Pochi anni e infinite utopie, buon compleanno germania

Mahnmal der Einheit Deutschlands, A. Schatz 13.08.1967

L’età è solo un numero, ripete tra sé chiunque abbia passato la soglia dei trenta all’approssimarsi del compleanno. Ché il compleanno non è mai un giorno qualunque, ci costringe a tirare somme e bilanci degli anni passati e soprattutto a constatare che, appunto, gli anni passano. Anche per la Germania, che oggi festeggia il suo compleanno di Paese riunificato.

Ben lontana quindi da qualunque crisi di mezz’età, la Germania è tuttavia il Paese d’Europa per il quale più di tutti l’età davvero non conta.

Sarà anche la più giovane, ma sembra che tutta Europa guardi a lei per capire che pesci pigliare – pochi sembra ce ne siano, di pesci nel mare.

Saranno anche solo pochi anni di Germania – ma la gestazione di questa nazione è durata così a lungo, ha richiesto tante parole e tanto sangue che è impossibile considerarla un’adolescente, questa Germania unita.

Oggi la capitale Berlino è quasi ferma, rallentata, il Feiertag regala a tutti un giorno in più di weekend dalle infinite possibilità, l’autunno risplende e il sole non ha nuvole da attraversare per arrivare a Berlino. La giornata è ideale per scampagnate, jogging, gite di ogni tipo. Naturalmente le celebrazioni ufficiali si sprecano in tutta Mitte, e non solo, dalla Porta di Brandeburgo al Gendarmenmarkt all’Alexanderplatz.

Ma per rendere omaggio alla Germania riunita io prediligo oggi un omaggio a chiunque quest’unione l’abbia pensata, teorizzata e sognata quando ancora nulla la lasciava presagire, quando i fantasmi del passato erano cosi imponenti e paurosi che l’unica via per pensare alla Germania riunita era quella della follia, o dell’arte. O, messe insieme, dell’utopia.

C’è un memoriale alla riunificazione della Germania a Berlino che è datato 1967. Il Muro era appena stato costruito, i Paesi portavano ancora i segni molto evidenti dei bombardamenti, la Germania Est reprimeva progressivamente le libertà civili e la Germania Ovest entrava con l’omicidio di Benno Ohnesorg in una spirale di sangue che sarebbe durata venticinque anni. Grandi problemi e nessuna soluzione all’orizzonte, e soprattutto due percorsi mai più di allora differenti tra loro. Una schizofrenia insanabile, due personalità antagoniste e rivali.

E Arnold Schatz fa un monumento (un Mahnmal, un “monumento d’ammonimento”, che oggi viene invece chiamato Denkmal, “monumento di commemorazione”) alla riunificazione della Germania.

Due segmenti di metallo ruvidi e appuntiti che crescono paralleli dallo stesso suolo, sono adiacenti ma lontani tra loro. E un anello dello stesso loro materiale che li avvolge e li invita a riunirsi, senza tuttavia stringerli insieme. Una ferita aperta, ma anche una grande vagina, un’intimità esibita e con la potenza intrinseca di creare. Ma imbrigliata. Lapidario e toccante, specie considerato il luogo sul quale è posta la scultura di Schatz: Berlino ovest, in cima ad un bunker collassato della seconda guerra mondiale, un’altura che fino al 1989 offriva una visuale perfetta e terribile sul confine militarizzato tra le due Berlino.

Sopra alla follia di Hitler (il bunker in questione è l’unica sopravvissuta della quattro torri della contraerea [Flaktürme] che Hitler fece costruire dal 1941, che avrebbero dovuto impedire l’assedio della capitale e sono uno dei più dispendiosi deliri del dittatore) che divise la Germania, di fronte al Muro che separa “un unico popolo”, un parafulmine ricorda ai berlinesi del 1967 che crederci è la prima e fondamentale precondizione per raggiungere ciò che si vuole. E non importa se l’obiettivo è incredibile, o se ci tacciano di follia.

Buon Compleanno Germania unita, per i tuoi 21 anni più decenni d’utopia.

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