Pausa: Parliamo del Tempo – Berlino e l’invernochenonc’è

E finalmente ha iniziato a piovere. Finalmente??

Pupazzi di neve, 2010

Mi correggo, infine. Ché ce la si poteva fare ancora per una mese o due anche senza pioggia, a volte non la si sente proprio la necessità del cielo grigio, delle nubi basse, del bianco a perdita d’occhio che arriva lontano quanto lo sguardo.
E ora è arrivato. Un po’ forse era anche mancato all’appello, perché quest’anno il Dio dei venti ha deciso di creare l’Autunno Perfetto, e l’ha mandato su Berlino. Per mesi e mesi non una bava di vento, se non un venticello d’ovest che chiacchierava in sordina di oceani del sud e correnti tropicali – visitati tanto tempo fa, ma pur sempre visitati, e rimasti impigliati in qualche misura nella bavetta d’aria che ci ha accarezzati per i mesi preinvernali, e che svolazzava felice contro un cielo perennemente terso e rilucente – di luce via via più obliqua e pallida, ma ancora, sempre, luce.
E ora è arrivato il mantello bianco tra noi e il sole, che ci è così familiare – a volte torna anche in agosto e sembra non volersene più andare – e che tuttavia quasi quasi questa volta ci scordavamo com’era fatto. E’ arrivato e un po’ rassicura, siamo ancora a Berlino, non ce l’hanno rimpiazzata sotto il naso mentre dormivamo appollaiati sopra i suoi cantieri fangosi. Rassicurazione dunque, sensazione di appartenenza, familiarità di paesaggio e riflessioni su un ordine cosmico. Al quale ancora manca qualcosa, non tutto sta quadrando.
Manca ancora lei, la regina delle Nevi; il mantello bianco che c’è adesso appartiene a qualche burlonissima divinità tropicale che ha deciso di passare per di qui e fare uno scherzo alla sua vocazione, ce la sta mettendo tutta a metterci freddo, ma proprio non ce la fa. Tutti, proprio tutti, anche gli immigrati più irriducibilmente nostalgici del loro sole, si devono quest’anno unire al coro degli autoctoni che si alza costante nel proclamare: “das ist kein richtiger Winter!” [Questo non è un vero inverno!].
Vero è che per i tedeschi quasi nessun inverno è un inverno, è una delle prime cose che si imparano emigrando qui: solo ghiaccio e colonnina a -20 per almeno sei settimane di fila sono classificabili come inverno vero. Il resto è pallida imitazione.
Questa assenza assoluta di ghiaccio (oltre a smentire qualunque statistica meteorologica) lo fa rimpiangere più di quanto si crederebbe o si voglia ammettere, soprattutto per i due attributi indivisibili dal gelo con i quali Berlino regala uno dei suoi  profili migliori.
La neve riflette, l’oscurità di Berlino (che fa onore alla sua fama) negli inverni ghiacciati è imbarazzata dalla resistenza della Luce, che è poca, è debole ed è fredda, ma nel gelo sfodera le sue armi migliori e continua instancabile a rimbalzare da un mucchio di neve all’altro, sfavilla, spolvera di glitter il cielo e la terra e fa brillare Berlino in tutto il suo splendore. Il buio invadente dei dintorni del solstizio si stempera brillando e non arriva mai ad essere totale, insieme all’aria gelata si respira sempre anche un po’ di Luce.
E il Silenzio. Il silenzio che (non) c’è quando il mondo è gelato ha un che di mistico e surreale, una pace che si può scambiare per silenzio di morte – ma che poi lascia sempre il passo a qualche fruscio e cinguettio e ritorna ad essere il fracasso di vita dell’estate. Con la pioggia di questi giorni la città è tutta uno splash di piedi e ruote nelle pozzanghere, un sguish di passi infangati, un pigolio di suole di gomma sui pavimenti, un toctoc di gocce grandi come passerotti che precipitano dai tetti. Un gran casino, insomma. Che fa rimpiangere l’immobilità del ghiaccio, le sue tenaglie tenaci che compattano la città in un grumo bianco e lasciano il vento sfiorarla solo per rinforzare la crosta del suo manto.
Nel silenzio dei ghiacci la città petulante la smette per un attimo di raccontare e rimane ferma a farsi guardare, si gela anche la malinconia che, come dicono i saggi Neubauten, è l’anima di Berlino.
A Berlino il gelo si addice in modo particolare, certo non lo vogliamo sempre, guai a chi tocca l’estate berlinese, ma anche lei deve forse la sua aura di magia al suo negativo, a ciò-che-lei-non-è, cioè l’inverno rigido che sommerge ogni suono, costringe a tacere per non disturbarlo, a rallentare, paralizza (ma non troppo, vista l’efficienza realmente teutonica di pulizia delle strade).
Magari sta ancora per arrivare anche quest’anno, la sospirata sovrana – anche se pare che abbia deciso perfino lei di svernare in zona mediterraneo, e così ci ha rubato il silenzio.

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