Lode al Barettismo

… passa il suo tempo oziando con i suoi compatrioti per baretti berlinesi, tra cappuccini, wi-fi e sigarette, in un eterno brainstorming anche detto in italiano “cazzeggio creativo”: insieme ad alcuni colleghi qualche settimana fa stava pensando di formare una corrente artistica d’avanguardia chiamata per l’appunto “barettismo”

– Giovanni Robertini, “L’artista” da Il Barbecue dei Panda,  ed. Agenzia X –

Guardo fuori dalla finestra: neve e vento. Farà freddo? Guardo lo schermo del computer: una serie di termometri me lo spiegano da ogni sito immaginabile. Sì, Fa molto freddo. Non devo neanche mettere il naso fuori casa per rabbrividire. Basta aprire Google, altro che la finestra. In queste situazioni penso sempre che le marmotte si sono organizzate molto meglio: quando comincia a farsi freschetto fanno una bella festa, mangiano, bevono, poi si salutano tutte, si mettono a dormire e arrivederci a primavera. Il letargo non sarebbe stato una svolta evolutiva mica male…saremmo tutti meno stressati, più riposati, meno lamentoni. Consumeremo anche meno combustibile e nei mesi invernali – quando il genere umano dormirebbe – la Terra non sarebbe neppure un brutto posto. A primavera saremmo persino più magri, altro che “winterspeck”!

E invece purtroppo la nostra evoluzione ci ha condannati ad altri bioritmi. Però vivere avvolti in un pigiama di pile per quattro mesi non si può. Neppure oggi giorno in cui molti lavori si fanno seduti alla scrivania, fissi al computer, neppure oggi giorno che con gli amici si parla seduti alla scrivania, fissi al computer. Se infatti un letargo collettivo non sarebbe una perdita di tempo per nessuno (tutti dormono e il mondo si ferma), vivere da eremita-pigiama equivale alla morte sociale. Nocivo per la salute psichica e, se si è riempita la dispensa di torroni, salami, vino, sigarette anche per quella fisica. E allora come può uno sopravvivere ai mesi di buio e neve? Feste private? Mica tutti i giorni (e poi chi te li pulisce i pavimenti dalle orme acquose degli invitati? Chi osa aprire le finestre per arieggiare i locali grevi di fumo? Chi scenderà a portare l’immondizia sfidando l’orso che ha fatto la tana tra i cassonetti? E soprattutto: verranno ‘sti invitati?). Uscire di casa almeno per andare a fare la spesa e mendicare un contatto umano al super? Ma qui in Germania la cassiera ti dice “ciao” per contratto e di più non parla, anzi se non ti sbrighi a raccogliere le tue quattro uova e a pagare chiama la sicurezza. Il rischio è arrivare ad aprile e non ricordarsi neppure più come si articolano i suoni. Ne va proprio della sicurezza della specie: non possiamo re-incontrarci in primavera e ringhiarci di nuovo uno contro l’altro (mmhmm… forse sì)

Per fortuna a Berlino esiste il baretto.

Che non è un posto dove ti infili di corsa afferri un cornetto riscaldato tremarie, trangugi il tuo espresso, prendi il grattasosta, paghi e vai.

Il baretto qui è una stanza della tua casa che, per una bizzarria cosmica, non è geograficamente nel tuo appartamento ma è come se lo fosse. Essenzialmente. Un soggiorno collettivo. Un posto caldo, comodo, dove puoi accoccolarti sul divano, incontrare amici o vedere gente nuova, guardarti un film, leggere un libro, o – se proprio insisti – lavorare col tuo computer portatile. Il baretto ti servirà caffè, torte, tisane, e novantanove su cento una connessione gratuita ad internet (basta chiedere la password al bancone). E nessuno qui ti guarderà in cagnesco se resterai accampato un pomeriggio intero sul sofà ordinando solo un cappuccino. Nessuno terrà apposta il riscaldamento basso per farti sloggiare al più presto. Nessuno ti applicherà un sovrapprezzo per la consumazione al tavolo. Nel baretto berlinese, specie nei lunghi mesi invernali, regna una quiete di peluche che solo verso sera (quando ai cappuccini si sostituisce la birra ed entra in azione il dj di turno) si trasforma in party movimentato. E siccome d’estate il baretto continua a essere un piacevole luogo di incontri c’è chi ci passa praticamente tutto l’anno. Il baretto può essere il tuo ufficio, la tua biblioteca, il tuo boudoir.

Lo so, anche in Italia ci sono baretti dove ci si può passare ogni giorno dell’anno, giocando a carte e scolandosi bianchetti e crodini,  ma la cosa che qui fa la differenza è la varietà (e il fatto che nessuno ti chiede di fare una tessera!): ci sono baretti bio salutisti dove servono solo basse torte di carota senza uova,  centrifugati karmicamente innocui e lo zucchero bianco è bandito neanche fosse cianuro. Baretti dove le bottiglie di birra si accumulano come i mattoncini del tetris e dove si fuma come se i polmoni fossero di qualcun altro (a proposito, se a Berlino trovate scritto sulla porta di un Bar “Vietato l’ingresso ai Minori di anni 18” non significa che dentro c’è un’orgia in corso, ma che semplicemente lì si può fumare). Baretti per sole donne, baretti per soli uomini. Baretti per uomini e donne con bambini (attrezzati di giocattoli, stanze per cambiare i pannolini e tutto il necessario per le poppate). Baretti con l’espresso come piace a noi Italiani. Baretti con le torte come le sanno fare solo qui in Germania. Baretti nascosti negli scantinati. Baretti nascosti nei cortili delle case. Baretti al primo piano di un palazzo. Baretti all’ultimo piano di un palazzo. Baretti dove si possono portare i cani ma non la macchina fotografica. E poi come non parlare di quel baretto realizzato dentro un vecchio autobus a due piani degli anni ’60. O di quello dove tutto è al contrario e le cose che dovrebbero essere sul pavimento sono appese al soffitto. Di quel baretto dove tutto è così fittamente dipinto e graffittato che finisci per aprire una porta che invece è solo disegnata. O ancora, di quel baretto dove se aprite l’armadio (e non la porta) trovate una scala che porta giù, in un altro baretto (Narnia docet).

Dove sono questi baretti? Questo non lo posso spifferare. Perché le virtù del baretto nascono innanzitutto dalla ricerca. Magari lo si trova  per caso, ma poi il baretto va curato. Il Baretto Berlinese, dove tutto è disegnato per creare una situazione di agio, ha bisogno di persone che questo agio lo alimentino, ma soprattutto lo custodiscano.

Certo se uno a Berlino ci abita è più facile costruirsi la propria confortevole cuccia fuori casa, o come si dice qui, nel proprio Kiez. Se uno invece a Berlino d’inverno ci capita (per lavoro, per studio, per la Berlinale, o per un turismo estremo e controtendenza) consideri la mia lode al baretto come l’inizio di una caccia al tesoro: se volete assaggiare una Berlino che non abbia il sapore precotto di Unter den Linden avventuratevi nei suoi quartierini, Kreuzberg, Friedrichshain, Neukoelln, perdetevi nei Kiez e fatevi curiosi di quello che vedete oltre le vetrine. Provate a scivolare in questa vita berlinese che cerca di tenere in ogni modo il freddo, ogni tipo di freddo,  fuori dalla porta. E se trovate un tesoro, mi raccomando, mantenete il segreto!

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