“Buongiorno e Arrivederci”- e gli artisti italiani si rifanno una vita a Berlino. Forse.

Basta: chi vi racconta che Berlino è un Paradiso per artisti vi sta vendendo una scatola vuota o, peggio ancora, un prodotto scaduto, buono solo per il botulino. Anzi, probabilmente sta proprio provando a “vendervi” un pezzo di Berlino, città che si distingueva proprio perché “non in vendita”. Luogo speciale in cui gli esseri umani si ostinavano ad esercitare la virtù della gratuità (non l’arraffare tutto senza pagare – quello è rubare- , bensì il rifiuto di monetizzare e commercializzare ogni cosa, bene, valore). Il Paradiso – se c’era – l’avete capito ora è sul bancone di bottegai, immobiliaristi, speculatori. E il Paradiso affettato, etichettato, venduto (e gonfio di botulino) non è più paradiso. Men che meno per gli artisti. Peggio ancora se emigrati. Quelli che cascano nella trappola della città facile facile, finiranno presto a lamentarsi dietro ai quindici centimetri di schiuma di un latte macchiato, parcheggiati in un baretto di Neukoelln, con un libro di tedesco A1 eternamente infilato in borsa e tante idee a svaporare nel cielo sopra la città (quello è ancora bello e ancora gratis). Oggi più che mai per costruire qualcosa a Berlino ci vuole stomaco, fegato, cuore. Ed è sotto questa insegna di viscere che voglio presentarvi la mostra collettiva “Buongiorno e Arrivederci”, ospitata dalla Emerson Gallery in Schiffbauerdamm 19 , Berlin – Mitte dal 1 agosto al 22 settembre. Non una mostra facile facile. Perché sarebbe decisamente ingiusto scrivere che questi artisti “fuggiti” dalla sorda madrepatria hanno trovato una città che li ha accolti a braccia aperte. Né questi artisti vogliono passare per i quei supposti furbetti che hanno lasciato lo Stivale prima che affondasse e si portasse giù tutti gli altri fessi. Glù Glù. È vero “Buongiorno e Arrivederci” sono parole che uno dice quando ti incontra e già se ne vuole andare via. Non ti manda proprio a quel (Bel) Paese, ma certo non gli va di restare, o forse, semplicemente non può. Perché comunque – suggerisce la curatrice Barbara Fragogna– resiste un legame d’amore fra gli artisti italiani e la loro patria (altrimenti farebbero finta di essere mangiapatate ed eviterebbero di parlare italiano). Ma è un amore “stizzito e ferito”. E gli artisti italiani che si trovano ad esporre a Berlino raccontano con le loro opere proprio questa lacerazione: difficile lavorare e vivere nella amata Italia, ma ben complicato restare a Berlino. Perché in fondo questo “Buongiorno e Arrivederci” non è chiaro a chi lo dicano.

Significativamente la collettiva si apre proprio con una personale di Barbara Fragogna che da sempre fruga con la pittura e le istallazioni nei corpi delle sue Veneri scorticate ed espone stomaci, fegati, cuori (e tutta la congerie degli organi del corpo umano) scoprendo che queste lacerazioni  alla fine hanno sempre il sapore amaro dell’amore. “My Cage is your Palace Project” è il titolo di questa prima fase della collettiva, che conoscerà un’apertura d’eccezione mercoledì 1 agosto: le anatomie emozionali di Barbara verranno tradotte da una crew di food designers italiani Panem et Circensens in una serie unica di portate “d’artista”. Il che – secondo me- vale anche come proclama: questo non è il solito vernissage (all’italiana) per chi vuole solo scofanare tartine e trincare prosecchini. Insomma, basta farsi sempre riconoscere, basta esportare solo il malcostume. Se Berlino si strazia perché arrivano sempre più Italiani, diamo una lezione di stile. Ed è chiaro, anche buon gusto.

La collettiva continua con una programmazione densa:

1.8/ 11.8 Intermezzo – Lato A: Barbara Fragona “My Cage is your Palace Project”

17.8/ 8.9 Collettiva: Jennifer Rosa & Greta Bisandola (fotografia, danza, pittura, video)

Venerdì 17.8 ore 19: Interno 6 (con Vasco Manea e Monica Zucchetti, regia di Chiara Bortoli e Francesca Ranieri)

Sabato 18.8 ore 15: Off Shore (con Chiara Bortoli, Francesca Contrino, Vasco Manea, Giada Meggiolaro, Francesca Ranieri, regia di Chiara Bortoli)

Domenica 19.8 : Liquid Humor (di Giada Meggiolaro e Nereo Marulli) presso la Kunsthaus Tacheles in sede di Italy & Friends Support Tacheles

12.9/ 22.9: Intermezzo Lato B: Collettiva di Andrea Penzo + Cristina Fiore, Rebecca Agnes, Elisabetta di Maggio (Installazioni, mixed media)

Mercoledì 12. 9 ore 19: Solve et Coagula, performance di Andrea Penzo e Cristina Fiore

Per organizzare un evento di questo tipo la Emerson Gallery ha messo a disposizione dei fondi, che certo però non bastano a coprire tutti i costi. E al resto chi ci pensa, Berlino? Sì certo, la Berlino condiscendete e generosa delle favole dei banditori e dei piazziati. Basta: Berlino non fa più la carità a nessuno. Per questo si era pensato a un crowdfunding: una modalità di finanziamento dal basso che chiede la responsabilizzazione e l’impegno di chi ama l’arte (e perchè no? di chi ama Berlino, o addirittura di chi ama gli Italiani!) per offrire una piccola quota del budget stimato. Perché per tirare su una mostra così ci vogliono stomaco, fegato, cuore (cervello) e soldi. L’ho scritto trenta righe più su: a Berlino si compra e si vende tutto. In testa gli spazi per l’arte. E gli amanti di Berlino, dell’arte e dell’Italia come hanno risposto a questo richiamo d’aiuto? Male.

Forse è difficile trovare persone che amino l’arte, Berlino, l’Italia tutte insieme e che abbiano un po’ di soldi in tasca. Forse. Fatto sta che il progetto di crowdfunding non ha avuto successo. E gli artisti e i curatori si sono impegnati a tirare fuori risorse extra. Proprio come si fosse in Italia. Amaro sapore di casa che gli artisti però sono oramai abituati a mandare giù. Se però lo stomaco (forte) e  il fegato (al verde), il cuore (tagliuzzato) e il cervello (fumante) di questi artisti vi piaceranno sappiate che si è sempre in tempo per rimettere in moto la ruota virtuosa: scrivete a claudia86.digiacomo@gmail.com e chiedete come contribuire alla mostra “Buongiorno e Arrivederci”. Basta una quota veramente piccina. Che poi, magari, l’amaro è meno amaro se lo si manda giù tutti insieme.

Prima che ci tocchi dire (all’arte, a Berlino, agli Italiani – qui e altrove):  “Addio”. Amarissimo.

One thought on ““Buongiorno e Arrivederci”- e gli artisti italiani si rifanno una vita a Berlino. Forse.

  1. ora posso rivelare i segreti di Panem et Circenses, ovvero i tre piatti che hanno preparato cercando di tradurre le opere di Barbara in una esperienza del gusto (piacere per la bocca non solo per gli occhi):
    doll’s heart: cuori di pollo infilzati sulle bellissime forme di plastica di una Barbie. Perchè si può essere anche belli dentro (confesso, mi sono fatto dare la ricetta)
    Fractal Attraction: tocchi di cavolo romano (che io chiamo verdura aliena) immersi in un pesto segreto
    Tamarindigestion: frutti di tamarindo, dentro la scorza poco invitante, un frutto dolce, dall’aspetto viscerale e semi di perla nera. Grazie, per avermi fatto scoprire questo frutto della Madreterra che non avevo mai visto ne sospettato esistesse.
    E chi non c’era o chi è arrivato tardi…peggio per lui! Ma la mostra di Barbara Fragogna è sempre lì da gustare con gli occhi e col cuore

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