Benvenuti nella Terra di K

Se in questi giorni rigirate tra le mani una banconota da 5 euro potrebbe risalirvi per la spina dorsale una specie di vampata unghiuta: chiamatela premonizione, chiamatela ansia, chiamatela, oh Cassandre, nostalgia anticipata.  Certo ci sono ancora molte cose che si possono fare – oggi – con quel biglietto in mano. Sicuramente più a Berlino che in Italia. Ad esempio, se siete a Berlino e avete in mano una banconota da 5 euro potete diventare Presidenti della Terra di K. Sì avete capito bene, non ho scritto – come al solito – “comprare 5 birre”, bensì “diventare Presidenti”, suvvia mica è una novità che con i soldi si possono comprare tutte le cariche che si desiderano (non è che di colpo siamo diventati più virtuosi perché uno si è dimesso).

Non dovete fare altro che recarvi al Tacheles, aggirare le inferriate, le reti, le cancellate che spuntano nottetempo qui e là per isolare la Kunsthaus dalla città come fosse il ricettacolo di una infezione fatale e contagiosissima, avventurarvi nella desolazione che un tempo fu il giardino delle sculture e lì, a sorpresa, troverete ancora una capanna reduce dallo sgombero e lo scheletro delicato di un teatrino di legno dove galleggia un pezzo di prato selvatico, sollevato dal suolo e perciò indipendente da ogni rivendicazione territoriale, statale o nazionale, da ogni pretesa di possesso, capestro da ipoteca, tagliola immobiliarista: eccola, Kappaland, ovvero la Terra di K (dal nome del suo fondatore, lo scultore Angelo Loconte K). Un’aioula di erba e trifogli, racchiusa in una cornice di ferro, montabile a piacere su una bicicletta (è una terra a cui piace viaggiare!)

E una volta che avrete acquistato la vostra carica di Presidenti, dentro la Terra di K potrete fare assolutamente quello che volete. Nei limiti, è ovvio, del territorio sottoposto alla vostra autorità: un millimetro quadrato. Va bene che siamo a Berlino, ma con 5 euro cosa ci volevate comprare? Eggià…con 5 euro quanta terra si può comprare? Ma anche averne a miliardi di banconote da 5 euro, è davvero possibile possedere la terra? Come può la Terra appartenere a noi, quando siamo noi ad appartenere a lei? La Terra ci accoglie quando nasciamo: noi appariamo e lei è già lì piena di storie meravigliose o miserande, panini al latte e caramelle mou, scarpe – di tante misure perché non si resta sempre piccini – e fogli per disegnare, aerei e biblioteche, piano piano ci sostiene mentre cresciamo, sempre accanto, sopra, sotto, tutto intorno fino a che pfuff noi svaniamo e lei resta (o almeno così mi auguro…per tutti voi che resterete dopo che io sarò svanito). Ci si possono investire tutte le banconote da 5 euro del mondo, ma ahimè, comunque vada, la terra ci scapperà sempre di mano. Possiamo possederla, suggerisce sornione Angelo Loconte K, “solo nella misura dei nostri piedi e solo per la durata della nostra vita, in pratica possedere quello che ci sostiene non ha alcun senso, amarlo sì”. Il suo invito è a compiere un atto psicomagico che trasforma improvvisamente i nostri 5 euro (le nostre 5 birre, il nostro pacchetto di sigarette) in un’opera d’arte: comprando un millimetro di Kappaland trasformiamo il valore del nostro denaro e, se la psicomagia funziona, cambieremo di conseguenza noi stessi.  Angelo, che sorveglia davvero come un angelo la sua creatura, poi vi spiegherà che, se tante persone compreranno i millimetri di Kappaland e ne diventeranno presidenti sarà possibile cambiare un poco il mondo: e non parla lui di quel cambiamento al sapore di aria fritta che sfiata dalla gola di tanti parolai, lui, che è un signore stoico e pratico, con i soldi ricavati da Kappaland vuole farci cambiamenti concreti: comprare un pezzo di terra più grande,
affittare un bulldozer e buttare giù quello che già c’è. E poi ricominciare piano piano a venderla, per comprare un appezzamento più vasto e ridare luce e respiro al prato. La terra posseduta torna a essere di tutti e di nessuno. Pars Destruens. Ma c’è anche una Pars Construens. I soldi che i Presidenti di Kappaland consegneranno al progetto serviranno al finanziamento di nuovi progetti artistici: perché questa Terra di K funziona come richiamo per tante intelligenze creative che, chiamatelo caso, chiamatelo network, arrivano al teatrino di legno e si fanno incantare dalla semplice potenza di questa scultura concettuale. Angelo, che intorno ci ha già costruito un teatro, ha le idee chiarissime in proposito: la prossima fase del progetto Kappaland sarà uno spettacolo. Con musicisti, attori, videomaker. Tutti pagati (questa sì che è psicomagia!) Altrimenti a che servono i soldi che Kappaland sta raccogliendo?

Perché, credeteci o no, i Presidenti di Kappaland sono sempre di più: troverete tutti i loro racconti, dediche, appunti, ringraziamenti e commenti sul libro-registro che Angelo custodisce insieme alla sua opera. Una cosa sorprende spulciando qui è là tra gli scritti (inglesi, francesi, spagnoli, italiani, tedeschi, siamo pur sempre al Tacheles, dove, prima o poi, chiunque passi per Berlino arriva): l’improvvisa, entusiasmante felicità che si prova disfandosi di 5 euro e diventando presidenti di un filo d’erba.

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