Die Republik der Dinge

Tutto comincia come nel più scontato horror movie: un affabile bottegaio (che però a ben guardare è un bel po’ spiritato) invita due clienti giuggioloni a scendere nella sua cantina per vedere una cosa meravigliosa, “il suo museo”, dice lui. I due, bravissimi nella parte dei giuggioloni, non solo acconsentono entusiasti, ma non si scompongono assolutamente quando il bottegaio (nello specifico un giocattolaio, più creepy di così!) apre un basso armadietto a muro e svela una scaletta a chiocciola che porta giù. Anzi la cosa pare loro pure divertente. Una cantina nascosta in un armadio… A questo punto come si potrebbe dare torto al bottegaio se li segue con una motosega?

Ora, tagliando il pezzo in cui il giocattolaio entra in scena con l’arma impropria e fa a brandelli meritatissimi i due imbecilli (un classico da film horror), potete provare a immaginarci (giuggioloni quanto volete) in una passeggiata per Prenzlauer Berg e, improvvisamente, restare a bocca aperta davanti a una meravigliosa bottega di giocattoli Onkel Philip’s Spielzeugwerkstatt nella Choriner Strasse, non un negozio ma una vera e propria wunderkammer dove giocattoli vecchi, usati, trasformati, riciclati, rotti, riparati, abbandonati e ritrovati (e qualche luccicante novità) sono accumulati in una confusione gioiosa. Qui ovviamente non è mai passata una mamma a dire “rimetti a posto i tuoi giochi prima che torni papà”, ma tutto è collocato a logica di bambino: aquiloni penzolanti in mezzo a squali di peluche, castelli di lego e duplo abitati da dinosauri di plastica, una scatola del pronto soccorso piena di action figures di Star Wars, qualche barbie decapitata, macchinine parcheggiate sulle mensole tra caleidoscopi, trottole e burattini. In un angolo l’ospedale di Onkel Philip, dove si rimettono gli occhi agli orsacchiotti, si aggiustano gli aeroplanini, si guariscono le bambole, ma soprattutto dove i giocattoli vecchi vengono smontati, riciclati, trasformati, ricomposti e rimessi in circolazione. Perché nulla è più triste di un giocattolo con cui non gioca più nessuno.

E se volete saperlo il museo nella cantina c’è davvero. Che ci crediate o no la porta è proprio dentro un basso armadietto a muro (lo si trova spostando il marasma colorato). E il bottegaio spiritato aveva proprio ragione quando prometteva che avremmo visto una cosa meravigliosa, il suo museo: “Die Republik der Dinge” – RDD – la Repubblica delle Cose.

Di bottone, ceramica o vetro, fatti con una perlina nera o un semplice punto croce centinaia di occhi vi guarderanno dalle vetrine: sono bambole e pupazzi, marionette e burattini, personaggi di racconti o cartoni animati che noi ex-bambini d’Occidente non abbiamo mai frequentato da piccoli, l’Omino della Sabbia e i suoi amici animali, la Volpina, la Gazza, la simpaticisima Maulwurf, la Talpa dei cartoni polacchi, qualche sirenetta, una famigliola di legno con gattino (e ci sono pure gli intrusi, due surrogati di Paperino e Nipotini made in DDR, per la precisione due Paperini e due Nipotini, rapporto 1:1 da vero e proprio controllo delle nascite!). Tanti tantissimi soldatini. Aquiloni e monopattini, giochi scientifici e istruttivi in vecchie scatole dalle grafiche anni settanta, scacchi, palloni e macchinine (per chi poteva ambire – da grande – a guidare solo una trabant). Sopra tutti ovviamente le bandiere di quell’altra repubblica, quella in cui questi giochi sono nati, sono stati riempiti di sogni e amicizia e poi, come tante cose di quella repubblica, sono stati scartati.

Per fortuna c’era il nostro spiritato bottegaio che ha pensato un nuovo futuro per loro: da giocattoli a reperti museali. Un museo di cose. Tante cose. Tutte le cose di cui ci circondiamo fin dalla nascita e che definiscono il nostro mondo di sogni, aspettative, affetti. Evidentemente sia al di qua sia al di là del muro erano i giocattoli a costruire la rete di significati del bambino: con i giocattoli si costruiscono i rapporti tra le persone, con i giocattoli ci si proietta già nel futuro. Sono la chiave che la nostra immaginazione usa per aprire le porte che comunicano con gli infiniti mondi possibili.   E certo non basta dimenticarli in uno scatolone perché perdano il loro potere. Entrando nella Repubblica delle Cose la senti ancora l’eco di tutti i sogni, le aspettative, gli affetti che hanno riempito questi oggetti/talismani. Certo, è uno spirito leggero, evanescente che aleggia come polvere scintillante fra la polvere opaca (quella del tempo, dell’abbandono, della cantina), ma vi assicuro che basta restare qualche minuto soli tra quegli occhi per cominciare a sentirsi osservati… Ma non temete non è la solita storia del terrore (le bambole erano assassine solo a Ovest), piuttosto è una supplica dolce quella che sale dalle vetrine, perché  all’Omino della Sabbia, alla Talpina di essere diventati preziosi reperti non importa molto. Sarebbe meglio stare in mano a un bambino e tornare a vivere e respirare nella sua immaginazione. Rincuora sapere che nel negozio di sopra le Barbie sono relegate nell’angolo più oscuro. Rincuora sapere che Onkel Philip si occupa di ricevere i giocattoli con cui nessuno gioca più e rimetterli in circolazione (se proprio volete staccarvi dai vostri amici di un tempo potete portarli a lui e saprete che andranno poi in mano di nuovi amici affettuosi – non è detto per forza bambini perché neanche noi siamo riusciti ad andare via a mani vuote dal negozio).

Alla fine armati siamo entrati in scena noi: il giocattolaio ci ha lasciati nel suo negozio a duellare con due spade laser, rigorosamente taroccate, vuoi in China, vuoi in DDR, felice che qualcuno le usasse. Evidentemente anche lui lo sa che le sue cose meravigliose hanno bisogno di essere ricaricate di tanto in tanto di meraviglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *