friedrichsfelde dimostra bene come gli stessi avvenimenti e gli stessi morti possano significare tutto e il contrario di tutto, a seconda di chi li sta a guardare. Il cimitero esiste dal 1881, e nasce come luogo di riposo, appena fuori città, per cittadini “di ogni confessione ed estrazione sociale”. Nel 1900 vi viene sepolto Walter Liebknecht, padre del più famoso Karl e altrettanto pendente a sinistra. Di lì in avanti il cimitero diventa il luogo prediletto per la sepoltura di appartenenti al movimento operaio, che in quegli anni a Berlino cresce a vista d’occhio e si allarga ad enormi fasce di popolazione.

Durante il bagno di sangue della rivoluzione del 1918 il cimitero vede allargarsi la sua popolazione con la sepoltura di moltissimi caduti sulle barricate cittadine; la cerimonia più grande si tiene nel gelido gennaio del ’19, quando il corpo trucidato di Karl Liebknecht viene deposto per l’eterno riposo insieme a quello di altri 31 rivoluzionari – ma non a quello di Rosa Luxemburg, che viene ripescata solo mesi dopo dal Landwehrkanal e a sua volta sepolta a Friedrichsfelde. Karl, Rosa e i comunisti non riposano però vicino a Walter e ai socialdemocratici: le divisioni interne della sinistra tedesca si riflettono anche nell’estrema dimora dei rispettivi rappresentanti, e se i socialdemocratici sono sepolti vicino all’ingresso del cimitero, ai comunisti ne viene riservato l’angolo opposto. Per riparare alla discriminazione di cui si sentono vittime i comunisti immaginano e realizzano un memoriale alla rivoluzione (Revolutionsdenkmal) da erigere vicino alle tombe di Liebknecht, Luxemburg e degli altri compagni.

Revolutinsdenkmal, Mies van der Rohe 1926

Il primo memoriale del cimitero di Friedrichsfelde vede la luce nel 1926. Il primo disegno di Wilhelm Pieck viene cestinato a favore del modernissimo progetto di Mies van der Rohe, che realizza una struttura cubica in mattoni, naturalmente minimale, sulla quale troneggiano la stella con falce e martello e la citazione “Ich bin, ich war, ich werde sein” (Fui, sono, sarò) del rivoluzionario quarantottino Freiligrath, che era stata ripresa da Rosa Luxemburg in uno dei suoi ultimi scritti.

Il governo nazionalsocialista non apprezza naturalmente né il memoriale, né il cimitero, né la sua popolazione, che sembra saper agitare le masse anche dall’aldilà. Questi morti non vanno lasciati in pace, per riscrivere la storia bisogna cancellare ogni traccia di quelli che la storia l’hanno fatta. La scultura di Van der Rohe viene distrutta, l’areale spianato, comprese le tombe. Chi tra il 1933 e il 1945 viene sorpreso a indugiare intorno alla zona o a deporvi fiori viene arrestato immediatamente.

Già nel 1946 il cimitero di Friedrichsfelde ricomincia ad essere un luogo di memoria per la frantumata sinistra tedesca, e una riproduzione in legno del memoriale del ’26 viene eretta nello stesso posto in cui si trovava l’originale. Nel 1967 (si è ora nella DDR) si inizia a parlare di riedificare un memoriale sul luogo, ma quello attuale (Erinnerungsmal) viene realizzato solo nel 1983, ed è un parallelepipedo di mattoni con una piccola riproduzione in bronzo del memoriale di Van der Rohe: qui non si commemorano solo i defunti, ma anche il defunto memoriale e le cause della sua scomparsa.

Gedenkstätte der Sozialisten

Un ritardo del genere sembra strano, irriverente e controproducente per una nazione come la Germania Est, che se di qualcosa aveva bisogno era la memoria degli eroi del passato. In realtà il progetto per la ricostruzione nel luogo del memoriale del ’26 è stato messo in ombra da un altro, più monumentale disegno: vicino all’entrata del cimitero, laddove riposavano i socialdemocratici prima della guerra, viene edificato nel 1951 il Memoriale (Gedenkstätte) dei Socialisti, disegnato sotto la sorveglianza attentissima di Pieck, che, diventato nel frattempo presidente, finalmente può farselo come lo vuole lui. Nelle tombe d’onore in mezzo alla piazza descritta dal muro del memoriale c’è posto per Luxemburg, Liebknecht, Thälmann e altre personalità della rivisitata storia socialista della Germania. Lo stesso Pieck sarà sepolto qui nel 1960, e Walter Ulbricht dopo di lui. La stele nel mezzo del memoriale riporta la scritta “Die Toten mahnen uns”, “i morti ci ammoniscono”, che fa sorgere immediatamente il sospetto che i morti, invece, vogliano solo essere lasciati in pace. Ma questi sono morti troppo utili al nuovo Stato per essere lasciati riposare, e il cimitero diventa nei decenni sempre meno un luogo di memoria e sempre più un palcoscenico per le autocelebrazioni del regime dell’est.

Ehrenhain für Verfolgte des Naziregimes

Al grande memoriale si aggiungerà nel 1975 anche un monumento più piccolo e nascosto tra la boscaglia (Ehrenhain, letteralmente bosco della commemorazione) dedicato alle vittime (queste sì) del Nazionalsocialismo. O almeno ad alcune, visto che qui come in molti altri memoriali made in DDR viene commemorato solo il triangolo rosso, il segno distintivo dei prigionieri politici nei campi di concentramento.

La riunificazione tedesca del 1990 ha reso necessaria ancora una revisione della memoria nel “cimitero dei socialisti”, nella struttura del quale si riflettevano “l’autocompiacimento ideologico della DDR e la sua strumentalizzazione del movimento operaio tedesco. L’intero areale è nella sua contraddittorietà e strumentalizzazione della memoria un importante documento della storia tedesca” (così lo statuto del circolo che mantiene e cura Friedrichsfelde come luogo di memoria per il movimento operaio). Dal 2006 si trova all’entrata, dove un tempo c’era un posto di polizia, un porticato con delle tabelle informative sulla storia del luogo e sulle persone che vi riposano, che tenta di offrire un occhio critico sull’evoluzione della memoria del movimento operaio berlinese, e offre informazioni sugli abitanti del cimitero.

Soprattutto è stata aggiunta, di fronte al grande memoriale dei socialisti, una targa che per dimensioni (40×60 cm) e collocazione fa un po’ ridere, e che timidamente riporta la scritta: “alle vittime dello stalinismo”.

[Se vi troverete a passeggiare per il camposanto di Friedrichsfelde sarete circondati da alcuni degli spiriti più illustri del passato berlinese, che la storia o il potere hanno consegnato all’immortalità. O l’arte: passando da quelle parti non dimenticate di omaggiare le tombe di Karl e Käthe Kollwitz (che riposano qui sotto una lapide che lei stessa ha disegnato), Otto Nagel e degli altri inquilini della sezione del cimitero dedicata agli artisti].

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