Una tranquilla domenica techno a Berlino – willkommen im BergHain

BergHain
BergHain

Domenica mattina, che ore sono?

Dipende da che cosa si è fatto il sabato sera, perché a volte di sabato sera si esce quando è già domenica mattina e si è più vicini all’alba che al tramonto.

Ma non è necessario, si può anche decidere che l’uscita del sabato è out e cenare alle sette (ma perché poi non alle cinque?) per concedersi il lusso di una serata casalinga con film, biscotti, internet 2.0 o qualunque altra attività dia dipendenza.

Ci si alzerà allora presto di domenica, e nella corroborante aria delle otto di mattina si incontreranno le facce assonnate o stravolte di quelli per cui il sabato sera, appunto, è iniziato a domenica inoltrata e volge solo ora alla sua conclusione -orizzontale.

La domenica a Berlino è davvero il giorno del signore, il signor Tempo nel quale qualunque cosa è concessa e può essere eletta a divinità provvisoria. Compreso il lavoro, specie se per lavoro si accompagna per Berlino chi è venuto a farcisi il weekendino.

Ma se la domenica è libera, o nella sua parte libera (onore alla parola tedesca Feierabend, che noi non abbiamo e la cui traduzione sarebbe lunga una riga), se non si ha voglia di mercatini musei parchi o tutto il resto, a Berlino è possibile passarla come si faceva a quattordici anni, quando non si poteva ancora andare a ballare di sabato sera e ci si andava di domenica pomeriggio (in posti tristissimi, almeno in quel della ridente terra veneta). Qui i posti, anzi, Il Posto per ballare alla domenica pomeriggio è tutt’altro che triste, si chiama Berghain ed è uno dei locali techno migliori del pianeta. A detta di molti.

La domenica quindi procede con caffè e cornetto –o aringa, come volete-, vestizione rigorosamente leggera e comoda, una corsa di bvg fino a Ostbahnhof e l’ingresso nel tempio.

Le mura sono quelle di una centrale elettrica del classicismo socialista, costruite tra il ’52 e il ’53 a ridosso del confine con Berlino Ovest. Poi anche qui cadde il muro e iniziò la speculazione, e un leggendario club di nome Ostgut, rinomato per i suoi party technofetish, che si trovava in uno dei magazzini di Ostbahnhof, fu smantellato per fare spazio ai lavori di preparazione del cantiere per l’arena O2, un palazzetto per concerti dalle dimensioni inversamente proporzionali alla bellezza. E’ immenso. Ma se dell’edificio Ostgut non rimase nulla, l’omonima etichetta discografica continua a far ballare mezzo mondo.

I gestori di Ostgut traslocarono nella vicina centrale, nel frattempo trasformata da una splendida ristrutturazione in paradiso technologico e rinominata Berghain, dai nomi dei quartieri kreuzBERG e firedrichsHAIN che qui si incontrano. E si fondono, e creano un micromondo di mezzo dal quale tutto il mondo rimane fuori.

Il Berghain è un cubo di cemento con feritoie altissime che sembra avere almeno il doppio dei suoi anni, e avvicinandosi alla domenica mattina se ne percepiscono le vibrazioni da metri di distanza, come se anche il cubo stesse celebrando il suo dio con una danza sul posto. All’entrata ci sono i Guardiani del Berghain, famosi per la loro intransigenza e il loro umore capriccioso. Al loro cenno di assenso entrerete in uno spazio dove vi perquisiranno cercando droga, oggetti contundenti e macchine fotografiche – tutte cose che non potete portare con voi all’interno. Privacy e libertà d’espressione sono i signori del Berghain, quello che succede lì dentro rimane lì dentro, quindi niente foto e niente specchi: potrete cercare quanto vorrete, ma non troverete una superficie riflettente all’interno del locale, a meno che non contiate le fronti madide di chi sta ballando da ore come se il tempo non esistesse.

Al piano terra il guardaroba – che offre gratuitamente tappi per le orecchie, una darkroom, un atrio immenso e una scala di ferro, ogni gradino della quale vi farà rimbombare il torace un po’ di più immergendovi pian piano nell’oblio desiderato e introducendovi nel vero e proprio locale, un ambiente enorme con soffitti alti 18 metri, il bar dietro una vetrata piombata bellissima, anche lei di 18 metri, e la consolle con al lavoro i maghi indiscussi del technoentertainment. E’ impossibile stare fermi, è impossibile non sentire l’energia dei movimenti altrui, è impossibile non volerne partecipare. La domenica del Berghain è iniziata il sabato a mezzanotte, e andrà avanti, a seconda del party, fino alle 6 di sera o anche fino al lunedì mattina. Sempre, rigorosamente in stile techno – un po’ più noise o un po’ più trance o con una spolverata di industrial, ma sempre con tanti decibel e tanti bassi.

Quella che invece continua sempre indisturbata e inarrestabile fino alla mattina seguente è la festa al Panoramabar, al piano superiore dell’edificio, dove dal sabato al lunedì è la minimal elektro a comandare e mezza Berlino lì a obbedire. Il Panorama, con i suoi spazi-ripiglio (salottini dove i divani sono cubi di cemento imbotti e ricoperti di pelle nera) e i suoi bagni,  è il posto in cui è più visibile il ripensamento dell’architettura della fabbrica in chiave festaiola, le vetrate sono state rifatte con i colori rosso, blu e giallo e di giorno, quando filtra la luce, creano giochi di colore e ambienti alieni e avvolgenti.

La popolazione che incontrerete è delle più variopinte, dagli irriducibili della festa che sono in giro dal giovedì sera (riconoscibilissimi per la pennichella che ogni tanto si concedono sui divani all’ingresso) alle coppie di appassionati che mollano il pupo alla babysitter per qualche ora per godersi il ballo rigenerante. Alla variopinta comunità fetish di Berlino, che si attarda a volte dopo i festoni del sabato fino a pomeriggio inoltrato, ai tranquillissimi berlinesi che prima di venire a Berlino nemmeno gli piaceva l’elettronica.

Costo dell’operazione: 14 o 15 euro, a seconda della festa. E allora la domanda sorge spontanea: perché non entrare già di sabato e farlo valere quanto vale, questo ingresso? Semplice, il fattore rischio dell’entrata al Berghain di sabato sera è estremamente alto. La coda spesso è lunga e lenta, ci si sta anche delle ore di sabato notte, con il rischio di sentirsi poi dire un no secco secco e di essere rispediti a casa. Lo fanno spesso, non cercate spiegazioni, tanto non ve le daranno, e non fidatevi dei diversi vademecum presenti in rete su “come entrare al Berghain”: non c’è un criterio che vi assicurerà l’ingresso. Non dipende da quanto siete cool o alternativi, belli o brutti, turisti o berlinesi. L’unico consiglio sensato se volete entrare è quello di non presentarvi ubriachi o visibilmente alterati: in quel caso sarete quasi di certo lasciati fuori.

Le domeniche del Berghain/Panorama sono un’istituzione, celebrata da mezza Berlino, da centinaia di turisti ed edonisti di ogni provenienza, tra cui si contano anche diverse teste molto illustri che vennero a sciogliersi le membra qui dentro. Dopo aver fatto la fila e passato la selezione più severa della città, natürlich.

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